Il dato da citare è il 15%. Secondo ANIA, al 30 marzo 2026 risultava coperto contro i rischi da catastrofi naturali il 15% delle imprese italiane. La percentuale offre una risposta immediata, ma va accompagnata dalla fonte e dalla data: descrive la situazione dichiarata da ANIA in quel momento, non una misura permanente né una stima ufficiale elaborata da IVASS.
Nel comunicato che riporta il dato non sono esposti il campione, il denominatore statistico e la metodologia della rilevazione. Non è quindi possibile precisare, partendo da quella sola percentuale, quali categorie o dimensioni aziendali siano comprese oppure se il riferimento coincida con l’intero insieme delle imprese registrate in Italia.
Perché percentuali diverse possono misurare fenomeni diversi
Una quota di imprese assicurate dipende anzitutto dalla data di osservazione. La sottoscrizione di nuovi contratti, il rinnovo delle polizze e l’evoluzione delle scadenze possono modificare il risultato. Per questo il 15% non dovrebbe essere presentato come un valore valido senza riferimento temporale: la formulazione corretta lo colloca al 30 marzo 2026.
Conta poi che cosa viene contato. Il numero delle imprese con almeno una copertura non coincide con il numero dei contratti: una stessa azienda può avere più polizze, mentre una singola polizza può includere diversi beni o sedi. Anche il valore dei beni assicurati risponde a una domanda differente, perché misura il patrimonio compreso nei contratti e non la quota delle aziende assicurate.
La fonte modifica ulteriormente il significato del dato. ANIA fornisce la percentuale nazionale dichiarata. IVASS, invece, rende disponibili rilevazioni sui contratti cat-nat, con informazioni su premi, provincia e valore dei beni assicurati. La pagina istituzionale indica osservazioni al 31 ottobre 2025, al 31 gennaio 2026 e al 30 aprile 2026, ma questi dati contrattuali non producono automaticamente una nuova percentuale nazionale di imprese coperte.
Essere assicurati non significa avere una protezione uniforme
La presenza di una polizza attiva permette di classificare un’impresa come coperta, ma non dice quanto sia ampia la protezione economica. I contratti possono differire per localizzazione e valore dei beni, eventi inclusi, esclusioni, franchigie e scoperti. La franchigia è la parte del danno che rimane a carico dell’assicurato; lo scoperto è invece una quota percentuale del danno non rimborsata.
Anche la struttura della copertura può cambiare. Una polizza contro i rischi catastrofali può essere autonoma oppure costituire un’estensione di un altro contratto. Due imprese conteggiate nella stessa percentuale possono quindi avere beni assicurati, condizioni e capacità di assorbire una perdita molto differenti.
Il 15% misura dunque la presenza dichiarata di una copertura, non la completezza della tutela. Non consente di stabilire quante imprese siano assicurate integralmente contro ogni evento rilevante o se capitali, limiti e condizioni contrattuali siano adeguati alla loro esposizione.
Polizza attiva, obbligo e copertura effettiva
La percentuale assicurativa non deve essere confusa con l’esistenza di un obbligo. Un obbligo definisce un adempimento previsto per determinati soggetti e secondo specifiche condizioni; la polizza attiva documenta invece l’esistenza di un contratto. La quota del 15% riguarda le imprese indicate come coperte, non misura da sola quante siano soggette a un obbligo o quante vi abbiano adempiuto correttamente.
C’è poi un terzo livello: la copertura effettiva. Per valutarla occorre verificare quali eventi siano compresi, quali immobili, impianti o attrezzature siano assicurati, quale valore sia stato attribuito ai beni e quali costi restino a carico dell’impresa in caso di sinistro. La sola appartenenza al gruppo delle aziende assicurate non risponde a queste domande.
Come usare il dato nel contesto di una singola impresa
Il 15% è utile per descrivere la diffusione ancora limitata delle coperture nel sistema produttivo alla data indicata. Non è invece un parametro sufficiente per giudicare la posizione di una specifica azienda. Un’impresa dovrebbe confrontare il contratto con i beni realmente esposti e con gli eventi inclusi, anziché limitarsi a verificare la presenza formale di una polizza.
Nel leggere altre percentuali è opportuno controllare se riguardino imprese, contratti o beni assicurati; quale sia la data della rilevazione; quali polizze siano incluse; e se il dato provenga da una dichiarazione di settore oppure da una rilevazione istituzionale. Solo valori costruiti con lo stesso perimetro possono essere confrontati direttamente.
Quale percentuale citare
La formulazione più accurata è: secondo ANIA, al 30 marzo 2026 era coperto contro i rischi da catastrofi naturali il 15% delle imprese italiane. Alla percentuale vanno sempre unite l’attribuzione, la data e la precisazione che il dato indica la presenza di una copertura, non la sua estensione economica né l’adempimento a uno specifico obbligo assicurativo.
