Un organigramma ridotto all’essenziale aiuta a collocare il ruolo: quando l’impresa è organizzata con un Consiglio di Amministrazione, la proprietà si trova su un piano diverso dal consiglio, il CEO guida l’esecuzione e sotto di lui operano manager e responsabili delle diverse funzioni. Questo schema non descrive ogni azienda, ma chiarisce subito un punto: essere al vertice operativo non significa necessariamente possedere l’impresa o poter decidere senza limiti.
Che cosa significa CEO
CEO è l’acronimo inglese di Chief Executive Officer. Indica normalmente il vertice esecutivo dell’impresa, con poteri e responsabilità definiti dalla governance aziendale. È quindi la figura che collega gli indirizzi generali alle decisioni necessarie per far funzionare l’organizzazione.
Tra le attività che possono rientrare nel ruolo ci sono la definizione degli obiettivi aziendali, la preparazione del piano industriale, il coordinamento del management, la supervisione delle operazioni e il controllo dei risultati operativi e finanziari. Anche l’approvazione di budget o la rappresentanza dell’azienda possono competere al CEO, ma soltanto entro il perimetro dei poteri effettivamente attribuiti.
La parola executive è decisiva: distingue chi partecipa concretamente alla gestione da chi ricopre una funzione societaria senza responsabilità operative. Il management comprende invece l’insieme dei dirigenti e dei responsabili che governano aree come finanza, vendite, produzione, risorse umane o tecnologia. Il CEO ne coordina l’azione quando l’assetto organizzativo gli assegna questo compito.
La posizione rispetto al Consiglio di Amministrazione
Il CEO non si trova al di sopra di ogni organo aziendale. In una società con CdA, opera nel rapporto stabilito con il consiglio e risponde a quest’ultimo per l’attuazione degli obiettivi e per i risultati della gestione. Il CdA, a sua volta, non coincide necessariamente con il management esecutivo.
Il consiglio può comprendere sia responsabili della gestione sia amministratori senza responsabilità operative. La distinzione tra le due componenti compare anche nel Quaderno di Finanza Consob n. 51, pubblicato nel giugno 2002 e dedicato a un campione storico di società quotate italiane osservate nel periodo 1976-1996. Il riferimento è circoscritto a quel campione, ma rende evidente la differenza organizzativa tra appartenenza al consiglio e partecipazione diretta alla gestione.
In Italia i poteri esecutivi devono essere ricondotti alle deleghe conferite dal Consiglio di Amministrazione ai sensi dell’art. 2381 c.c. La sigla riportata su un biglietto da visita, su un sito aziendale o in un organigramma non basta quindi a stabilire quali operazioni il CEO possa autorizzare. Per comprenderne il potere concreto bisogna considerare statuto, delibere e deleghe societarie.
Responsabilità e limiti del ruolo
La responsabilità principale del CEO consiste nel trasformare una direzione strategica in scelte eseguibili. Significa assegnare priorità, distribuire risorse, coordinare i responsabili di funzione e verificare che decisioni commerciali, operative e finanziarie procedano in modo coerente.
Il contenuto del lavoro dipende però dalle deleghe. Un CEO può essere autorizzato a decidere investimenti entro determinate soglie, approvare budget già inquadrati dal consiglio o rappresentare l’impresa in specifici rapporti. Un altro può avere un perimetro più ristretto e dover sottoporre al CdA operazioni dello stesso tipo. Il titolo è identico, mentre cambia la capacità di impegnare l’azienda.
Per la stessa ragione non si può attribuire automaticamente a ogni CEO la firma dei bilanci, degli adempimenti fiscali o una responsabilità generale per qualunque fatto avvenga nell’impresa. In questi casi contano la carica societaria ricoperta, le deleghe ricevute, gli atti compiuti e le norme applicabili alla situazione concreta.
CEO, amministratore delegato, presidente e direttore generale
CEO e amministratore delegato. La sigla CEO è spesso usata come equivalente di amministratore delegato, ma contano deleghe, statuto e delibere. L’amministratore delegato è un componente del CdA al quale sono state affidate determinate attribuzioni; CEO è invece la denominazione anglosassone del vertice esecutivo. Le due posizioni possono corrispondere nella pratica, ma l’equivalenza non nasce dal solo uso del titolo.
CEO e presidente. La presidenza riguarda la posizione ricoperta nel Consiglio di Amministrazione. La qualifica di presidente, presa da sola, non dimostra l’esistenza di poteri esecutivi equivalenti a quelli del CEO. Per sapere se alla funzione consiliare si aggiungono responsabilità operative bisogna verificare l’assetto della singola società.
CEO e direttore generale. La dicitura direttore generale è normalmente collegata al coordinamento della gestione aziendale. Non permette tuttavia di stabilire, senza altre informazioni, se quella persona sia il massimo responsabile esecutivo, a chi debba riferire o quali decisioni possa assumere autonomamente. La relazione con il CEO dipende dall’organigramma e dai poteri assegnati.
CEO e proprietario. La proprietà deriva dalla partecipazione nell’impresa, mentre CEO identifica una funzione esecutiva. Un proprietario non diventa CEO per il solo fatto di possedere quote o azioni; allo stesso modo, il titolo di CEO non prova che chi lo porta sia anche proprietario.
Come cambia il ruolo tra PMI e grandi società
Nelle imprese di dimensioni contenute la catena manageriale può essere breve. Il CEO può quindi seguire direttamente alcuni clienti importanti, discutere le priorità con i responsabili operativi e intervenire più spesso nelle decisioni quotidiane. Questa vicinanza alle attività non modifica la natura del ruolo, ma ne rende più ampio e immediato il coinvolgimento.
In una grande società, dove esistono più livelli direzionali e funzioni specializzate, il CEO può concentrare maggiormente il proprio lavoro sulla strategia, sul coordinamento dei dirigenti, sull’allocazione delle risorse e sui rapporti con il CdA e gli interlocutori istituzionali. Le decisioni operative vengono distribuite tra manager dotati di responsabilità specifiche, mentre al vertice resta il compito di mantenere coerenti priorità e risultati.
La dimensione, da sola, non determina i poteri. Due aziende simili possono attribuire al proprio CEO deleghe molto diverse: una può concentrare le decisioni al vertice, l’altra può distribuirle tra più amministratori esecutivi o responsabili di funzione. Per interpretare correttamente il ruolo bisogna quindi osservare sia l’organigramma sia l’assetto societario.
La regola per leggere il titolo
Quando compare la qualifica di CEO, la prima informazione che si può ricavare è organizzativa: quella persona occupa normalmente il vertice della gestione esecutiva. Per capire quanto possa realmente decidere occorre però verificare quale carica societaria ricopra, da chi abbia ricevuto le deleghe e quali limiti siano stati fissati. CEO non è quindi sinonimo automatico di proprietario, presidente o decisore unico.
