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Elezioni: un monito per gli ambientalisti
La sconfitta elettorale della Federazione dei Verdi non potrà non avere pesanti ripercussioni sull'associazionismo ecologista e ambientalista. Certo sarà opportuno avviare una seria e profonda analisi che individui le motivazioni di uno scollamento impressionante tra la sensibilità diffusa dei cittadini verso i temi ambientali nel loro complesso, la capacità di essere affascinanti e credibili e la capitalizzazione di ciò in delega nella rappresentanza politica e amministrativa.
La posizione sulla guerra assunta dalla Federazione dei Verdi e la gestione di quella posizione sono state deleterie. Il movimento pacifista da sempre ha trovato riscontro nelle posizioni dei Verdi, questa volta così non è stato. Si sono abbandonate le ragioni della pace che avevano motivo di cittadinanza ed erano un tutt'uno con il concetto di pace con la natura e con gli uomini di questo pianeta, condizione per salvaguardare l'ambiente, cambiare i rapporti sociali segnati dalla violenza di esseri contro altri esseri.
Non sono state neanche abbracciate le ragioni "umanitarie", come hanno fatto i Verdi francesi, che essendo favorevoli all'intervento lo hanno motivato, giustificato, rivendicato e hanno però contemporaneamente mantenuto alta una forte radicalità ambientalista sulle questioni delle biotecnologie, sull'agricoltura, sull'alimentazione, sui parchi, sui mari, sui trasporti.
La carica di utopia concreta, che i movimenti ambientalisti hanno, si è appannata e la straordinaria quantità di strumenti oggi a disposizione per affrontare le emergenze ambientali - che richiede al tempo stesso pragmatismo, creatività nel costruire le alleanze sociali e solido ancoraggio a una visione del mondo alternativa - rischia di diventare sempre più un mercato di bollini, bandiere e marketing per la raccolta fondi.
Non è nostro compito individuare responsabilità e trovare capri espiatori di questa disfatta elettorale: i danni anche se immensi non sono irreparabili. Possiamo però dire che si sono determinate tutte quelle condizioni affinché la cultura e l'azione ambientalista - anche sul piano politico - non siano più un fatto di sola competenza del Partito dei Verdi.
A nostro modesto avviso il Partito dei Verdi non ha valorizzato l'enorme mole di lavoro realizzata in questi anni da tutto il movimento. La riprova è nel poco spazio dato a tutte quelle iniziative "scomode" che molte associazioni e comitati hanno continuato a realizzare e che hanno segnato il cammino degli ambientalisti nel nostro paese.
Si rende necessaria l'apertura di una discussione "senza rete" che, nel rispetto delle rispettive autonomie e ruoli del Partito e delle associazioni, rilanci con forza la centralità della questione ambientale che deve attraversare tutti i campi dell'azione politica e sociale. Va ripreso il discorso di aggregazione e di tavoli di discussione fra tutte le associazioni, nessuna esclusa e ognuna nella sua specificità, riaprendo una stagione di iniziative e lotte con il fine di rilanciare l'emergenza ambientale in Italia e Europa.
Alle soglie del duemila grandi appuntamenti aspettano l'ambientalismo. Questioni vitali quali la desertificazione di ampie parti del territorio del pianeta, l'aggravarsi del buco dell'ozono, la continua deforestazione in alcuni paesi, l'aumento smisurato dell'uso dei veicoli a motore, la continua produzione di strumenti di morte, la produzione di rifiuti tanto da non riuscire a trovare risposta al problema, i tentativi delle multinazionali per la produzione di organismi geneticamente manipolati in agricoltura, la cementificazione indiscriminata del territorio, l'alta velocità ferroviaria, il consumo dell'acqua tanto da far dire a molti scienziati che il problema principe del duemila saranno le guerre per gli approvvigionamenti di questa fonte essenziale per la vita, l'ormai insostenibile presenza di emissioni di onde elettromagnetiche, l'inquinamento dei mari, dei fiumi, degli oceani, ecc.
A ognuno di questi problemi, senza isterismi e senza scorciatoie, bisognerà dare risposte convincenti e praticabili, tali da mobilitare intelligenze, iniziative e scelte.
Con questi problemi il Partito dei Verdi, se vuole, dovrà tornare a misurarsi.
Così potrà provare e svolgere un ruolo utile e centrale rispetto all'attenzione verso l'ambiente che altri soggetti politici perfezioneranno nel prossimi mesi.
Dal canto nostro noi continueremo a fornire riflessioni, progetti, iniziative, nella consapevolezza che solo una forte continuità di proposta può aiutare a trovare soluzioni e dare gambe culturali alle continue iniziative ambientaliste delle associazioni e dei comitati dei cittadini.
Guido Pollice
Presidente Associazione
Verdi Ambiente e Società