ETICHETTATURA DEGLI OGM: LA MALAFEDE DELLA
COMMISSIONE UE FINISCE IN TRIBUNALE
di Ivan Verga,
Vicepresidente nazionale VAS
Basta, l'arroganza della Commissione UE e l'ipocrisia del Commissario Byrne hanno
travalicato ogni limite di decenza tollerabile. I Regolamenti che oggi la Commissione
presenta al Parlamento UE, che fissano l'obbligo di etichettare la presenza di OGM al di
sopra di una soglia ritenuta accidentale (1% negli alimenti, 1% nei mangimi, 0,2 - 0,6
nelle sementi), costituiscono un inganno ai danni della collettività poiché, molto
banalmente, a tutt'oggi, nessun metodo di analisi scientifica è in grado di stabilire in
che quantità gli OGM sono contenuti in un alimento, in un carico di mangimi, in una
partita di sementi. E la Commissione UE tutto questo lo sa molto bene: tant'è che il
Centro Comune di Ricerche UE, con sede a Ispra (VA), ha ufficializzato solo il metodo di
analisi qualitativa di rilevazione degli OGM, ma non ha mai standardizzato quello della
rilevazione quantitativa. Il motivo? Semplicissimo visto che le analisisi (PCR) di
laboratorio effettuate su medesimi campioni di cibo, mangimi o sementi producono abissali
margini di errore che vanno dal 30 al 35%. Di fronte all'incontrovertibile scientificità
di questo fatto, con che faccia tosta la Commissione UE fissa principi di etichettatura le
cui soglie di tolleranza non sono verificabili? Quanto poi alla proposta di etichettare
anche gli OGM non autorizzati al commercio in Europa, la Commissione propone una vera e
propria sanatoria sulle future illegalità delle multinazionali.
Infine una domanda: chi paga il conto economico di questi bei regali che la Commissione UE
fa alle multinazionali del biotech? In qualsiasi laboratorio l'analisi quantitativa su
cibo, mangimi, sementi costa mediamente £.250.000 a campione. Una media azienda
agroalimentare, come minimo, sarà costretta a effettuare un centianaio di queste analisi
sui propri prodotti con una spesa di 25 milioni/anno. Una grande azienda per dotare i
propri laboratori di strumenti per l'analisi quantitativa non spenderà meno di 500
milioni (costi di personale esclusi). I laboratori pubblici di controllo, per essere tali,
faranno almeno 50 mila verifiche/anno? Che fanno 12 miliardi e mezzo, senza contare i
costi di investimento per attrezzare i laboratori.
Insomma la Commissione, oltre a voler imporre OGM che nessuno vuole, impone ai cittadini e
alle imprese una nuova tassa: la tassa OGM.
In conclusione, è evidente che l'unico dialogo a cui è sensibile la Commissione è
quello con gli interessi delle multinazionali. Ne prendiamo atto trasferendo il confronto
nelle aule dei tribunali europei e staremo a vedere come la Commissione si difenderà
dall'accusa di frode a danno dei consumatori e delle imprese".
Roma, 25 luglio 2001
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