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Fonte: PEACELINK http://www.peacelink.it
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Approfittando del fatto che le operazioni militari si svolgevano in un paese in tutti i sensi lontano, durante e dopo la guerra non e' passata praticamente nessuna informazione indipendente sugli effetti dei bombardamenti, ne' in termini di vittime civili ne' sul possibile uso di armi di distruzione di massa. Al tempo stesso le risposte dei portavoci militari e politici sono sempre state evasive, se non palesemente false, sul tipo di armi che venivano utilizzate. Le preoccupazioni maggiori riguardavano le bombe ad elevata penetrazione, concepite allo scopo di distruggere bunker in profondita', che spesso montano testate con uranio impoverito per acquisire maggiore peso e penetrazione; anche le cosiddette "bombe intelligenti" possono montare una testata in uranio impoverito. Circa 12.000 bombe sono state lanciate durante "Enduring Freedom", il 60% delle quali "intelligenti". I militari giustificano l'uso dell'uranio nella testata di queste bombe perche', per le sua densita' e facilita' di combustione, e' in grado di penetrare in profondita' e distruggere bunker e altre strutture del genere. In realta' l'utilizzo (criminale) dell'uranio impoverito in queste armi avviene non solo per lo scopo immediato di distruggere l'obiettivo, ma anche per quello di lungo termine, ovvero come previsto dalla dottrina militare degli Stati Uniti la contaminazione radioattiva dell'ambiente e della popolazione civile. I risultati delle prime analisi Piu' in generale, citando lo stesso rapporto, "il team
di ricercatori e' rimasto scioccato dalla portata dell'impatto dei bombardamenti sulla salute della popolazione. Senza eccezioni, in ogni Forse non e' uranio impoverito, ma uranio naturale L'aspetto ancor piu'
inquietante che sembra emergere dalle prime analisi e' che non si tratta di
uranio impoverito. Si tratta di valori notevolmente diversi da quelli riscontrati nei veterani della guerra del Golfo, che invece erano stati esposti a uranio impoverito (in quel caso si trattava prevalentemente di proiettili). Cio' farebbe supporre che in Afghanistan gli Stati Uniti abbiano utilizzato un tipo nuovo di testate per le loro bombe, contenenti uranio naturale e non uranio impoverito. L'uranio naturale e' composto da tre isotopi radioattivi e viene artificialmente arricchito per essere poi utilizzato nei reattori nucleari. Lo scarto di questo processo di arricchimento e' appunto l'uranio impoverito, che contiene poco meno della meta' dell'isotopo U235 presente nell'uranio naturale. Di conseguenza l'uranio impoverito e' radioattivo circa la meta' di quello naturale. Non e' chiaro il motivo per cui gli Stati Uniti avrebbero impiegato uranio naturale e non impoverito per le proprie bombe; la capacita' di penetrazione resta praticamente identica, l'unico cambiamento significativo e' la radioattivita' diffusa nell'ambiente, che va appunto a colpire principalmente la popolazione civile. Potrebbe anche essere che in realta' gli USA vogliono nascondere la contaminazione provocata dai loro bombardamenti spacciandola come contaminazione da uranio naturale presente gia' da prima della guerra. Le analisi sono comunque ancora in corso ed i campioni analizzati potrebbero
non essere sufficienti a chiarire la reale situazione. A riguardo l'UMRC ha lanciato una campagna di finanziamento
per affrontare i notevoli costi delle analisi, alla quale si puo' contribuire Nel frattempo in Afghanistan si muore Secondo alcuni recenti studi [4] condotti quest'anno, ogni 20 minuti una
donna muore di parto in Afghanistan, che e' di fatto il paese con la piu' alta mortalita' materna nel mondo. Una morte che, nell'87% dei casi,
sarebbe evitabile. In un paese dove l'assistenza sanitaria e' inesistente,
e' praticamente impossibile capire cosa sta succedendo, anche perche' c'e'
innanzitutto la priorita' di intervenire per salvare piu' vite umane Interventi che richiedono una frazione dei soldi spesi per questa ennesima
folle guerra. Intanto resta da chiedersi se, com'è successo in passato, bisognera' aspettare che un evento tragico colpisca alcuni nostri
connazionali prima che i responsabili politici e militari italiani dedichino E numerosi volontari di varie organizzazioni sono operativi da tempo in Afghanistan, esponendosi in prima fila per assistere la popolazione che vive nei luoghi bombardati l'anno scorso. Sono stati informati sui possibili rischi? Sanno che precauzioni prendere?
E la popolazione civile, chi la informa, chi se ne cura? L'uranio non ha fretta, conta di restare li' per i prossimi 700 milioni
di anni. Noi invece si' che abbiamo fretta, anche di fermare i criminali che hanno Francesco Iannuzzelli
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