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Il dipendente Pisanu aveva cominciato bene ieri in
Parlamento:
“Non ho alcuna difficoltà a scusarmi con i cittadini pacifici della
Val di Susa che hanno subito danni fisici in
occasione dello sgombero del cantiere di Venaus”
Dopo queste parole natalizie ci sentiamo più tranquilli.
Se nel cuore della notte verremo manganellati dalle forze
dell’ordine sappiamo che in seguito il dipendente Pisanu si scuserà.
E questo, devo dirlo, va tutto a suo merito.
Ma purtroppo il nostro dipendente si è fatto prendere la mano ed ha fatto, una dopo l’altra, le seguenti dichiarazioni:
“La commistione tra manifestanti pacifici e gruppi eversivi ha portato la protesta oltre la prevedibile veemenza”
“La Val di Susa non è stata militarizzata”
“Oggi serpeggiano propositi di rivalsa, specialmente nei confronti di coloro che si sono aperti al dialogo e alla leale collaborazione con le istituzioni”
“La violenza in Val di Susa andava fronteggiata”
A Venaus, di notte, senza preavviso, sono stati pestati donne e anziani, ci sono filmati in Rete, testimonianze di centinaia di persone.
Eppure i Valsusini non hanno reagito con la violenza.
Domani a Torino (io verrò) ci saranno delle
manifestazioni.
Saranno presenti molti ragazzi che fanno i
poliziotti, i vigili, i carabinieri.
Sono ragazzi sottopagati, devono spesso obbedire a
ordini senza senso.
Trattiamoli bene, ogni ragazza dia loro un sorriso.
I calci nel c..o riserviamoli ad altri dipendenti.

La Val di Susa non è sola, e i Valsusini lo sanno.
La Val di Susa è un punto di partenza per un Paese che vuole
riprendere il controllo della cosa pubblica attraverso la
partecipazione diretta dei cittadini:
"1, 100, 1000 Val di Susa".
Oggi pubblico una lettera di solidarietà ai Valsusini dalla
Valle del Vajont.
"Gli abitanti della Valle del Vajont si stringono in
solidarietà con gli abitanti della Val di Susa e con
il comitato NOTAV.
Il motivo è presto detto: non è possibile, abitando nella
valle del Vajont, dimenticare la ferita profonda avvenuta in
seguito alla realizzazione del progetto: “Grande Vajont”.
Questa vicenda fa memoria di una delle prime “grandi opere”
realizzate in Italia.
A partire dalla fine degli anni cinquanta infatti, nella nostra valle si
costruì la diga più alta del mondo finalizzata allo
sfruttamento delle ricche risorse idriche in chiave idroelettrica. Anche
allora i dirigenti dell’impresa (SADE) e lo Stato
sentivano questo progetto come un trampolino di lancio per lo
sviluppo.
Anche allora si determinarono in fase di progettazione e di realizzazione:
una spinta prevalente verso gli interessi economici;
una sottovalutazione delle problematiche idrogeologiche ed ambientali;
un tentativo strategico di zittire e sedare
qualunque volontà di protesta e/o di corretta
informazione.
Tutto ciò in una valle affetta da grandi problematiche relative
all’instabilità dei versanti.
La notte del 1963 questa gente e questi luoghi furono scossi
dallo scivolamento di 270 milioni di metricubi di roccia
staccatisi dal Monte Toc e rovinati inesorabilmente nel
bacino artificiale a monte della diga del Vajont.
Un’ onda di immani dimensioni devastò centri abitati e il
territorio nella sua complessità.
Questi fatti causarono la morte di circa 2000 persone e
ferite incancellabili nelle coscienze delle genti che sopravvissero.
Oggi la comunità scientifica tutta sostiene che il disastro era
prevedibile e soprattutto, ora, si sa che se non ci fosse stato il
lago, la frana non si sarebbe staccata con quella velocità e con quella massa.
Intervenendo preventivamente si sarebbe potuto evitare questa tragedia e
mettere in pratica un’effettiva interazione dell’essere umano con
l’ambiente anziché l’interferenza avvenuta.
Forniamo con questa azione di solidarietà anche il beneficio di poter far
memoria dei quarant’anni di storia successiva al disastro
sopra raccontato. Infatti, questa storia è stata permeata da ingiustizie
e da malaffare anche nelle fasi della ricostruzione.
Non possiamo per queste ragioni mancare di affiancarci alla
protesta civile e nonviolenta degli abitanti della Valle di Susa
contro l’inizio dei cantieri e la realizzazione del tunnel previsto, il cui
tracciato interesserà ammassi rocciosi costituiti da pericolosi
minerali di amianto e uranio aprendo scenari inquietanti in ambito di
salute pubblica.
Inoltre ci indigniamo anche per le dinamiche di militarizzazione del
territorio a difesa degli interessi di imprese e Stato che si stanno
in questi giorni svolgendo in Val di Susa.
Le vittime sono sempre le persone ma il problema resta:
troppo spesso si dimenticano i volti e le storie e l’armonia dei luoghi
offrendosi liberamente agli idoli dell’interesse economico e della sete di
prestigio. Riscopriamo insieme la possibilità apartitica e la
volontà generativa di esprimere la propria opinione
e di pretendere il giusto approccio e la corretta informazione alle tematiche
ambientali."
Hanno aderito a titolo personale:
Dario Bossi (Missionario Comboniano)
Guglielmo Cornaviera (Presidente del “Comitato per la difesa dei diritti dei
superstiti del Vajont”)
Italo Filippin (Vicepresidente dell’”Associazione superstiti del Vajont”)
Giovaniemissione
Luciano Pezzin (Sindaco di Erto e Casso)
Peacelink
Alex Zanotelli (Missionario Comboniano)
e alcuni liberi cittadini del Comune di Erto e Casso
Ps: www.beppegrillo.it ha vinto il Premio WWW 2005 del Sole 24 Ore
come miglior sito italiano per la categoria: news e
informazioni.
Motivazione: "per l’interattività con il pubblico, l’ampia
documentazione in rete e l’impegno nell’affrontare tematiche di utilità per il
cittadino".
Il premio lo avete vinto voi, con i vostri voti
e la vostra partecipazione al blog, grazie.

Pubblico una lettera di Barbara Debernardi,
Sindaco di Condove in Val di Susa, alla Presidente
della Regione Piemonte Mercedes Bresso.
Lettera quanto mai opportuna a una nostra dipendente,
pagata da noi, con i nostri soldi, perchè si ricordi di fare gli
interessi dei suoi datori di lavoro: i cittadini.
“Cara Presidente Mercedes Bresso,
scusa il tu, forse troppo confidenziale, dovuto al fatto che, pur se fra
grandezze incommensurabili, ci troviamo ad essere colleghe nel delicato
compito di amministrare la cosa pubblica.
E’ la prima volta che ti scrivo, anche se non è la prima volta che mi
sento profondamente offesa dalle tue argomentazioni
in merito al tema dell’alta velocità.
Tuttavia, poiché per abitudine evito di esprimere giudizi su cose che non
conosco direttamente, fino ad oggi ho tenuto per me il disappunto e il
disagio.
Martedì, però, alla trasmissione “10 minuti” di RAI 2 purtroppo c’ero. Ero seduta lì, insieme ai miei colleghi sindaci e ho potuto ascoltarti in diretta quando hai raccontato agli italiani che i valsusini non sono in maggioranza contrari il TAV. Ti ho sentita bene, quando hai detto loro che il rifiuto dell’opera viene dalla scarsa conoscenza dei progetti. E ho fatto un salto sulla sedia quando hai chiuso vagheggiando di treni veloci che porteranno gli sciatori sulle nostre montagne. Treni che di certo non potranno essere quelli destinati a correre sulla nuova Torino-Lione, che come sai è oggi immaginata per il traffico merci. Ma questo è un dettaglio che sapientemente hai taciuto.
Vorrei poterti raccontare la frustrazione di quei dieci minuti di
trasmissione, in cui non ci è stato dato il modo di replicare e di raccontare
al resto dell’Italia che la grande maggioranza della Valle è contraria
all’opera e che i progetti li conosciamo bene, fin
nei più sordidi dettagli. Ho qui sulla mia scrivania l’ultima alzata
d’ingegno della Ingerop, recapitataci un mese fa. Tu,
piuttosto, quel progetto, con un nastro trasportatore di 30 Km per
portare a spasso lungo la Valle lo smarino, lo hai visto?
Se non lo hai visto, ti conviene dargli una sbirciatina, prima di esprimere
giudizi affrettati.
Se invece lo conosci quanto noi, allora
martedì sera, sapendo di mentire, hai mentito a noi e
agli italiani. E ciò offende la tua e la nostra intelligenza, la tua
e la nostra dignità.
Parlare di frustrazione per una serata televisiva andata in malora tuttavia
non ci porta da nessuna parte. E allora ti faccio una promessa e una
proposta.
La promessa è che non mi lascerò più trascinare in teatrini come quello allestito l’altra sera su RAI 2, in cui alle “verità” precostituite si cerca di attribuire la veste dignitosa di unconfronto fra pari.
La proposta è di poterci finalmente incontrare, senza i
comodi filtri televisivi. Tu ed io, attorno ad un tavolo. E sul tavolo
i progetti, le carte, gli studi che in anni si sono accumulati. Tu,
con tutta la tua matura esperienza politica, io con tutta la mia recente
esperienza di chi è ancora convinto che la politica possa essere una cosa alta
e pulita.
Voglio poter discutere con te di questi progetti e voglio poterti
guardare dritto negli occhi, mentre mi dici che quei progetti ad alta
velocità sono il bene dell’Italia e anche della mia Valle,
così come hai detto l’altra sera.
E sai perché sogno questo confronto? Perché spero ancora di vedere
apparire, nel fondo dei tuoi occhi, la sana ombra dell’incertezza
e il coraggio del dubbio.
Il coraggio di dire che forse le ottantamila persone che ieri hanno
camminato con me, tra Bussoleno e Susa, potrebbero aver ragione.
Il coraggio di dire che forse sull’alta velocità in Valle di Susa ti
sei sbagliata.
Spero di incontrarti presto.”
Barbara Debernardi Sindaco di Condove

foto: MediaMind_photoagency
In un'intervista all’Espresso
Marco Ponti, professore al Politecnico di Milano,
uno dei maggiori esperti di economia dei trasporti in Europa
e consulente della Banca Mondiale ha fatto queste
interessanti affermazioni:
"… il sistema italiano è largamente sottoutilizzato. Su una linea normale a
doppio binario possono transitare 240 treni al giorno, su una ad AV fino a
350. Non ha senso aggiungere su alcune tratte una tale enorme
capacità, poiché non esiste una domanda di trasporto ferroviario di
queste dimensioni. Si aggiunga che le linee ad AV sono costosissime".
“…le linee in Italia debbono correre tutte su viadotto o in galleria. E i costi salgono a livelli stratosferici. Inoltre, mentre l'AV francese è un'AV 'leggera', solo per passeggeri, il modello che abbiamo scelto noi è misto, passeggeri e merci, e assai più dispendioso".
"Non ha (questo modello) alcuna motivazione razionale: la capacità della rete esistente è molto esuberante rispetto alla domanda e le merci che viaggiano in ferrovia non hanno alcun bisogno di andare a 300 all'ora, bastano e avanzano i 180. Le gallerie hanno costi proporzionali al quadrato del loro raggio: farle un po' più larghe raddoppia la spesa. Se si vuole che i treni corrano veloci occorre che i trafori siano abbondanti, altrimenti si produce un 'effetto ariete' che li rallenta. Conclusione: o si fa come nel tratto AV tra Bologna e Firenze, che non viene ultimato perché i costi sono saliti in modo demenziale per fare gallerie ampie, oppure se ne fanno di normali, come nel progetto Frejus, ma allora i treni dovranno andare a non più di 120-150 all'ora. Alla faccia dell'AV".
"Esiste già un'AV che non costa nulla allo Stato: i voli low-cost. Imbattibili sopra i 500 km. Per andare da Torino a Parigi difficilmente si prenderà la Torino-Lione. Ma ciò renderà ancor più improbabile quadrare i conti: l'AV ha bisogno di flussi enormi di traffico per essere giustificata. Ne siamo lontani. I treni giornalieri a lunga distanza tra Milano e Torino sono 30 e viaggiano mezzi vuoti; quelli previsti dalle stime ufficiali sul Frejus sono una dozzina".
"Si è partiti promettendo che (il progetto AV) si sarebbe ripagato al 60 per cento. Poi si è scesi al 40 e infine è stato stabilito che bastava il 40 dei costi, esclusi quelli per i 'nodi' in prossimità delle città, molto dispendiosi. Secondo le mie simulazioni si arriverebbe al 20 per cento; altri stimano il 23. Il sistema è destinato al default: pagherà lo Stato. Molti di questi lavori verranno inaugurati ma poi non ci saranno i soldi per proseguirli e saranno ri-inaugurati a ogni tornata elettorale. La Torino-Lione è un monumento alla dissipazione: costerà almeno 13 miliardi, come 3 o 4 ponti sullo Stretto. Werner Rothengatter, presidente mondiale degli esperti di trasporti, nel suo 'Megaprojects' ha però calcolato che alla fine i costi di queste grandi opere aumentano in media del 30-40 per cento".
"Per sviluppare l'innovazione si deve puntare sulle tecnologie,
non sul cemento. Quanto all'occupazione,
oggi le grandi opere hanno un moltiplicatore modesto: non si mobilitano più,
come nell'Ottocento, i braccianti. È poi evidente che il nostro è un
territorio con un grande valore turistico per il futuro. Quindi ci
sono modi più redditizi per spendere. A meno che qualcuno non si
riprometta, per se stesso, grandi affari sulle grandi opere".
fonte: Espresso.
C’è uno straccio di esperto in Italia che voglia
ribattere numeri alla mano?

Sto sempre aspettando le ragioni dettagliate a favore della
costruzione del tunnel in Val di Susa.
Delle altre ragioni, quelle del NO TAV è invece piena
la Rete.
Vi consiglio di leggere l’intervista al professor Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino.
Una frase del professor Tartaglia è illuminante:
“ I tecnici capiscono che i conti non tornano, ne parlano coi
politici che dicono di non capirne di dati tecnici e, nel
mentre, l’opera si fa”.
Qualche dato dall’intervista:
“Il problema centrale è che i treni merci in Italia viaggiano a una velocità media di 19 km/h, essendo sovente fermi per dare precedenza ai treni passeggeri. Questo è il dato da migliorare. Non serve che le merci arrivino dalla Francia a 150 Km/h se poi in Italia passano la maggior parte del tempo in stazione”
“Ha senso parlare di Alta velocità quando gli
spostamenti superano i 250-300 Km. In Italia, se prendiamo in mano le
cifre, scopriamo che l'80% della domanda di trasporto passeggeri è
costituita da spostamenti a corto raggio, entro i 100km. E' vero che
i nostri treni sono pienissimi su alcune tratte ma sono poche le
persone che vanno da un capo all'altro del Paese. Le tratte più
frequentate sono quelle dove c'è più ricambio di viaggiatori”
“Uno studio commissionato dalla Comunità Montana Bassa Valle di Susa alla
Società di ingegneria dei Trasporti Polinomia, rivela che la
linea sarebbe giustificata se nei prossimi anni transitassero
40 milioni di tonnellate di merci l'anno, per un totale di
350 treni al giorno, uno ogni 4 minuti alla
velocità di 150 km/h, alternati da treni passeggeri a 300
km/h”.
Lo stop ai lavori deciso dal governo è un
risultato straordinario, ed è già un precedente.
Da oggi in poi prima di iniziare qualsiasi opera si dovranno
interpellare i veri datori di lavoro: i cittadini.

foto: MediaMind_photoagency
Si continua a blaterare di traffici di merci mirabolanti
attraverso la Val di Susa quando, tra 15 o 20 anni, sarà
terminato il traforo.
A fare previsioni tra venti anni sono capaci tutti,
anche Elio Catania, presidente delle FS ed
ex vice magazziniere dell’IBM (il capo magazziniere era
Stanca).
E in particolar modo con i nostri soldi, visto che
quest’opera ci costerà dalle tre alle quattro volte il ponte di
Messina.
Ma perché non parliamo invece di quello che succede adesso.
Il numero dei veicoli pesanti che attraversano il traforo del
Frejus diminuisce da molti anni:
-15,47% (includendo i bus)nel 2003,
-7,61% nel 2004, -12,85% nel
2005 (proiezione in funzione del periodo di apertura, a causa
della chiusura del tunnel per alcuni mesi).
E se diminuisce, perché dovrebbe aumentare in futuro a tal punto da
giustificare una linea ad alta capacità?
Per i dati consultate il
sito della società SITAF che gestisce il traforo.

foto: manifestazione 8 dicembre 2005 Venaus
Elenco una serie di luoghi comuni sulla Val di Susa con i commenti del comitato No TAV e due foto degli scontri dell’8 dicembre in cui si possono notare i famosi 1000 black block e anarchici citati dal dipendente Pisanu. Lo stesso che ha detto che non c’è stata alcuna carica al bivacco di Venaus.
Se esiste un comitato Pro TAV e vuole confutare questi punti, mi invii una mail e la pubblicherò, se non è possibile confutare questi punti si apra allora una commissione di inchiesta europea.
" I nove luoghi comuni
1. SENZA LA TORINO-LYON IL PIEMONTE SAREBBE ISOLATO DALL'EUROPA
In realtà il Piemonte è già abbondantemente collegato all’Europa
e soprattutto attraverso la Valle di Susa. In questa valle esistono
già due strade statali, un’autostrada e
una linea ferroviaria passeggeri e merci a doppio binario.
Esiste perfino la cosiddetta autostrada ferroviaria
(trasporto dei TIR su speciali treni-navetta). Sono tutte linee di
collegamento con la Francia attraverso due valichi naturali (Monginevro e
Moncenisio) e due tunnel artificiali (Frejus ferroviario e autostradale). Il
tutto in un fondo-valle largo in media 1,5 km ! A fatica ci sta anche un
fiume, la Dora Riparia, che di tanto in tanto va in piena
2. LE LINEE FERROVIARIE ESISTENTI SONO SATURE
In realtà l’attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo
al 38% della sua capacità. Le navette per i TIR partono ogni giorno
desolatamente vuote. (Ma sono state riscoperte e prese d’assalto nel periodo
di chiusura del Frejus per incendio). Il collegamento ferroviario
diretto Torino-Lyon è stato soppresso per mancanza di passeggeri. E
il flusso delle merci -previsto da chi vuole l’opera in
crescita esponenziale -è invece sceso del 9% nell’ultimo anno!
3. LA TORINO-LYON E’ INDISPENSABILE AL RILANCIO ECONOMICO DEL PIEMONTE.
In realtà è’ vero il contrario. Togliendo risorse (è tutto
denaro pubblico) alla ricerca, all’innovazione e al
risanamento dell’industria in crisi profonda (Fiat e non solo), il
TAV sarà la mazzata finale all’economia piemontese
4. Il TAV TOGLIERA’ I TIR DALLA VALLE
In realtà tanto per cominciare, i 10/15 anni di cantiere
necessari a costruire la Torino-Lyon porteranno sulle strade della Valle e
della cintura di Torino qualcosa come 500 camion al giorno (e alla
notte) per il trasporto del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi
di stoccaggio. Con grande aumento di inquinanti e polveri. Finita la
apocalittica fase di cantiere e realizzata la Grande Opera, chi ci dice che le
merci passeranno dall’autostrada alla nuova ferrovia? Anzi. I
promotori dell'opera e recenti studi di ingegneria dei trasporti ci dicono che
solo l' 1% dell'attuale traffico su gomma si trasferirà sulla ferrovia.
Bel vantaggio
5.I VALSUSINI SONO EGOISTI. NON PENSANO AGLI INTERESSI DELL’ITALIA.
In realtà attraverso la Valle di Susa, attualmente, passa già il 35%
del totale delle merci che valicano le Alpi! Lungo l’Autostrada del
Frejus passano circa 4.500 TIR al giorno, contro i 1.500 del Monte Bianco, in
val d’Aosta, dove il numero dei TIR è stato limitato per legge.
6.LA TORINO-LYON PORTA LAVORO AI PIEMONTESI
In realtà come già sta succedendo per tutte le infrastrutture in corso, si
tratterebbe di lavoro precario, per mano d’opera in
gran parte extracomunitaria. Inoltre le ditte appaltatrici si
porterebbero tecnici e operai dalla loro Regione (ditte e buoi dei paesi
suoi). Per i comuni della Valle di Susa e della cintura di Torino
arriverebbe invece un bel problema: la mafia. Turbative d'asta sono
già state individuate per la fase di sondaggio geologico a carico di uomini
politici piemontesi e non... figurarsi per la realizzazione dell'opera!
7.LA LINEA E’ QUASI TUTTA IN GALLERIA. CHE MALE FA?
In realtà fa malissimo. Il tracciato prevede una galleria di
23 km all’interno del Musinè, montagna molto
amiantifera. La talpa che perforerà la roccia immetterà nell’aria un
bel po’ di fibre di amianto. Invisibili e letali.
Il vento le porterà dappertutto. Il foehn le porterà fin nel centro di
Torino. Respirare fibre di amianto provoca un tumore dei
polmoni (mesotelioma pleurico) che non lascia scampo. L’amianto è un
materiale fuori legge dal 1977. Scavare gallerie in un posto così è illegale e
criminale. E ancora: il tunnel Italia-Francia di 53 km scavato dentro
al Massiccio dell’Ambin incontrerà (oltre a falde e sorgenti che andranno
distrutte) anche roccia contenente uranio. E ancora: una linea in
galleria si porta appresso tante gallerie minori, trasversali a quella
principale. Si chiamano gallerie di servizio, o più simpaticamente,
‘finestre’. Ce ne saranno 12! Con altrettanti cantieri, tutti a ridosso di
centri abitati. Sarà un inferno di rumore, polvere, camion avanti e indietro
per le strette vie dei paesi, di giorno e di notte, per 15 anni almeno. E
ancora: la perforazione di tratti montani così lunghi vicino a centri
densamente abitati potrà prosciugare le falde idriche e gli acquedotti, come
accaduto per le gallerie TAV del Mugello, oggetto di processi per
disastro ambientale. E ancora: la viabilità sarà stravolta. Verranno
costruiti sovrappassi in corrispondenza di ogni cantiere. Forse
queste nuove strade saranno calcolate come compensazioni all’impatto
ambientale dell’opera? (per averne una vaga idea, farsi un giro
sull’autostrada Torino-Milano osservando i guasti della tratta TAV
Torino-Novara).
8. QUEST’OPERA FA BENE ALL’ECONOMIA, PERCHE’ METTE IN MOTO CAPITALI PRIVATI
In realtà il costo stimato di 20 miliardi di euro è tutto a carico
della collettività. Tutto denaro pubblico, ma affidato a
privati, secondo la diabolica invenzione del general contractor.
Garantisce lo Stato Italiano. Nessun privato ci metterà un euro,
soprattutto dopo l’esperienza del tunnel sotto la Manica che ha mandato in
fallimento chi ne aveva acquistato i bond. I tantissimi soldi che
servono a quest’opera verranno tolti alle linee ferroviarie esistenti
(già disastrate), a ospedali, scuole,
e a tutti i servizi di pubblica utilità, e allo sviluppo delle energie
rinnovabili destinate a sostituire il petrolio. E ancora: è già previsto che
la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon avrà altissimi costi di
gestione e che sarà in perdita per decine e decine di anni. E ancora:
nonostante la maggior parte del tracciato sia in territorio francese, il
governo italiano si è impegnato a sobbarcarsi il costo dei due terzi della
tratta internazionale (Borgone – St.-Jean-de-Maurienne). Tanto
paghiamo noi.
9. CHI E' CONTRO LA TORINO-LYON E' CONTRO IL PROGRESSO
In realtà è vero il contrario. Il progresso non deve essere
confuso con la crescita infinita. Il territorio italiano è piccolo e
sovrappopolato, le risorse naturali (acqua, suolo
agricolo, foreste, minerali) sono limitate, l'inquinamento e
i rifiuti aumentano invece senza limite, il petrolio è in esaurimento.
Progresso vuol dire comprendere che esistono limiti fisici alla nostra smania
di costruire e di trasformare la faccia del pianeta. Progresso vuol
dire ottimizzare, rendere più efficiente e durevole ciò che già esiste,
tagliare il superfluo e investire in crescita intellettuale e culturale più
che materiale, utilizzare più il cervello dei muscoli. Il TAV
rappresenta l'esatto contrario di questa impostazione, è un progetto vecchio e
ormai anacronistico, che prevede una crescita infinita nel volume del
trasporto merci (che poi saranno i rifiuti di domani), privilegia
come valore solo la velocità e la quantità, ignora la qualità, ovvero se e
perché bisogna trasportare qualcosa."
IL MOVIMENTO NO TAV

foto di Stefano Careglio
Pubblico la lettera di un francescano della Val di Susa, Beppe Giunti, è lunga, ma vale la pena di leggerla tutta.
"Molti amici della nostra Comunità stanno chiedendomi, a ragione, in queste
ore perché io sia dentro la questione TAV, perché abbia marciato da
Bussoleno a Susa, perché ieri mattina a Bussoleno mi sia posto in
mezzo tra un reparto di polizia che tornava dal blitz notturno
e la folla di persone comuni che voleva restituire manganellate e
insulti.
Il motivo principale è che la fede cristiana non è una astrazione,
una filosofia, ma la sequela di un Dio che si fa uomo, in un preciso contesto
temporale e culturale. L’incarnazione è uno dei misteri principali della fede
e il criterio centrale della sequela di Cristo.
Ne deriva che il credente non può “chiamarsi fuori” dalle
situazioni che hanno in gioco valori, di qualsiasi tipo. La fede quindi non
può avere una dimensione privatistica. In questi mesi sia l’insegnamento di
papa Benedetto sia alcuni interventi della CEI ce lo hanno ricordato a
proposito di chi vorrebbe la Comunità cristiana muta su interrogativi pesanti
(matrimonio, usura, coppie di fatto).
Non ci sono dubbi per il credente: ogni realtà che coinvolga a vario livello
scelte “umane” lo deve trovare presente.
Seconda motivazione, la grande e importante questione del treno ad alta capacità di trasporto merci (non è infatti principalmente treno ad alta velocità passeggeri, TAV è solo uno slogan per ambedue gli schieramenti pro o contro, la posta in gioco è se tenere gli scambi a sud delle Alpi tramite Genova e Marsiglia e Barcellona o lasciarli a nord su Rotterdam) tocca questioni del tipo suddetto?
Ritengo di sì: il metodo (democrazia partecipata che coinvolge i soggetti intermedi per il principio di sussidiarietà) è stato rovesciato (decisione di vertici economici-finanziari poi firma politica internazionale), al centro è stato messo il mercato non le persone; l’idea di “progresso” che viene esposta nei documenti “pro” non parla mai di qualità di vita ma di accrescimento di ricchezza; non è stato affidato ad un centro indipendente uno studio preliminare sulle conseguenze ambientali, economiche (del tipo: bilancio in passivo come per il tunnel della Manica per quante annualità?); la dimensione finanziaria dell’opera non esige che ci si chieda se in altro modo non si ottengono risultati equivalenti?
Le analisi tecniche che sono state elaborate da Enti su richiesta delle Comunità Montane della Valle sono disponibili da dieci anni, ora i cittadini hanno la percezione di non contare nulla.
Ho ritenuto inoltre che una mia presenza, come quella di tanti altri sacerdoti, sindaci, docenti dei licei della Valle, esponenti dell’associazionismo avrebbe potuto attenuare lo scontro mantenendolo in ambito di rispetto, ascolto, democrazia. Alla marcia dei 50.000 ho partecipato perché non era partitica, ma tenuta insieme dal sindaci che sono l’anello più vicino a me della Nazione; un ecclesiastico non può aderire a movimenti politici né iscriversi a partiti; ma qui si è trattato di un fatto di cittadinanza.
Purtroppo i fatti di ieri notte a Venaus, e prima molte
dichiarazioni di persone responsabili del bene comune (questo io credo debba
essere il nome nobile da riconoscere ai politici, per esempio il ministro
Lunardi), il silenzio decennale della stragrande maggioranza degli
organi di informazione nazionale ed ora il loro interesse
folkloristico (i cartelli della marcia, i manganelli, i falò, la stanchezza
dei poliziotti, la polenta ai presidi di Venaus), la scelta del responsabile
del bene comune sotto il profilo dell’ordine pubblico (ministro Pisanu) di
militarizzare la Valle e di ordinare il blitz (svoltosi con
metodi vecchi da anni ’50, - Scelba docet? – di notte in silenzio
ordinando ai fotografi di andare via, con l’insinuazione e
pretesa giustificazione circa la presenza di infiltrati anarchici o
comunque violenti, mai visti in Valle in questa occasione e che tuttavia sono
spuntati a Torino dopo il blitz), la reazione emotiva dell’intera popolazione
(ieri mattina sulla macchina del comune di Bussoleno con il microfono abbiamo
fatto fatica – un sindaco un partigiano conosciuto qui e io –
a frenare la violenza fisica) che impedisce di ragionare sui fatti sui dati e
non sugli slogans; tutto questo rende faticoso star dentro la questione.
Ritengo di aver fatto e di dover continuare a fare questa piccola cosa
perché sono frate, cristiano e
cittadino.
Una riflessione finale, sfuggita ai più: l’intensità di riunioni,
circolazione di documenti, confronti in piccoli gruppi e in assemblee,
il mescolamento di identità culturali politiche religiose avvenuto in questa
occasione manifesta qualcosa – al di là che si faccia o no
questo monstrum ingenieristico – che punta diritto al ripensamento di quale
modello di sviluppo vogliamo per le generazioni future; in questo la
tradizione cristiana ha molto da dire (vedi le catechesi sul nostro continente
di papa Giovanni Paolo II) perché in particolare l’Europa non sia
quella dei mercati ma quella dei popoli,
perché lo spreco di energie diventi utilizzo ragionevole delle risorse,
perché il consumo non sia il nuovo idolo al quale bruciare l’incenso.
Mentre scrivo, dopo aver di nuovo percorso le strade e aver incontrato decine e decine di persone comuni non terroristi posso riassumere il sentimento della popolazione con la parola “offesa”, per non essere stata ascoltata, per essere stata trattata come si usa con delinquenti violenti, per non essere stata capita.
Io sono stato offeso – ad un bivio per Mattie da Bussoleno
- da uomini in divisa della mia Nazione e dopo essermi fatto riconoscere
(testuale: “sei un animale, porta via queste bestie, io sono lo Stato…”)
mentre tentavo una mediazione limitata e che poi ha protetto proprio un
gruppetto di poliziotti, ma voglio ricordare l’insegnamento di san
Francesco: l’insulto fa male a chi lo lancia, non a chi lo riceve.
Grazie se fate circolare, grazie se rispondete, grazie se ci
aiutate a ragionare anche con critiche documentate e contrarie
a quanto qui ho esposto."
Fra Beppe Giunti, frate Guardiano del convento di San Francesco di Susa

Ieri sera il mio amico Dario Fo mi ha avvertito che
avrebbe partecipato alla trasmissione di Gad Lerner “L’infedele”
dedicata alla Val di Susa.
L’ho seguita, e il mio parere è che, se qualcuno poteva ancora avere
dei dubbi sulla inutilità del TAV in Val di Susa, dopo il
dibattito non ne aveva più.
Oltre a sindaci e abitanti valsusini erano presenti economisti,
politici ed ecologisti.
Nessuno ha potuto mettere in dubbio che nelle montagne è presente l’amianto.
Nessuno ha spiegato con cifre alla mano quali sono i benefici economici.
Qualcuno da Roma ha detto che non ci sono state cariche della polizia e poi, offeso dalle contestazioni, ha tolto il disturbo.
Qualcuno, un economista, ha detto che l’opera costerà tre/quattro volte il Ponte sullo Stretto di Messina.
Qualcuno, un economista, ha detto che quest’opera, più di cinquanta km di tunnel, sarà ripagata solo per il 10%, il resto sarà a carico dei contribuenti.
Tutti hanno detto che quest’opera è solo per le merci.
Tutti hanno detto che l’opera sarà finita solo tra 15/20 anni e che non si può prevedere quali saranno i flussi e la tipologia delle merci trasportate.
Lerner alla fine ha commentato: “Sembra che vi stiate parlando per la prima volta”.
A me pare di vivere sulla luna. Oggi da quest’opera ci guadagnano sicuramente le società che partecipano al progetto e ho il dubbio che siano trasversali a tutti i partiti.
Ps: chiedo ai Valsusini e a chiunque lo ritenga, di
inviarmi documenti, foto, filmati, utilizzando la email del Blog, per
documentare le ragioni del No Tav

Fino al 17 dicembre, data in cui si terrà la manifestazione a Torino contro il TAV, alla quale parteciperò, ho deciso di pubblicare un post ogni giorno dedicato alla Val di Susa, oltre al post quotidiano.
Oggi pubblico
il documento di un oncologo dell'Ospedale San Luigi di Orbassano
sui rischi dell'amianto in Val di Susa.
"Per la realizzazione delle gallerie previste per oltre 23 km,
il volume dei materiali contenenti amianto da scavare prima,
movimentare poi, e ifine stoccare è stato stimato in oltre un milione
di metri cubi (1.151.000), volumi peraltro passibili di aumenti anche
significativi. La possibilità che si verifichino condizioni di rischio
sanitario è assolutamente rilevante per quanto riguarda le attività
di scavo e di movimento terra..."

foto: Venaus, Val di Susa da www.legambientevalsusa.it
“Non vogliamo le milizie nelle valli” hanno scritto sui cartelli gli
abitanti della Val di Susa militarizzata dopo la protesta degli
abitanti dei piccoli comuni montani contro il progetto dell’Alta Velocità.
Le ragioni di queste persone contano meno di zero, infatti
nessuno gli ha chiesto PRIMA di avviare il progetto se erano d’accordo.
Sono loro che vivono lì e la loro voce è importante.
Rispondere con le forze dell’ordine è un errore.
I cittadini non possono solo subire le decisioni dello Stato,
perché si dà il caso che lo Stato sono loro, anche se i nostri
dipendenti in Parlamento non se ne sono accorti.
Qualcuno ha spiegato in un pubblico dibattito PRIMA agli
abitanti della Val di Susa gli impatti ambientali, i
benefici, i costi di questo progetto?
E qualcuno ha raccolto e valutato le loro opinioni?
Non possiamo continuare a imporre le decisioni come se fossero dettate
sempre da interessi superiori.
Le persone contano.
E poi siamo così sicuri che i dipendenti Pisanu e Lunardi abbiano ragione e i valligiani torto?
Le segreterie e il coordinamento provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino hanno riportato in documento ufficiale:
“l’opera, così come è stata progettata nel suo percorso di realizzazione, rappresenti un serio pericolo per la popolazione e per l’ambiente.”
E’ sufficiente per protestare?