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Il presente intervento è stato pubblicato sul quotidiano La Repubblica
Venerdì 20 luglio 2001 giornata di aperture del G8

Strategie per un futuro sostenibile

di Rita Levi Montalcini  e Guido Pollice

Il dibattito pubblico che in questi mesi si è aperto intorno all'agenda di lavoro degli otto "grandi" della terra, ci appare l'ambito più idoneo per proporre una rinnovata capacità di dialogo e di coesione fra comunità scientifica e comunità civile. Un dialogo tanto più necessario oggi che, in ogni angolo del pianeta, milioni di donne e uomini si sono posti nuovamente in cammino per ridisegnare le regole della convivenza all'interno della specie umana e fra la specie umana e il pianeta che la ospita, all'insegna di un denominatore che accomuna laici e religiosi, impegno civile nel Nord come nel Sud del mondo: il bene comune, gli interessi generali del pianeta al di sopra di ogni interesse di parte.
L'enorme divario nelle condizioni di vita tra i popoli della terra ad alto livello tecnologico, economico e industriale e quello dei popoli meno tecnologicamente avanzati, impone un intervento di tipo nuovo volto alla realizzazione di un futuro sostenibile. Il nostro modo di vivere e di pensare, il nostro modo di produrre, di consumare e di sprecare non sono più compatibili con i diritti dei popoli dell'intero globo. I meccanismi perversi dell'attuale modello di sviluppo provocano l'impoverimento, il depredamento degli ecosistemi, la negazione delle soggettività e delle differenze.

La violenza fisica contro i popoli in via di sviluppo si è rivolta gradualmente anche contro la natura. Con l'avvento delle tecnologie industriali e l'appropriamento delle risorse naturali sono stati distrutte foreste e migliaia di specie animali con drammatiche conseguenze per la vita di tutti gli esseri viventi e dell'intero Pianeta. Inoltre i paesi privilegiati hanno esportato nei Paesi del Sud scorie chimiche e nucleari provocando danni irreversibili.

Si è venuto inoltre a creare un sistema militare-industriale che è al centro della struttura del modello di sviluppo che si manifesta come incapacità di produrre ricchezza senza sganciarsi dalla produzione di armi. Tale produzione è indice di una crisi profonda della società che appare basata su un'economia di morte, con una militarizzazione che minaccia la pace.
Motivo non minore di allarme è l'aumento esponenziale della popolazione umana nei paesi sottosviluppati, nei quali le pressioni demografiche, economiche ed ambientali, stanno riducendo i margini di sopravvivenza, provocando movimenti in massa di emigrazione. Tutto ciò ha luogo mentre un decimo dell’umanità consuma il 40% delle risorse energetiche e si nutre molto più di quanto necessario, i 9/10 della popolazione della Terra devono combattere il flagello della fame e delle malattie provocate dalle infezioni di natura parassitaria, batterica e virale.
Da ognuna delle citate cause e, a maggior ragione dall’insieme di tutte, è generato lo stato di crescente angoscia che è oggi diffuso tra tutte le popolazioni, portate ad incolpare l’uno o l’altro dei fattori su elencati come primo o maggiore responsabile del disastro che minaccia il futuro e la stessa sopravvivenza della nostra specie.
Quali strategie si devono adottare per evitare catastrofi di dimensioni mondiali che oggi incombono sul futuro dell’umanità? La dimensione cosmica di questi pericoli comporta una normativa dei rapporti dialettici dell’uomo con la natura e le sue leggi.
Alla vigilia della riunione dei "potenti" della Terra, si è tenuto recentemente a Genova un incontro per offrire al G8 proposte costruttive attraverso strategie adeguate da mettere in atto. Il Direttore regionale della Banca Centrale Olandese ha affermato che: "Il 95% dei movimenti di denaro (2.000 miliardi di dollari al giorno) riguarda l’acquisto e la vendita di valute. Solo il 5% serve per il commercio dei beni e servizi. Gli effetti sono evidenti: crisi in Messico, Russia, Brasile e Sud-Est Asiatico. La speculazione sulle valute induce le banche nazionali ad alzare i tassi di interesse, e cresce il debito che pesa sui Paesi del Sud del globo. Così il potenziale beneficio che la globalizzazione potrebbe dare è seriamente compromesso".
Al fine di ovviare alle gravi conseguenze di questo libero scambio di capitale, che si verifica in tempo reale, è stato suggerito di tassare il movimento del capitale che si attua senza ogni sorta di regola. La proposta, meglio nota come Tobin-tax, che prende il nome dall'economista premio Nobel che l'ha elaborata, costituisce lo strumento immediatamente operativo per far fronte al dramma del crescente debito dei Paesi poveri, che potrebbe essere progressivamente estinto stabilendo una redistribuzione percentuale della Tobin-tax in base ai fabbisogni degli stessi Paesi.
Un problema oggetto di accese discussioni è quello sui rischi e vantaggi offerti dagli Ogm, notoriamente prodotti e immessi sul mercato dalle multinazionali, in forma massiccia. Non volendo entrare nel merito dei pregi o dei pericoli di danni di tali organismi, è quanto mai importante sottolineare la ricaduta degli Ogm a livello ambientale e finanziario a discapito non solo dei prodotti biologici non modificati, ma anche per le gravi conseguenze arrecate alle popolazioni che sono state private dei prodotti locali, loro riserve naturali da sempre.
Tra i grandi esperti, il biotecnologo prof. Claudio Peri (dell’Università di Milano), ha affermato che attraverso una corretta distribuzione l'agricoltura biologica potrebbe sfamare l’intera popolazione umana, senza dover necessariamente ricorrere ai prodotti geneticamente modificati. Oggi anziché ricorrere alle sempre più frequenti discussioni sterili sui vantaggi o i danni apportati dalle applicazioni non controllate delle biotecnologie, si impone all’intero genere umano di essere consapevole di poter far fronte alle varie problematiche ricorrendo alle ricchezze naturali e non sfruttate del pianeta Terra che è imperativo preservare e tutelare per la realizzazione di un futuro sostenibile.
Infine, la questione OGM, che troppo spesso è strumentalizzata come argomento di contrasto fra scienza e società, in realtà non è che uno dei molteplici motivi di conflitto in corso con gli interessi particolari delle multinazionali, le cui finalità sono i profitti di carattere finanziario.
Cambiare rotta è ancora possibile, farlo è un dovere di tutti e per tutti.


Rita Levi Montalcini
Presidente Onorario Green Cross Italia

Guido Pollice
Presidente associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)
Presidente Green Cross Italia

Vice Presidente Green Cross Iternational


P.S.
Nei colloqui bilaterali italo-statunitensi, previsti a margine del G8, l'Amministrazione americana sembra intenzionata a premere sul Governo del nostro Paese per la revoca del Decreto Amato che nell'agosto 2000 ha disposto il divieto alla commercializzazione in Italia di quattro varietà di mais Ogm. Un divieto promulgato alla conclusione di due anni di verifiche, nel corso delle quali tanto il Consiglio Superiore di Sanità che l'Istituto Superiore di Sanità si sono ripetutamente pronunciati giudicando fondata la denuncia dei tecnici di VAS, e cioè che i quattro mais Ogm venivano commercializzati senza disporre dei requisiti richiesti della normativa UE. In nome di cosa e nell'interesse di chi l'amministrazione statunitense chiede al Governo di uno Stato sovrano, al nostro Governo, l'abiura di norme che regolano la convivenza sociale e di istituzioni pubbliche che ne garantiscono l'applicazione?

R A S S E G N A    G 8

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