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Questo articolo apre una serie di contributi che Vasonline.it  pubblicherà sul tema degli inceneritori.


Inceneritore per rifiuti solidi urbani o meglio Termovalorizzatori
Impianti indispensabili o evitabili ?

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di
Giorgio Diaferia, del Consiglio Nazionale di VAS

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La produzione di rifiuti solidi urbani continua ad aumentare, una corsa sfrenata verso la distruzione di materie prime assolutamente esauribili e che occorrerebbe riciclare e riutilizzare.In generale la produzione di rifiuti compresi quelli tossici, sanitari ed industriali supera, in Italia,i 100 milioni di tonnellate all’anno.
Nell’opinione pubblica il rifiuto è ancora troppo spesso un inevitabile risultato del vivere comune ed una sua conseguenza da contenere forse più per una moda degli ambientalisti o dei politici che sono o intendono apparire più illuminati e sensibili al problema del ripulire le strade e le campagne dai rifiuti abbandonati, che una reale esigenza del vivere civile.Chi ha invece capito che il rifiuto è oro, è la criminalità organizzata, in effetti da uno degli ultimi rapporti del nucleo speciale dei Carabinieri per la tutela ambientale emerge che circa 1/3 del business dello smaltimento illegale dei rifiuti è in mano alla criminalità organizzata con un giro d’affari che supera largamente i 120 mila miliardi di vecchie lire all’anno.

Siamo un paese di discariche, molte, troppo di queste oltre 4.000 abusive e di queste più di 700 tossiche con quasi tutto il nostro paese rappresentato, non si fanno torti a nessuno, il record è della Puglia con circa 600 discariche abusive,segue l’industrialissima Lombardia con 540 e poi la Calabria con circa 450, per parlare solo di quelle scoperte; ma oltre che per numero le discariche abusive devono essere anche identificate per superficie, ad esempio nel Veneto ve ne sono numericamente meno che in molte altre regioni ma sono oltre 5 milioni i metri quadrati di superficie occupati e quasi tutti concentrati nell’area di Mestre..Le discariche abusive inquinano moltissimo a causa di metalli pesanti,di microrganismi presenti nei processi di putrefazione dei prodotti organici, di sostanze radioattive, possono dare infiltrazioni nelle falde acquifere, contaminano i terreni che muoiono danneggiando irreparabilmente l’economia agricola di vaste zone del nostro paese; inoltre le bonifiche ambientali da contaminanti provenienti da discariche abusive costano milioni di euro così che dopo aver inquinato oggi le organizzazioni criminali si ripropongono sotto la veste di “bonificatori”, un business ancora più redditizio dello smaltimento illegale di rifiuti tossici e nocivi.

Quindi ridurre la produzione di rifiuti, riciclando, recuperando in modo differenziato per riutilizzare le materie prime, ricordo come oltre il 70% dei rifiuti viene ancora oggi conferito in discarica. Una buona raccolta differenziata, oggi ferma a poco più del 14% in Italia, può tranquillamente superare gli obiettivi del decreto Rochi attestandosi su un 50% nazionale, ma i ritardi in questo senso sono enormi con comuni che si attestano su percentuali di differenziata attorno al 10% e quindi multabili secondo quanto previsto dal Decreto suddetto, a dimostrazione che forse si pensava che il decreto non sarebbe mai stato applicato e comunque almeno per il primo anno la penale da pagare sui punti percentuali in meno è risultata in molte regioni più conveniente rispetto all’adeguamento al decreto stesso.

Si calcola che circa il 30% di rifiuti differenziati, con separazione dell’organico e dopo essere stati essiccati dovrebbe comunque subire uno smaltimento sia esso in discariche o in impianti di termovalorizzazione.ed in questo ultimo caso si dovrà prevedere anche una discarica di servizio per lo smaltimento delle scorie prodotte.

Dunque un primo dato che vorrei proporre è che, in caso di scelta di un impianto di Incenerimento, non si propone di incenerire il rifiuto tal quale, un altro è che il trasporto dei rifiuti verso e dall’impianto di termovalorizzazione dovrebbe avvenire su ferrovia piuttosto che su gomma per diminuire l’impatto ambientale legato alla movimentazione su strada dei rifiuti e delle scorie .Ancora, la collocazione di un impianto, fatte salve tutte le verifiche di impatto ambientale tra più siti, dovrebbe tenere conto della possibilità primaria di utilizzazione in zona dell’energia termoprodotta.

Attualmente gli impianti di Incenerimento per rifiuti urbani sono circa 60 in Italia, molti sono impianti vecchi , pochi gli impianti moderni, si incenerisce meno del 10% dei rifiuti ma il dato di primaria importanza è oltre alla modernità del sistema, alla sua capacità di scarso utilizzo dei combustibili ausiliari, la preselezione del rifiuto ed il campionamento costante delle sostanze emesse da parte di un ente terzo pubblico di documentata esperienza nel settore ed in grado anche di prevedere l’intervento di messa in sicurezza dell’impianto in caso di incidenti. Non vi è dubbio che occorra la istituzione di una struttura deputata ai controlli, che mediante studi epidemiologici, zoologici, agrari fissi il punto zero da cui parte il territorio su cui si intende costruire un impianto di Incenerimento. Un altro criterio di scelta deve essere quello di non costruire un impianto in zone agricole poiché le tanto temute diossine, che sono uno dei prodotti più tossici e cancerogeni che si potrebbero sviluppare nel corso di un processo di incenerimento, vengono normalmente assunte con l’alimentazione vegetale o anche da carni di animali contaminati piuttosto che inalate.

Ritengo sulla base delle più ampie cautele presentate, del fatto che certamente una discarica inquina assai di più ed in modo assai meno controllabile rispetto ad un moderno impianto di incenerimento, gestito correttamente da una società a controllo pubblico e che abbia la tutela della salute e dell’ambiente come suo principale obiettivo, che la soluzione dell’ incenerimento dei rifiuti solidi urbani ed assimilabili sia praticabile con un presupposto fondamentale, a condizione che prima si sia stabilmente raggiunta una percentuale non modificabile di raccolta differenziata non inferiore al 50-60%.

 

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