| Editoriale
del 4 Settembre 2002
Le Ong e
il lavoro della zanzara Chee Yke Ling, del Third World Network, centro di ricerche asiatico con cui collabora anche Walden Bello, sottolinea l'importanza di questo risultato costato una dura battaglia «l'obbligo di continuità con le regole del Wto previsto dal paragrafo 17 avrebbe comportato l'invalidamento di ogni accordo stipulato al di fuori della logica del mercato. E' una vittoria importante». Fra le Ong e fra le organizzazioni della società civile nessuno
nega che a Johannesburg c'è stato un passo indietro rispetto a Rio. Oxfam, agguerrita Ong che ha partecipato attivamente alla vittoria
del governo sudafricano contro big pharma, insiste soprattutto su questo punto: l'abbandono totale di ogni ipotesi di risarcimento Ovviamente nessuno si aspettava che al Vertice ufficiale venissero firmati accordi «contro la privatizzazione del vivente» o per «lo smantellamento del traffico internazionale di armi», come chiedevano le Ong, né che si procedesse alla «riforma agraria globale» come voleva il movimento dei Senza terra, ma di certo qualche segnale, seppur debole, poteva essere dato. Energie rinnovabili, riduzione delle emissioni inquinanti, codici di condotta vincolanti per le transnazionali sono misure tutt'altro che rivoluzionarie ma anzi perfettamente rispondenti alla logica del libero mercato. Ma, evidentemente, siamo ben oltre - o ben più indietro - i dettami del vecchio Adam Smith. Altro che concorrenza leale: qui siamo alla rapina indiscriminata, dove la lobby petrolifera, quella farmaceutica e quella degli armamenti, dettano le regole ai governi. Le Nazioni Unite in veste di Ponzio Pilato che si sono viste qui non sembrano più avere motivo di esistere se i cosiddetti "accordi" firmati lasciano piani di attuazione, controllo e soldi in mano ai privati. E il movimento dei movimenti? Analizzarne i percorsi e fare
ipotesi sul "dopo Jòburg" è davvero complicato. Di certo si può dire che il tentativo di "cavalcare la tigre" messo in atto dal Alla fine si può dire che la cooptazione governativa sia fallita
senza troppo danneggiare il movimento delle Ong e delle organizzazioni della società civile visto che ognuna se n'è andata Tutto è perduto, dunque? Niente affatto. Se c'è una cosa che
t'insegna l'Africa è che piangersi addosso è un lusso. I piccoli gruppi che ieri, nell'ultimo giorno del contro-vertice, hanno
continuato imperterriti a lavorare lo sanno molto bene: sono in ballo e devono ballare. Qui non si lotta per vincere, qui si lotta per
sopravvivere. Sembrava davvero strano, ieri, quel brulicare di gente che continuava a parlare, a scambiarsi numeri di telefono e
indirizzi di posta elettronica, a darsi appuntamenti e prendere impegni mentre i potenti del pianeta se ne stavano nei ristoranti di Può sembrare stupidamente testardo continuare a denunciare il
comportamento delle transnazionali del farmaceutico contro le medicine naturali, come fa la tedesca Rath Foundation durante la
sua ennesima conferenza, o seguitare a scambiarsi opinioni sulle strategie da attuare per «riprendersi i centri urbani» come avviene
durante il seminario della sudafricana Piki-Tup, ma a volte bisogna andare avanti a testa bassa. Come quel gruppo di avvocati
per l'ambiente dell'associazione Environmental Law Institute che ieri pomeriggio distribuivano copie del loro «manuale per
l'autodifesa» di foreste, fiumi e comunità attraverso l'utilizzo della normativa vigente» agli avvocati dei minuscoli villaggi spersi in
questo immenso continente. Ma, a tarda ora, le copie E' pura e semplice demagogia credere che il lavoro ininterrotto di questa gente, la sua spontanea, generosa e fantasiosa capacità di organizzarsi conti qualcosa? E' stupido ottimismo a braccetto con la stupida testardaggine di cui sopra? Può darsi. Forse l'unica risposta a queste domande l'abbiamo trovata in uno dei mille cartelli che campeggiavano
sulla porta di una delle cento sale riunioni del Nasrec: "Se pensi di essere troppo piccolo per dare fastidio, prova a dormire con una
zanzara in camera". |