| Editoriale del 18
Novembre 2001 WTO: esorcismo globale
FINO ALL'ULTIMO MINUTO Un suq, ha detto il TG1. Un gigantesco childrens party dove ogni bambino vuole arraffare il suo dono, lha definita il Financial Times. Nelle ultime ore, lassemblea generale del WTO sembrava tutto meno che una riunione di responsabili statisti chiamati a decidere sui destini del mondo. Con gli occhi rossi per la mancanza di sonno, ognuno rilanciava le proprie pretese cercando di venire a compromessi con le contraddizioni che stavano dietro a ciascun delegato di ciascun paese. Di fatto, come si è visto nella delegazione più potente, ovvero quella statunitense, la guerra ha accelerato una contraddizione sotterranea interna, presente già dai tempi di Seattle: quella fra un blocco di potere sostanzialmente protezionista, rappresentato da un Congresso fermamente intenzionato a difendere i propri lavoratori e le proprie industrie dagli effetti di ulteriori cicli di liberalizzazioni, e un altro blocco di potere, che si potrebbe definire espansionista, rappresentato dalle grandi transnazionali che hanno tentato, senza riuscirci, di avere un mandato molto forte, il cosiddetto fast-track una sorta di assegno in bianco per trattare a Doha. Finora la contraddizione dei paesi ricchi, sempre esistita, poteva venire comodamente gestita attraverso la prassi della doppia morale: protezionismo con i prodotti degli altri vedi le norme anti-dumping contro acciaio e tessili e ultraliberismo con i prodotti propri. La doppia morale si è però inceppata di fronte allalzata di testa dei paesi in via di sviluppo, che hanno gestito al meglio sia come gruppo, sia per proprio conto - il potenziale fornito dal clima di "ora o mai più" che regnava a Doha. Secondo i media dellestablishment sono loro i vincitori. Dichiarazione naturalmente strumentale, ma è innegabile che, per la prima volta, si sono sentite le voci di paesi finora afasici, e che è stata loro limportantissima vittoria riportata sullindustria farmaceutica. LA GUERRA DEI BREVETTI SUI FARMACI Fanno benissimo gli attivisti delle Ong a sottolineare i limiti dellaccordo, come fa Oxfam, protagonista della battaglia, che evidenzia "lenorme lacuna presente nel testo che riguarda i paesi che non dispongono di proprie capacità produttive". Oxfam, come altre Ong, si riferiscono alla modifica dei Trips, gli accordi sulla proprietà intellettuale, che consentono la sospensione dei brevetti in caso di crisi sanitaria nazionale. Grazie a questa modifica il paese che decidesse di produrre da sé i propri farmaci come ha fatto il Brasile per combattere la pandemia di Aids - non rischia più di incorrere nelle sanzioni economiche internazionali. Una modifica importantissima che, fino alla primavera scorsa, quando il governo sudafricano fu trascinato in tribunale per la Legge Mandela che sosteneva esattamente questa possibilità, sembrava impossibile. Una vittoria ottenuta, oltre che sulla proposizione di un progetto comune di accesso ai farmaci, ideato dal Gruppo africano, puntando anche sulla psicosi statunitense dellantrace e sul fatto vedi il caso che la multinazionale che produce lanti-antrace è tedesca. Dallaccordo resta però fuori un aspetto importante, la lacuna appunto segnalata da Oxfam. Uno stato può produrre in proprio i farmaci generici necessari invocando quella che si chiama "licenza forzata" ma non può ricorrere alle "importazioni parallele", ovvero andare a comprare il generico da chi lo offre al prezzo più accessibile. Laccordo beneficerà quindi quei paesi in grado di produzioni proprie, Brasile, Thailandia, Egitto, India e, ovviamente, i paesi industrializzati, ma potrebbe non avere effetti su quel 25 per cento di popolazione africana infettata dallAids, che abita in paesi privi di possibilità produttive. In sintesi è stata conseguita unimportante vittoria, ma la lotta è ancora lunga. AGRICOLTURA: LA PARTITA EUROPEA La questione farmaci non è stata lunica su cui gli ultrà liberisti hanno dovuto mollare la presa. Mentre piccole concessioni aperture di quote di mercato, abbassamenti di tariffe doganali venivano fatte a tutti, si stava bene attenti a non menzionare una bestia nera, la liberalizzazione dei servizi, quei GATS visti come il fumo negli occhi da buona parte dei paesi membri e da tutte le componenti della società civile. Rispunteranno, ci si può giurare, in momenti più propizi. Ma la partita più complicata, e quella di più grande impatto politico, si è giocata sullagricoltura. Oggi, nella maggior parte dei Paesi nord europei e negli Stati Uniti, è facile trovarsi a fare colazione con succo di arancia della Florida, acqua minerale francese, formaggio olandese, tè indiano, biscotti italiani e banane centroamericane. E il risultato più tangibile della globalizzazione, quello, come dire, nella bocca di tutti. Ed è anche quello che ha fatto più vittime: milioni di contadini sono stati espropriati delle loro terre, schiavizzati, deportati e perfino uccisi nellimporre questo modello di produzione alimentare. Sulla liberalizzazione dellagricoltura e sulla riduzione ai sussidi, il cosiddetto gruppo Cairns, ovvero i ricchi Stati Uniti, Australia e Canada, ma anche i ben più poveri Argentina e Brasile, si sono giocati il tutto per tutto contro unEuropa protezionista e contro un gruppo di paesi in via di sviluppo, capeggiati dallIndia, intenzionati a non mollare su temi quali la sicurezza alimentare, la protezione dei piccoli coltivatori e delle produzioni locali dallinvasione del cibo spazzatura delle transnazionali. In una partita a scacchi maledettamente complicata sembra alla fine aver vinto lEuropa, ma è meglio dire la Francia, che è riuscita a portare a casa un bel risultato: quello di svuotare completamente laccordo. In sintesi gli europei alla fine hanno accettato di firmare un documento in cui ci si impegna per leliminazione graduale dei sussidi pur lanciare il nuovo ciclo di negoziati, salvo però specificare che laccordo non è vincolante per le discussioni che verranno. E come accettare di firmare un contratto solo se contiene la clausola: "questo contratto non impegna nessuno". Niente male come artificio retorico. * dell'Esecutivo Nazionale di VAS |