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Editoriale del 7 Novembre 2001


Petrolchimico di Marghera: Il silenzio dei colpevoli

di Giannandrea Mencini *

Nella Carta Costituzionale italiana all'art. 32 si afferma che la Repubblica tutela "la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività". Né il diritto individuale e l'interesse collettivo sono rimasti, nella Costituzione, isolate affermazioni di principio ma, anzi, hanno acquistato una più precisa tutela dalla limitazione di altri diritti, anch'essi costituzionalmente garantiti. Per esempio si fa riferimento al diritto di proprietà (riconoscendo tra l'altro la Costituzione, all'art. 41, la libertà dell'iniziativa economica privata) che non può essere esercitato indiscriminatamente, soprattutto quando esso pregiudica il fondamentale e primario valore della salute. Il 2 comma dell'art. 41 stabilisce infatti che l'iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Tale norma, mi sia permesso di dire, esplica la sua più significativa incidenza quando l'attività industriale, garantita e protetta per la sua funzione sociale, perde ogni tutela se si svolge in contrasto con la sicurezza e la dignità umana. E' evidente che il diritto del cittadino e l'interesse della collettività alla salute non possono essere efficacemente garantiti se non vengono garantite anche la tutela e la difesa dell'ambiente, specialmente dai rischi di degradazione ambientali causati dall'attività economica sia pubblica che privata.

In questa breve riflessione "civica" abbiamo potuto riscontrare alcune "parole chiave" usate dalla carta costituzionale fondamento giuridico del nostro Paese: salute, libertà, diritto, dignità umana, tutela. Queste parole, di grande valore civico, sono state schiaffeggiate, derise, dalla sentenza del 2 novembre, ironia della sorte giorno dei morti, letta in un silenzio sempre più amaro dal Presidente del Tribunale Nelson Salvarani nell'aula Bunker di Mestre.

Non c'è giustizia per i morti del Petrolchimico di Porto Marghera, non c'è rispetto per la dignità umana, non c'è rispetto per la salute umana, non c'è tutela per l'ambiente lagunare violentato per anni da una industria senza regole. Il senso delle righe scritte sopra, le motivazioni della carta costituzionale, appaiono deboli di fronte a questa sentenza.
Questi valori costituzionali non sono stati difesi dalla magistratura, che mai nel passato fino al processo iniziato da Casson su una precisa denuncia di un operaio, aveva aperto una sola inchiesta in proposito ma, nemmeno, dal mondo politico veneziano che aveva scritto paradossalmente negli anni '60, nelle norme di attuazione del PRG comunale (abrogato solo nel 1990) "nella zona industriale di Marghera troveranno posto prevalentemente quegli impianti che diffondono fumo, polvere o esalazioni dannose alla vita umana, che scaricano nell'acqua sostanze velenose, che producono vibrazioni".

Quelle persone che permisero lo scempio ambientale attraverso l'incontrollato sviluppo industriale di Porto Marghera, quelle persone che votarono provvedimenti che si sarebbero dimostrati catastrofici nei decenni successivi, quelle persone di diritto che non indagarono nascondendosi dietro la mancanza di precise normative senza però far nulla per crearle, oggi non parlano, non intervengono, guardano questa vicenda in silenzio, il silenzio dei colpevoli.

Giannandrea Mencini


* del Consiglio Nazionale di VAS



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