| Editoriale del 24
Ottobre 2001 Essere ambientalisti oggi di Fabrizio Giovenale *
Per questo come ambientalisti e non solo abbiamo seguitato a prendercela con lEconomia Globale (le Multinazionali, il Fondo Monetario, il WTO, la World Bank, la regia statunitense di tutto il marchingegno) per gli sfruttamenti spietati del mondo povero, della nostra Terra e delle sue risorse. E ci siamo posti il problema di come contrastarlo, il Sistema, controbatterlo, indebolirlo. E delle alternative, dei modi possibili per rimettere in sintonia la nostra specie col nostro mondo. Oggi però, con il crollo delle Due Torri, il quadro è molto cambiato. Prima ce ne faremo una ragione, meglio sarà. E cambiato perché mentre "prima" le motivazioni delleconomia stavano al primo posto e alla violenza - alle bombe - era riservata soltanto una funzione di riserva e di appoggio, con l11 settembre la violenza ha occupato il centro della ribalta: sotto laspetto scellerato della strage terrorista e sotto quello della ritorsione, della vendetta. Per effetto di quellevento lEconomia Globale sta perdendo colpi. E tuttavia le preoccupazioni al riguardo passano per ora in secondo piano rispetto ai venti di guerra e alle smanie di distruzione. Così la competizione per la supremazia mondiale sta assumendo laspetto barbaro di una gara fra assassini. Brutalmente detto, infatti, le stragi di Manhattan e del Pentagono hanno assunto il significato di un preciso messaggio a chi si era arrogato nel mondo il "diritto di uccidere": "guardate che cè chi è capace di battervi sul vostro stesso terreno". Tanto da far sembrare che sia stato soprattutto lattentato a quel monopolio ad esser avvertito dal governo USA come offesa, e a scatenare per reazione le bombe sullAfghanistan senza riguardi per la popolazione innocente. ...Come se si avesse urgenza di riportarsi allo stesso livello di spietatezza e crudeltà gratuita dell avversario. Lo ha confermato il bombardamento "dimostrativo" su obiettivi iracheni del 13 ottobre. Che ha fatto assai meno scalpore (forse anche perché in Iraq non ci sono torri alte 400 metri da far crollare), ma che è sembrato rispondere a una logica simile. Situazione che non è stata migliorata, ovviamente, dallipocrita scelta del tipo bastone-e-carota di far piovere insieme dal cielo strumenti di morte e razioni alimentari, come riaffermazione del diritto del ricco tanto di sfamare il povero che di ammazzarlo. "Ti tiro una bomba e ti do un pezzo di pane": insieme alla minaccia lumiliazione, loffesa di trattarli da mendicanti. Che ha portato alle reazioni "di dignità" di rifiutare gli aiuti, di dar fuoco alle casse di viveri... Così assurdità chiama assurdità, infamia chiama infamia... Il che giustifica la nostra doppia presa di distanza e il doppio rifiuto. Daltra parte però come ambientalisti - nella misura in cui i cambiamenti che quella giornata ha portato nella situazione politica-economica mondiale vanno in direzioni favorevoli alle nostre tesi faremmo male a non tenerne conto. I punti che seguono, quindi, tentano di dare qualche prima risposta in chiave ambientalista alla domanda: "in che e come ciò che è avvenuto e sta avvenendo nel mondo può influire sugli orientamenti globali? e tradursi in linee di azione?". 1° - Le bombe al posto degli alberi Come ambientalisti abbiamo un motivo in più per deprecare la piega che hanno preso gli eventi. E che gli ordigni di guerra oltre che agli esseri umani fanno male allambiente. Al territorio. Lo contaminano. Lo avvelenano. Rendono proibitiva la vita dei superstiti. Può sembrare uningenuità (secondo me non lo è), ma la prima cosa che le immagini dei territori afgani ci fanno venire in mente è che avrebbero bisogno soprattutto che ci si ripiantassero alberi. Che si facesse ogni sforzo per arginarne la desertificazione. E a questo non servono certamente né le mine anti-uomo di cui quei terreni sono seminati da ventanni, né i nuovi crateri aperti dai missili, né i proiettili perforanti alluranio. Ogni bomba che esplode è una speranza in meno per la vita futura su queste terre. 2° - Il governo del mondo Ancora: come ambientalisti riteniamo che tra gli obiettivi di chiunque abbia a cuore come noi le sorti dellumanità sia giusto mettere al primo posto la questione internazionale. "Rifondazione del patto costituente delle Nazioni Unite" (L. Ferraioli, "Manifesto"). Tribunale internazionale per i crimini contro lumanità. Forze di polizia internazionali. Contrastare cioè la pretesa USA di erigersi a gendarmi del mondo: tanto "in linea di principio" che per lincapacità che hanno dimostrato di saper guardare al di là dei loro diretti interessi. Collegarsi invece con quanti in altri paesi condividono lesigenza di più giustizia. Operare insieme per il futuro della casa comune. Sostenere questa linea allinterno del Movimento Anti-Global. 3° - Più Stato, sì, ma per i nostri fini Tutti daccordo che - rispetto alla direttiva-guida dellEconomia Globale "più mercato e meno Stato" - l11 settembre ha determinato un capovolgimento netto. E necessario "più Stato", adesso, per la caccia ai terroristi e per le azioni di guerra, per sostenere le Compagnie aeree in crisi, evitare il panico in Borsa, incoraggiare i consumi e via via. Come ambientalisti ci può star bene. Sappiamo i guasti delleconomia di mercato a dimensione mondiale, e avvertiamo fortemente il bisogno di un ritorno al primato della politica. Ma lo Stato che vogliamo noi è unaltra cosa. Non si può tradurre soltanto in "più esercito, più polizia e più giustizia penale", che significano tra laltro meno democrazia e meno libertà per i cittadini. Dobbiamo lavorare perché più Stato significhi sì controllo sulleconomia, ma significhi anche più impegno per il risanamento dellambiente, significhi "riabilitazione dello Stato sociale" (A.M. Merlo, "Manifesto"), e significhi soprattutto non meno libertà ma più libertà, non ritorno a sistemi autoritari ma più democrazia: in tutte le sue espressioni e a tutti i livelli. 4° - Lambiente e le libertà La caccia ai terroristi ha già scatenato la tendenza a ridurre gli spazi di libertà. Per tutti, ma soprattutto a danno delle sinistre: e già i tentativi di demonizzarle si vanno moltiplicando. Appare meno probabile, tuttavia, che vengano limitate altrettanto le libertà di parola e di denuncia sulle questioni ambientali: perché di solito non si presentano come "direttamente" politiche (anche se di fatto lo sono), e perché hanno la cattiva abitudine di imporsi da sé allattenzione, di quando in quando, sotto forma di frane alluvioni e quantaltro. Nella misura in cui situazioni simili venissero a concretizzarsi, potrebbe nascere per noi ambientalisti la possibilità di offrire alle componenti del Movimento NoGlobal - luso dei maggiori spazi di libertà di cui ci trovassimo a disporre rispetto a loro... 5° - Economia Globale in crisi e rilanci possibili dei cicli economici locali Paure, controlli, costi maggiori, difficoltà dei trasporti aerei dopo l11 settembre pongono e porranno ancora a lungo, probabilmente, ostacoli al funzionamento di unEconomia Globale fondata in così gran parte sugli spostamenti di merci e lavorazioni da un paese allaltro descritti da Naomi Klein in "NoLogo". Tra le linee di azione ambientaliste, daltra parte, cè da tempo il rilancio dei cicli economici locali di produzioni e consumi: per risparmiare energia nei trasporti di merci e relativi inquinamenti, per ripristinare le colture più adatte ai caratteri dei diversi luoghi, perché ciascun paese possa recuperare margini di autonomia e sottrarsi il più possibile alla dipendenza dalle Multinazionali, per indebolire così il Sistema e ridurre le sue capacità di far danno. Gran parte del Movimento nato a Seattle dai Sem Terra a Josè Bovè è su queste posizioni. La crisi del trasporto aereo, con gli ostacoli che ne potranno conseguire per gli spostamenti di merci, rende la situazione più favorevole a questa scelta. Si offre così a tutti noi e al Movimento una occasione importante da non lasciarsi sfuggire - per appoggiare le scelte economiche luogo- per-luogo. Che appare come il solo modo "pacifico" di portare al Sistema un attacco in grado di trasformarlo in profondità. 6° - "Eco-compatibilità" dei cicli locali Come ambientalisti siamo interessati a che - soprattutto nei paesi i cui territori hanno subito degrado e danni per gli effetti del Sistema Globale (disboscamenti, inaridimenti, inquinamenti etc.) - si torni il più possibile a metodi di coltivazione e colture congeniali alla natura dei luoghi. E che ciò sia fatto, naturalmente, in armonia con le diverse situazioni - idrogeologiche, vegetazionali, ambientali in genere - mettendo in atto le operazioni necessarie per il ripristino di condizioni favorevoli: rimboschimenti, regolazione delle acque etc.. 7° - Agricoltura, produzioni e commercio locali:obiettivi da perseguire Sempre nel quadro delle compatibilità ambientali, nel combattere l Economia Globale è necessario porsi lobiettivo di dare appoggio, a livello locale, alle attività agricolo-zootecniche, manifatturiere, artigiane, di servizio, commerciali e quantaltro. Anche in termini di occupazione e qualità del lavoro. 8° - Pace e non-violenza: la scelta della laicità Da tutto quel che sta accadendo risulta con chiarezza che, nella presente situazione del mondo, lessere pacifista è destinata ad essere sempre più una scelta di militanza attiva. Basata su di un"etica nutrita di razionalità", intesa come senso di responsabilità verso il futuro della specie. Questo per ricordare che - in una fase storica in cui quanto di peggio avviene e minaccia di avvenire nel mondo somiglia tanto alle vecchie guerre di religione - gli ambientalisti faranno bene ad appellarsi soprattutto alloggettività scientifica e alla razionalità. A presentarsi dichiaratamente come portatori di scelte laiche. In questottica il diritto alla vita di tutti gli esseri umani (il "non uccidere") va considerato - al di là del comandamento biblico tanto disatteso e contraddetto - come un portato del nostro specifico processo evolutivo. Del ruolo che il pensiero umano di qualunque essere umano - può essere chiamato ad assumere come "mezzo scelto dalla materia cosmica per acquistare coscienza di sé", secondo le parole di Italo Calvino. 9° - Scelta pacifista e "disobbedienza civile" E chiaro daltra parte che la nostra scelta di non-violenza non dovrà significare in nessun modo rinuncia: né allopposizione politica né alle azioni di denuncia e protesta né se del caso alla disobbedienza civile. A proposito della quale sarà bene aver chiara la distinzione fra le sue manifestazioni "alla Gandhi" (resistenza passiva, boicottaggi, rifiuto di certi acquisti) e le azioni sul modello di Greenpeace, o di Josè Bovè (ostruzioni, occupazioni, sabotaggi). Non-violente le une e le altre, ma le seconde spinte talvolta oltre gli stretti limiti della legalità. E quindi adatte a situazioni diverse: alle pacifiche iniziative collettive le prime, allazione di gruppi ristretti in situazioni estreme le seconde. Nel "fare della non-violenza una disciplina di vita" per ricorrere ancora alle parole di Gandhi di distinzioni simili sarà bene tener conto. Anche "per non passare dalla parte del torto". * Forum Ambientalista, giornalista Larticolo di Fabrizio
Giovenale, come si suole dire mette i piedi nel piatto. |