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Editoriale dell' 8 giugno 2002


INIZIA IL FORUM DELLA SOCIETÀ CIVILE MONDIALE, IN PARALLELO AL VERTICE FAO:
si afferma il legame tra OGM e sovranità alimentare dei popoli

di T.P.


In questi mesi, nel quadro delle attività del Comitato italiano organizzatore del Forum delle Ong/Osc , il Gruppo di Lavoro sulle biotecnologie ha portato avanti - con il coordinamento di VAS - un lavoro costruttivo, a partire, evidentemente, da un approccio europeo alla questione. 
Il documento conclusivo del Gruppo di Lavoro avanza una serie di richieste ai delegati dei governi riuniti per il Vertice FAO, alla Commissione europea e al governo italiano. In primo luogo, sollecita una moratoria internazionale sugli OGM, sulla base della piena applicazione del principio di Precauzione sancito dal Trattato di Maastricht. La normativa europea in materia appare frammentata e a volte contraddittoria, ed evidentemente la lobby dell'agro-business fa sentire il suo peso, accreditandosi in maniera spesso autoreferenziale. All'Unione europea si chiedono norme chiare, informazione corretta e soprattutto l'introduzione del principio della soglia zero di tolleranza alla contaminazione delle sementi in ingresso nel territorio comunitario. Si chiede poi la rinegoziazione della Direttiva 44/98 che ha introdotto la possibilità di brevettare il vivente, affermando il principio No patents on life.

Gli OGM - ed è proprio il Forum Ong/Osc per la Sovranità alimentare, parallelo al vertice FAO sull'alimentazione, l'occasione per affermarlo - non hanno solo ripercussioni sanitarie ed ambientali. Esiste un legame profondo tra la vicenda delle manipolazioni genetiche in campo agro-alimentare e la concreta possibilità per i popoli di conseguire la sovranità alimentare. La questione OGM mostra, meglio di qualunque altra, come il modello economico neoliberista, applicato a una dimensione globalizzata, acuisca il divario tra Nord e Sud del mondo, tra la minoranza che detiene il controllo delle risorse e la maggioranza afflitta dalla piaga della malnutrizione. La questione OGM si presenta infatti, in misura crescente, come una questione di accesso alle risorse. 

Attraverso lo strumento del brevetto, le multinazionali si assicurano la proprietà delle risorse genetiche, grazie ad una forzatura del diritto brevettuale. Una volta ottenuta la proprietà, le stesse multinazionali detengono il controllo sull'utilizzo di tali risorse, ad esempio sulla coltura di sementi GM. Il che conduce le multinazionali ad accampare pretese economiche sull'utilizzo dei semi, nonché ad avanzare rivendicazioni sui raccolti contaminati, come nel caso dell'agricoltore canadese Percy Schmeiser, da cinque anni in causa con l'industria Monsanto: caso emblematico di una piccola azienda agricola convenzionale contaminata dalle coltivazioni GM circostanti, per questo condannata in primo grado a corrispondere a Monsanto una somma pari a circa 100.000 euro.

Principale target di mercato per le multinazionali del biotech, per evidenti ragioni di profitto, resta la conquista del Nord industrializzato. La situazione attuale si caratterizza, tuttavia, per un progressivo isolamento delle multinazionali del biotech, a fronte dei pesantissimi investimenti effettuati nella ricerca. L'industria del biotech, dopo aver persuaso i governi e le confederazioni agricole di Stati Uniti, Argentina e Canada delle potenzialità in termini di resa e profitto dei raccolti GM, si scontra oggi con l'opposizione della pubblica opinione nella quasi totalità degli altri Paesi, senza contare la crescente avversità dei consumatori statunitensi. 

Ciò sta producendo un cambiamento nelle strategie di marketing delle multinazionali biotech, che viaggia su due binari paralleli. In primo luogo, le aziende puntano meno sulla ricerca del pubblico consenso, per affidarsi in misura crescente alla strategia del fatto compiuto. Attraverso la contaminazione delle filiere sementiere e alimentari, ritengono di convincere il legislatore e la pubblica opinione dell'irreversibilità dell'introduzione degli OGM e dell'impossibilità di distinguere tra sementi/mangimi/alimenti convenzionali e sementi/mangimi/alimenti GM. Il secondo binario consiste nel persuadere la pubblica opinione e gli organismi scientifici che le manipolazioni genetiche possano assumere un importante ruolo nella lotta contro fame nel mondo. Parte della ricerca delle multinazionali, ma una parte residuale, è attualmente rivolta in questa direzione: colture transgeniche resistenti alla siccità o tolleranti al sale per consentire la coltivazione di prodotti alimentari nelle terre marginali e accrescimento del valore nutritivo dei prodotti alimentari sono le principali linee d'azione. Il frutto maggiormente pubblicizzato di tale ricerca è il Golden Rice, riso arricchito con betacarotene, che dovrebbe aiutare a sconfiggere la malnutrizione in zone dell'Asia, colmando la cronica deficienza di vitamina A che provoca la cecità nei bambini. Tale filantropica iniziativa - nei paesi poveri il riso arricchito verrebbe distribuito gratuitamente - appare piuttosto un'operazione di pubbliche relazioni, se si considera che: i capitali impiegati per la ricerca provengono da fondi pubblici; nei paesi industrializzati la distribuzione avverrebbe dietro pagamento di diritti; non sono prevedibili gli impatti socio-economici, ecologici e sanitari del riso arricchito; l'introduzione del Golden Rice avverrebbe a scapito del recupero delle colture tradizionali; un bambino dovrebbe consumare almeno 12 razioni di riso per ottenere la quantitá minima giornaliera di vitamina A. 

il Sud del mondo, quella fetta consistente di popolazione a cui si rivolge il Vertice FAO che inizierà tra pochi giorni, appare dunque pesantemente interessato dalla diffusione degli OGM in agricoltura: intanto in quanto target strategico, come si è visto, delle multinazionali biotech. Ma soprattutto, nell'ottica dell'accesso alle risorse. La maggior parte delle risorse genetiche si trova infatti in aree non industrializzate, addirittura il 90% della diversità biologica risiede nei Paesi in via di sviluppo. Il sistema dei brevetti, gestito dal Nord industrializzato, mira a sottrarre alle popolazioni ed agli agricoltori tale controllo, in modo addirittura eclatante quando si consideri la tecnologia nota come "Terminator", tecnica di ingegneria genetica che rende sterili i semi di una pianta transgenica, in modo che la pianta stessa non si riproduca. Suggerita dalle multinazionali come valido metodo per diminuire i rischi di contaminazione accidentale, qualora attuata questa tecnica priverebbe nel giro di poco tempo i piccoli agricoltori della possibilità di mettere da parte i semi per la stagione successiva, in tal modo minacciando la biodiversità e assicurando il controllo totale delle risorse alle multinazionali proprietarie dei brevetti. 

OGM e sovranità alimentare dei popoli si rivelano dunque strettamente legati. Non è un caso che La Via Campesina, il movimento internazionale che coordina piccole e medie organizzazioni contadine in quattro continenti, nel rilanciare con un proprio appello la Marcia per la sovranità alimentare del prossimo 8 giugno, presenti come proprie richieste centrali, in occasione del Vertice FAO: la messa la bando della tecnologia Terminator; concrete misure da parte della FAO per monitorare e contrastare la contaminazione genetica; l'abolizione dei brevetti sul vivente.
Al Forum delle Ong/Osc, i cui lavori si estendono dal 9 al 13 giugno, VAS porta il suo contributo e la sua esperienza nel settore, in particolare, della contaminazione delle sementi. L'appuntamento principale è quello del 10 giugno, al Palazzo dei Congressi, per il Work-shop internazionale sulle Risorse Genetiche.

T.P.

 


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