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Editoriali

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OGM.... blob!

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di Anna Pacilli, Direttore di Verde Ambiente

Qualità e sicurezza alimentari devono essere garantite a tutti i consumatori, di tutte le tasche. Il nostro paese deve preoccuparsi di cosa mangia la stragrande maggioranza dei cittadini, oltre a mantenere e rafforzare presìdi e tutele dei prodotti tipici di grande pregio. Perché c’è un consumo di “nicchia”, riservato a pochi, che salvaguarda prodotti tradizionali di grande valore anche culturale, ma c’è soprattutto il consumo di massa, dei super e iper-mercati, o sempre più spesso dei discount, dove i più si ritrovano a fare la spesa.

Un segnale importante in questo senso arriva dalla Coalizione “Liberi da ogm”, di cui fanno parte le più grandi organizzazioni dell’agricoltura e dell’artigianato (con Coldiretti in prima fila), la distribuzione agroalimentare (per esempio Coop), grandi marchi dell’industria alimentare, dodici Regioni (in rete con le regioni europee ogm-free), istituzioni, forze politiche e sindacali (Cgil, Cisl e Uil), associazioni ambientaliste (innanzitutto Vas, che della Coalizione è stato uno dei principali motori), consumeriste e ong. Insomma, stiamo parlando del 75 per cento del fatturato agricolo nazionale e dell’82 per cento dell’export del nostro paese.

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Una coalizione in grado di spostare equilibri e di rispondere a quel 65 per cento di cittadini europei (italiani compresi) che non comprerebbe cibi biotech neppure se costassero di meno. L’Italia e l’Europa, quindi, devono sempre più impegnarsi per garantire la sicurezza alimentare, sui prodotti di “qualità” come su quelli di largo consumo.

Senza dimenticare i paesi in via di sviluppo, con la nostra diretta responsabilità nell’evitare che divengano le discariche di tutto quanto noi rifiutiamo, compresi gli ogm. Un rischio per niente remoto se si guarda alla guerra in atto senza esclusione di colpi per “imporre” sementi gm (geneticamente modificate) per produzioni che, al di là delle magnifiche promesse di superraccolti e superguadagni fatte dalle multinazionali, gli agricoltori fanno fatica a smerciare.
E allora si approfitta addirittura degli aiuti umanitari per introdurre cibi e, soprattutto, sementi gm.

Come è accaduto in Afganistan dove, al termine dei bombardamenti, l’agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (Usaid) ha distribuito anche sementi gm. Le regaleranno anche per la ricostruzione dell’Iraq? Questo intendeva fare lo scorso anno l’Usaid per “aiutare” anche i paesi africani, con il sostegno del Programma alimentare mondiale della Fao (Pam). Ma Zambia, Zimbawe e Mozambico hanno detto di no. Accettando i doni ogm, quei paesi africani non solo avrebbero firmato cambiali da pagare a vita, ma avrebbero compromesso le loro esportazioni verso l’Europa.

Cioè verso le nostre tavole! 

Anna Pacilli 


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