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Editoriali
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CICLABILI... SI PUO'!

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di Maurizio Baruffi, Consigliere Comunale di Milano

Barbara a Milano non usava mai la bicicletta. Da quando abita a Parigi, ormai sono due anni, è diventata una ciclista metropolitana. Il merito è del suo fidanzato, che le ha regalato una bici coi fiocchi, ma anche delle politiche a favore delle due ruote che sono state messe in atto nella capitale francese. 

Tutto ebbe inizio durante uno sciopero dei mezzi pubblici che paralizzò Parigi per diversi giorni, ormai più di dieci anni fa. Il Sindaco di allora, il gollista Jean Tiberi, decise di dare il via a un piano per la mobilità alternativa, che consentisse anche a chi voleva muoversi in bicicletta di sentirsi sicuro nel traffico. In pochi anni Parigi ha sviluppato una rete di circa 500 chilometri di piste ciclabili, di cui 220 nell’area centrale, e ha avviato un piano di utilizzo delle corsie riservate per gli autobus che vengono destinate anche alle biciclette, dopo essere state allargate a 4 metri e mezzo e protette dall’invasione delle auto (53 Km). Le strade interne ai quartieri residenziali vengono poi rese sicure per le biciclette con dei provvedimenti di moderazione del traffico che costringono le auto a non superare i 30 chilometri orari. Il tentativo è dunque quello di rendere sicuri i percorsi praticati dai ciclisti. 

Questa strategia viene seguita anche dalle amministrazioni di Londra e di Berlino. Uno studio comparato di queste tre grandi capitali europee è stato recentemente presentato nell’ambito di Velocity2003, il congresso mondiale che si svolge ogni anno per fare il punto sull’utilizzo della bicicletta nelle città. A Berlino il 10% degli spostamenti in città avviene su due ruote e i chilometri della rete stradale dove le bici possono muoversi in sicurezza sono 900. A questi vanno aggiunti 225 chilometri di strade dove il limite di velocità è di 20 km/h. Ci sono 12 itinerari che attraversano la città e 8 tangenziali, così da consentire il massimo degli spostamenti sicuri. Questo piano è stato varato nel 1995 e in soli 8 anni è stato pressoché totalmente realizzato. A Londra i percorsi consigliati per le bici sommano 1500 chilometri di rete stradale. Di questi 350 sono piste ciclabili, mentre oltre 200 sono corsie miste per gli autobus e le bici. 

Questi risultati vengono ottenuti anche grazie all’impegno di risorse finanziarie destinate a questo scopo: 10milioni di euro a Parigi nel 2002, 18 a Londra nel 2003, 5 a Berlino. 

Ma a Berlino c'è maggiore integrazione fra i diversi mezzi di trasporto: tram, metropolitana e linee ferroviarie regionali siano totalmente accessibili dalle bici, per consentirne l’utilizzo anche a chi deve fare lunghi spostamenti. 

A Londra solo alcune stazioni del metrò si possono raggiungere e a Parigi nessuna. Ma oltre a spostarsi bisogna anche posteggiare. E dunque a Parigi ci sono 18600 posti con archetti e rastrelliere, mentre a Londra la cifra è di 12mila. Questi dati dimostrano la serietà di tre città che hanno deciso di fare i conti, nelle proprie politiche dei trasporti, con la riscoperta di questo mezzo ecologico e salutare. In Italia invece, dicono gli esponenti dell’Associazione Città Ciclabili, la situazione è molto meno rosea. 

A Milano sulla carta esistono circa 60 chilometri di piste ciclabili, ma nel conteggio rientrano anche un velodromo per gli allenamenti agonistici e alcuni tratti in ghiaia che possono essere percorsi solo da chi pratica il ciclocross. A Roma poi i colli e i sampietrini rendono obiettivamente la vita difficile ai ciclisti metropolitani, ma la forte presenza turistica ha fatto sviluppare alcuni progetti rilevanti lungo l'Appia Antica e gli argini del Tevere. Le due città dunque scontano un forte ritardo nei confronti delle grandi capitali europee e non le aiuta la Legge Finanziaria, dove sono spariti i fondi per la legge sulla mobilità ciclistica, che consentiva ai comuni di attingere al denaro dello stato per la realizzazione di progetti a favore delle due ruote. 

Le grandi metropoli italiane dunque rimangono al palo, mentre i piccoli centri, come Ferrara, dove gli spostamenti in bici oscillano fra il 30 e il 40% del totale, vengono riconosciuti nel mondo quali esempi da imitare.


Maurizio Baruffi
Consigliere Comunale di Milano
www.ilbaruffi.it 


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