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Liberi
da Ogm
di Ivan Verga Insomma, dopo aver convinto il Paese dell’inaffidabilità e insostenibilità della scelta transgenica, applicata all’agricoltura e all’alimentazione, l’obiettivo dichiarato è quello di una legislazione nazionale coerente con gli orientamenti espressi dall’opinione pubblica ed dal mondo produttivo. Il fatto che di questa nostra Coalizione facciano già parte 12 Regioni, dice, inoltre, che la liberazione dagli OGM è già in corso in oltre la metà del territorio nazionale. Ma dice anche che l’iniziativa di pressione sociale, politica ed economica in corso a livello territoriale, è destinata velocemente a circoscrivere il problema della coltivazione di OGM alle uniche tre Regioni che hanno dichiarato di volersene assumere i rischi: Lombardia, Veneto e Friuli. Quella scesa in campo nei giorni scorsi è dunque una Coalizione capace di una strategia e di una operatività che, in assenza di una legge nazionale di chiusura agli OGM, consegnano al Decisore Politico il fatto compiuto di tante leggi OGM-free regionali, insieme alla responsabilità di coloro che vi si sottrarranno, perché ricopriranno il ruolo di Regioni “discarica” del Paese. Difficile dire se Formigoni, Galan e Illy ne avranno realmente il coraggio. Di sicuro si assumerebbero la paternità di un conflitto territoriale senza precedenti e con la probabilità - non certo auspicabile - di trasformare il governo dell’agricoltura in un problema di ordine pubblico. Chi mai infatti sopporterebbe aree transgeniche nei propri comuni o nei pressi di coltivazioni biologiche e convenzionali? Vedremo. Per intanto registriamo un consenso sensibilmente maggioritario, poiché questa nostra Coalizione LIBERI DA OGM non si batte contro qualcuno, bensì per qualcosa di irrinunciabile come la sovranità alimentare e il diritto di percorrere un modello di sviluppo fondato sulla sicurezza alimentare e la salvaguardia della biodiversità, che è garanzia di stabilità e di ricchezza dei nostri territori. Il segreto della Coalizione, se così possiamo definirlo, è nella capacità di aver espresso in questi anni una pratica di autogoverno del problema OGM, in cui ciascuna delle sue componenti si è assunta le proprie responsabilità. Le associazioni ambientaliste e consumeriste hanno affinato tecniche e contenuti di interdizione di straordinaria efficacia, che hanno ripetutamente messo a nudo l’illegittimità e l’illegalità nelle quali opera la lobby biotech; la gran parte della filiera agro-alimentare nazionale ha assunto in proprio gli oneri di rimodellare le filiere in modo da escludere la presenza di OGM nelle produzioni; gli agricoltori non hanno esitato a portare alle estreme conseguenze le responsabilità che competono loro, giungendo a pretendere la distruzione dei loro stessi raccolti, perché inquinati dalle sementi OGM illegalmente messe in commercio dalle multinazionali. Emerge da ciò il profilo di una Coalizione di natura strutturale, non un semplice movimento di opinione, in grado di incidere su ogni tavolo di decisione in tema di OGM, di sicurezza delle produzioni e di qualità degli alimenti. E non vi è dubbio che la riunione dei suoi Stati Generali abbia costituito l’accelerazione di un effetto domino OGM-free in corso in ogni parte d’Europa. I pronunciamenti britannici; le bocciature scientifiche pronunciate dalla Royal Society; la rivolta dell’Austria verso gli insostenibili diktat della Commissione UE; la nascita, nei giorni scorsi a Bruxelles, della rete delle Regioni Libere da OGM, capitanate da Toscana e Galles, insieme alle bocciature dei sondaggi e del mercato, rivelano un processo OGM-free ormai dilagante. Di questo effetto domino, la Coalizione italiana costituisce l’effetto di moltiplicazione. Ivan Verga |