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Per gentile concessione del vicedirettore de La
Stampa, Roberto Bellato da La Stampa del 12.8.2003 Ogm,
battaglia di libertà
Egregio Direttore, (de La Stampa, ndr)
Scrivo alla «Stampa», prima di tutto da
lettore e poi da presidente di Regione, per ringraziare per l’opera di
informazione assicurata sulla delicata questione degli Ogm.
Il presupposto indispensabile per affrontare il problema della tutela della bio-diversità e dello sviluppo dell’Ogm è quello di non sposare pregiudizialmente alcuna delle tesi in campo. Mi pare che le evidenze scientifiche disponibili non lo consentano. Conviene quindi spostare l’approccio sul piano delle garanzie per i consumatori e per i produttori.
Ci si può interrogare quanto si vuole se
sia o meno giusto impiegare parti di Dna del pesce artico per produrre
fragole, ma difficilmente riusciremo a mettere d’accordo i fautori delle
diverse fazioni... anche se possiamo facilmente immaginare quale sarebbe
l’esito di un ipotetico referendum sull’argomento presso i
consumatori.
Occorre piuttosto soffermarci sui limiti che occorre fissare per evitare una contaminazione Ogm dell’intero comparto agricolo. Per molti ambientalisti e per molti cultori della materia, sicuramente per il mio amico Carlin Petrini, e sicuramente per lo studioso Jeremy Rifkin (cfr. la «Stampa», 6 agosto 2003) bisognerebbe farlo per una sacrosanta azione di prevenzione, ma io voglio proporre tale esigenza anche in una chiave di lettura diversa.
Se non saremo in grado di difendere il diritto dei coltivatori di poter dar vita a coltivazioni realmente Ogm free sarà davvero tutelato il fondamento su cui poggia un’economia di mercato che voglia dirsi liberale? Quale concorrenza reale ci sarà fra venditori che non possono far altro che offrire la stessa merce? E se le popolazioni più povere perderanno del tutto il «diritto al seme» - perché i «semi modificati» non servono a nulla - non ci sarà il rischio della creazione di pericolosi monopoli alimentari che come altri, ma forse peggio di altri, possono condizionare la vita politica e amministrativa di molte zone del pianeta? C’è poi l’altra faccia della medaglia. Quand’anche avessimo risolto il problema sul fronte della produzione, dovremmo comunque interrogarci su cosa dobbiamo fare per garantire un analogo diritto di scelta ai consumatori, come ha peraltro ribadito in più occasioni lo stesso ministro Alemanno. E da questo punto di vista risulta fondamentale l’impegno dell’Ue per l’etichettatura dei prodotti. Ed è, a mio avviso, centrale il ruolo che può svolgere l’Italia per la difesa della qualità dell'alimentazione. Per qualcuno - abituato a vecchi schemi e a modi superati di concepire la politica - l’impegno per la salvaguardia della bio-diversità sarebbe una battaglia tipicamente «di sinistra». Non c'è nulla di più falso. Siamo di fronte ad una battaglia «tipicamente» liberale. Prevenzione, tutela della concorrenza, diritto di scelta di consumatori e produttori sono a mio avviso i moderni «diritti di libertà» su cui devono poggiare le democrazie occidentali. E su questo terreno l’Europa non deve temere di impostare una competizione che non è e non dev’essere «politica», ma che è culturale e che può aiutarla - col tempo - a colmare rapidamente alcuni gap che ancora sussistono. Nel definirla «battaglia culturale», intendo riferirmi alla necessità di riportare l'approccio filosofico/culturale e scientifico del rapporto uomo- ambiente ad un unicum nell’ambito delle legittime e necessarie sperimentazioni scientifiche che l’uomo, per il necessario progresso scientifico, persegue. Nel momento in cui ci preoccupiamo saggiamente di porre dei limiti - e di farli rispettare - alla sperimentazione sull’uomo e sugli animali, con altrettanta sollecitudine dobbiamo porci il problema di regolamentare il nostro rapporto con il mondo vegetale. Si sta invece facendo strada fra gli orientamenti legislativi l’idea che possa stabilirsi una contraddittoria gerarchia, come se ciò che realizzeremo con le piante non abbia ricaduta alcuna sulla sfera animale. E forse anche su questi temi occorrerà concentrarsi nel prossimo vertice Wto in programma a Cancoon. Ed anche su questi argomenti, ne sono certo, il nostro Paese saprà giocare un ruolo-guida nel Semestre di Presidenza dell’Ue. Enzo Ghigo Presidente Regione Piemonte |