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diritti del mare |
da www.giornalistiassociati.com
Il bagnante può chiedere un risarcimento in caso di
danni alla salute.
La procedura di riconoscimento della balneabilità potrebbe non essere affidabile
di Michele Patruno
Nei giorni scorsi la stampa ha ampiamente pubblicizzato
tutte quelle spiagge la cui balneabilità è stata certificata dalla bandiera blu
assegnata dallUnione europea. Ma lattendibilità dei criteri con cui viene
conferito questo riconoscimento è stata ufficialmente sconfessata dalla stessa Margot
Wallsrtom, responsabile della direzione generale per lambiente a Bruxelles.
Lanno scorso lonorevole Fernando Fernàndez Martìn, del partito popolare, ha
presentato linterrogazione scritta E-2595/00, con cui chiedeva alla commissione
europea di chiarire in virtù di quali disposizioni assegnasse questo titolo e,
soprattutto, quali fossero le responsabilità nel caso in cui la qualità dellacqua
non corrispondesse a quella pubblicizzata. La gazzetta ufficiale della comunità ha
pubblicato il 3 aprile scorso la replica del commissario allambiente, che ha in
primo luogo illustrato la procedura ufficiale d'assegnazione.
La campagna blue flag è stata varata dalla foundation for enviromental
education in Europe, con sede a Copenaghen, in Danimarca, che ha lobiettivo di
informare i cittadini sulla qualità delle spiagge di numerosi paesi europei, anche
allesterno dellunione, sensibilizzando al contempo le autorità locali e gli
operatori turistici ai temi ambientali. La fondazione opera un collegamento con
organizzazioni associate nei paesi che partecipano al progetto, le quali preparano le
valutazioni sulle spiagge che richiedono la bandiera. Lesame si basa sia sui valori
imperativi sia su quelli guida e riguarda quattro aspetti fondamentali: leducazione
e linformazione in materia ecologica, la gestione dellambiente, la sicurezza e
i servizi e la qualità delle acque; questultima è valutata secondo i valori guida
della direttiva 76/160.
Fino al 1998, la commissione europea ha finanziato liniziativa e ha partecipato ai
lavori della giuria della foundation, la quale ratifica le decisioni degli
operatori nazionali e ha lultima parola solo quando una giuria locale non sia stata
in grado di raggiungere una decisione. Tuttavia, per ragioni sia economiche sia tecniche,
i vertici comunitari hanno deciso di non concedere finanziamenti per la campagna del 1999
e del 2000, a causa della scarsa efficienza attribuita ai controlli per
lassegnazione del riconoscimento. Di conseguenza è soltanto la fondazione per
leducazione ambientale in Europa a rispondere della conformità delle spiagge ai
criteri di attribuzione applicabili. Sebbene non abbia avuto alcun riscontro sui mezzi di
comunicazione, questa presa di posizione ufficiale è molto importante, perché permette
di stabilire innanzitutto che il bagnante non deve sentirsi rassicurato quando vede
sventolare un vessillo di colore blu: la carenza di controlli efficienti, infatti, rende
la valutazione del tutto opinabile. Si potrebbe persino verificare il paradosso di una
coesistenza tra la blue flag e del cartello indicante il divieto di balneazione,
apposto dalle autorità comunali in base alla legge (decreto presidenziale n. 470/1982,
che ha recepito la direttiva citata dalla signora Wallsrtom). Quindi, in caso di danni
alla salute provocati da sostanze presenti in acqua, è da ritenersi responsabile
civilmente la delegazione italiana della fondazione (via della Guglia 69/b, Roma, tel.
066790060), citabile in giudizio per ottenere un risarcimento. In secondo luogo, la
replica del commissario europeo allambiente consente al cittadino di intervenire
ogni qual volta la pubblicità di uno stabilimento balneare faccia un esplicito
riferimento allunione quale garante della qualità della spiaggia (dopo il 1998): in
tal caso si può ottenere linibizione del messaggio commerciale, inviando un esposto
allistituto di autodisciplina pubblicitaria (via Larga 15, Milano, tel. 02-58304941)
oppure allautorità garante della concorrenza (via Liguria 26, Roma, tel.
06-481621).
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