"Noi, a caccia di semi cattivi"
Ivan Verga: "Così abbiamo smascherato la Monsanto".
di ANGELO
MASTRANDREA [da
Il Manifesto del 31.03.2001]
A pescare con le
"mani nel sacco" la Monsanto sono stati gli attivisti dell'associazione Verdi
ambiente società, che hanno scoperto i due carichi di sementi transgeniche arrivati
nel porto di Genova. Il vicepresidente dell'associazione, Ivan Verga, a pochi giorni
dall'inizio della semina rilancia l'"allarme ogm".
Dunque, cerchiamo di ricapitolare quanto accaduto: voi scoprite un carico sospetto, questo
viene sequestrato, ma i semi finiscono comunque in commercio.
Il primo carico è sbarcato a Genova il 15 marzo, il secondo il 19. L'autorità sanitaria
marittima ha fatto i controlli di routine: campionamento delle sementi e invio dei
campioni all'istituto zooprofilattico di Torino, che in pochi giorni ha dato un responso
di positività al transgenico sia per quanto riguarda il mais che per la soia. L'autorità
sanitaria ha dato diverse alternative alla Monsanto: o il ritorno immediato delle
partite di sementi negli Usa, da cui arrivavano; o la distruzione immediata; o il vincolo
sanitario, vale a dire una sorta di blocco nei magazzini di stoccaggio della Monsanto.
Ora apprendiamo dai Nas che una parte considerevole della prima partita di sementi di
soia, mentre si stavano facendo le analisi, è stata commercializzata dalla Monsanto.
Ma come è potuto accadere?
La Monsanto dice che non era stato comunicato loro nulla di ufficiale, ma solo di
ufficioso. Ma è evidente che, anche se mancava la comunicazione ufficiale, non potevano
commercializzare i prodotti. Comunque, allertati dai nostri associati, che tengono sotto
controllo, oltre al porto di Genova, anche quelli di Ravenna e Livorno, che sono quelli
dai quali provengono la maggior parte delle navi con sementi importate dagli Usa e dal
Canada, abbiamo realizzato un "assedio" alla Monsanto. E da lì è nato
tutto.
Quante sementi transgeniche arrivano oggi in Italia?
Abbiamo preparato un dossier partendo da una comunicazione ufficiale dell'Associazione
italiana sementi (Ais), che non dava alcuna garanzia sulla non contaminazione
da ogm delle sementi. E abbiamo cominciato a fare i conti sui quantitativi di sementi
prodotti in Italia e su quelli importati, segnalando come sulle importazioni dagli Stati
uniti - 91.155 quintali di mais e 206.306 di soia - ci fossero i problemi. Ma sono solo
ventidue le aziende che commercializzano in Italia sementi di mais o di soia, e sarebbe
semplicissimo monitorarle.
Con controlli su tutta la produzione, anche italiana?
Soprattutto su quella proveniente dall'estero.
In particolare dagli Stati uniti, supponiamo.
Sì, perché è noto che gli Usa non hanno intenzione di separare le due filiere della
produzione, quella ogm da quella non ogm. E siccome è altrettanto noto che per gli Usa la
semente ogm è considerata normale, è abbastanza evidente capire come si realizza la
contaminazione delle sementi naturali.
Tra qualche giorno c'è la semina. Cosa potrebbero fare gli agricoltori per evitare la
contaminazione?
E' obbligatorio per il rivenditore della semente rilasciare la certificazione di origine
del prodotto. L'agricoltore dovrebbe sempre di più preoccuparsi di averla, perché in
caso contrario, se l'Asl facesse dei controlli e scoprisse che si tratta di semi
transgenici, la responsabilità penale oggettiva sarebbe dell'agricoltore, che ha prodotto
un "danno da prodotto difettoso". Con in mano, invece, la certificazione, il
responsabile sarebbe l'azienda sementiera, che ha messo in circolazione un prodotto non
corrispondente a quello dichiarato sull'etichetta. Questo per l'agricoltore è decisivo. |