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Mai dire Mais

 

dal New York Times del 22.05.2003

Bush, il bando europeo agli OGM e la fame nel mondo

di David E. Sanger


Il 21 maggio, durante un discorso tenuto a New London (Connecticut), nella sede dell’Accademia statunitense della Guardia costiera, il presidente Bush ha accusato l’Europa perché con la moratoria alla commercializzazione di alimenti modificati geneticamente avrebbe allontanato i Paesi del Terzo mondo dalle biotecnologie, minando gli sforzi per sconfiggere la fame in Africa.
Secondo Bush, la diffusione di sementi transgeniche ad alto rendimento aumenterebbe molto la produttività agricola in alcuni dei Paesi più poveri, ma i partner europei (e il presidente americano, anche se non esplicitamente, si riferiva a Francia e Germania) “hanno bloccato le importazioni di OGM a causa di timori infondati e privi di basi scientifiche”. In seguito a questo bando, le nazioni africane, come Uganda e Namibia, preferiscono non investire in prodotti biotecnologici per paura di essere escluse dal mercato europeo. “I governi europei dovrebbero sostenere la lotta alla fame in Africa, e non ostacolarla” ha sottolineato ancora Bush.
Il presidente, però, non ha affatto parlato dei forti interessi economici statunitensi danneggiati da questa disputa con l’Europa: le industrie americane sono le leader nel settore del biotech e non vedono l’ora che il ricco mercato europeo venga loro aperto.
D’altra parte, gli stessi rappresentanti della Comunità europea, tra i quali il commissario al commercio Pascal Lamy, sottolineano che “nel passato l’UE ha già autorizzato varietà GM e attualmente sono all’esame alcune notifiche. Quindi quali sono le reali motivazioni che spingono gli USA a intentare una causa contro la Comunità europea?”.

La versione integrale originale

Nota di VAS

Al signor Lamy potremmo rispondere ricordando che negli USA si sta avvicinando la campagna elettorale e, nel tentativo di conquistare voti, Bush potrebbe sentirsi giustificato a rassicurare gli agricoltori americani, preoccupati per gli OGM invenduti, inducendoli a individuare nell’Europa del principio di precauzione e della sicurezza alimentare e ambientale la responsabile dei loro grattacapi commerciali. L’assenza di gradimento dell’opinione pubblica europea verso i prodotti geneticamente modificati e la grande battaglia condotta dalle organizzazioni non governative stanno dando i frutti sperati: occorre resistere ancora un po’ e, forse, la questione OGM rischierà di implodere fra le mani di chi avrebbe voluto imporceli.

 

 

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