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La
possibilità che gli organismi geneticamente modificati possano
nuocere alla salute dei consumatori è diventata negli ultimi
anni motivo d’acceso dibattito e controversie. Le multinazionali
del settore, che hanno investito ingenti quantità di denaro e
sono in corsa per la brevettazione delle nuove varietà vegetali,
sbandierano benefici sanitari e socioeconomici, specie per i Paesi poveri,
e forniscono a tal fine i rassicuranti dati scientifici dei propri ricercatori.
Organizzano capillari campagne informative e, a livello politico, premono
per una legislazione che faciliti la commercializzazione dei prodotti
GM nei Paesi europei.
Di contro c’è chi esige controlli sanitari ed ambientali
più rigorosi e regolamenti rispondenti a maggior cautela. La
voce non si solleva solo da gruppi ambientalisti radicali contrari a
qualsiasi intervento di natura genetica e al monopolio delle sementi,
ma anche dagli istituti indipendenti meno soggetti alle pressioni dei
finanziatori della ricerca. Spinta dall’esigenza di fare chiarezza
nel dibattito, la Royal society, prestigiosa accademia delle scienze
britannica, ha riunito esperti di varie discipline, tra cui epidemiologi,
zoologi, immunologi, biochimici, nutrizionisti, ed ha pubblicato nel
febbraio scorso la versione aggiornata di un rapporto uscito nel 1998
sul potenziale effetto degli OGM sulla salute: “Piante geneticamente
modificate per uso nutritivo e per la salute umana”. Gli studiosi,
pur riconoscendo che l’ingegneria genetica potrebbe apportare
dei miglioramenti nella pratica agricola e nella qualità nutrizionale
del cibo, avvertono come questo potenziale sia ancora da esplorare e
da valutare specie in relazione ai rischi per la salute dei consumatori.
Infatti sostengono che “la tecnologia GM potrebbe causare cambiamenti
dannosi nello stato nutrizionale del cibo”, pericolosi in special
modo per le categorie vulnerabili come l’infanzia. Sebbene finora
non siano stati approvati alimenti GM per i bambini, nel rapporto si
riconosce l’esistenza di carenze legislative e a tal fine si sollecitano
il governo e la Commissione europea ad assicurare valutazioni nutrizionali
sia per gli alimenti destinati all’infanzia che per i novel foods,
e a dare linee-guida più precise. La Royal society considera
inoltre necessario, poiché la scienza al momento non può
dare risposte certe ed inconfutabili sulla sicurezza degli OGM, un confronto
con l’opinione pubblica che va costantemente informata ed assicurata
sulla validità dei controlli effettuati. Nel rapporto si raccomanda
di approfondire le ricerche e lo studio delle metodologie per valutare
gli effetti sulla salute degli alimenti modificati, usando criteri espliciti
ed obiettivi. Particolare attenzione è rivolta al principio della
sostanziale equivalenza, introdotto nel 1993 dall’Organizzazione
per la cooperazione economica e lo sviluppo (OECD) ed approvato da una
consultazione congiunta FAO/WHO nel 1996. Secondo tale norma, se si
può dimostrare che un prodotto alimentare nuovo o GM è
essenzialmente equivalente nella composizione ad un prodotto esistente,
esso è considerato sicuro quanto il suo equivalente convenzionale.
Prima di ottenere la commercializzazione, i produttori devono dimostrare
che non è stato alterato il metabolismo dell’organismo
creato in laboratorio: si prendono in considerazione fenotipo, composizione
chimica, potenziale allergenico e tossico derivanti dall’inserzione
del transgene. Tale principio però, che regola tutta la materia
biotech in USA, è stato molto criticato dal Medical research
council inglese e dalla Royal society canadese (“approccio soggettivo
ed inconsistente”), nonché dalla rivista “Nature”
(“ai limiti della pseudo scienza”). La fondatezza di queste
critiche è stata riconosciuta dal secondo rapporto FAO/WHO (2000)
e dall’accademia britannica. Ambedue le istituzioni ritengono
che le tecniche a sostegno del principio della sostanziale equivalenza
possano non essere adatte a rivelare effetti imprevisti della modificazione
genetica, come la presenza, a livelli molto bassi, di tossine, allergeni
ed antinutrienti, precedentemente sconosciuti, dovuti all’inserzione
del nuovo gene nella pianta. A tal fine la Royal society raccomanda
il ricorso a nuove tecniche più sofisticate per valutare i costituenti
organici e il metabolismo degli alimenti GM. È necessaria una
ricerca a lungo termine ed anche definire con più precisione
i componenti “normali” delle piante convenzionali, tenendo
conto dell’ampia variazione naturale di composizione esistente
tra piante cresciute in ambienti diversi e di margini accettabili per
le differenze misurate. Va sottolineato l’appello ad una applicazione
uniforme della sostanziale equivalenza tra i diversi Stati membri della
Comunità europea come pure ad una più intensa collaborazione
tra industria biotecnologica, università e legislatori. Questo
è un punto cruciale del dibattito sulle biotecnologie in generale
e sulla sicurezza alimentare in particolare, dove molto spesso la scienza
assume un ruolo egemonico, in quanto assertrice di verità assolute,
e gli interessi dei ricercatori e delle multinazionali urtano con la
cautela e la trasparenza.
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