Ultimo aggiornamento: 01/02/06
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ALLE MULTINAZIONALI CHE PROFESSANO DI VOLER SALVARE IL MONDO VAS RISPONDE:
“NOT IN MY NAME” a cura di Simona Capogna, Nicoletta De Cillis (Colco) - www.vasonline.itLe istituzioni pubbliche, di recente, danno ampio rilievo al loro impegno per facilitare il processo di partecipazione dei cittadini alla gestione dell’innovazione tecnologica. Il termine “governance” , infatti, è usato per indicare una nuova modalità di dialogo e di apertura della politica con i gruppi della società civile. L’agorà virtuale, concedendo a tutti la possibilità di esplicitare direttamente le proprie rivendicazioni, sembra ridare vigore e un nuovo senso al sistema di rappresentanza democratica. Nel Report 3, il gruppo Colco (Controlla il Controllore) dell’Associazione ambientalista Verdi Ambiente e Società (VAS), attraverso un’indagine rigorosa, si è proposta di evidenziare le insidie insite in una “governance” che non si interroga sull’identità degli attori sociali coinvolti e sulle conseguenze che lo squilibrio di potere e risorse dei partecipanti può comportare sul piano decisionale. All’interno della società civile, infatti, sono compresi tutti i gruppi che si fanno portavoce di interessi diffusi, non esclusi quelli legati a specifici settori industriali. Tali soggetti si stanno adattando al nuovo contesto, ridefinendo il proprio ruolo all’interno della società. Approfittando delle nuove opportunità offerte dalla partecipazione, essi cercano di imporre la propria visione e i propri interessi a discapito di quelli della collettività. In breve, di ottenere consenso intorno alle tecnologie socialmente criticate Con lo scopo di mostrare nel concreto i cambiamenti in atto, il Report incentra l’analisi su un solo gruppo di lobby, CropLife International, che rappresenta in tutto il mondo gli interessi economici delle aziende leader nel settore chimico e biotecnologico: Monsanto, Bayer, Syngenta, Basf, Dow, DuPont, Fmc e Sumitomo. La sua principale attività, fino a circa 10 anni fa, era semplicemente quella di “ambasciatore” presso tutte le sedi decisionali e di potere. Oggi, si pone come “interfaccia” nel rapporto tra industria e società nel tentativo di ricucire un rapporto di fiducia fortemente compromesso. La “faccia” che CropLife mostra al pubblico, infatti, è quella di un’associazione internazionale senza scopo di lucro con una forte vocazione scientifica, che fa proprie le espressioni e le rivendicazioni di carattere sociale ed ambientale delle Ong: difesa della biodiversità e delle risorse naturali, lotta alla povertà e alla fame nel mondo, rispetto dei popoli e delle culture. Avvalendosi degli argomenti dei propri oppositori e dell’autorità della scienza, CropLife smorza i toni dello scontro sociale, si legittima come “interfaccia” credibile nel dialogo con le parti sociali e compete con altre associazioni nell’assegnazione dei progetti di sviluppo. La sostenibilità e la responsabilità, i due concetti usati per accreditarsi a livello internazionale, rimangono solo formule vuote che non trovano riscontro nell’azione concreta. Dietro la difesa dell’ambiente naturale e dei poveri del mondo si nasconde, infatti, la volontà di accrescere il potere contrattuale ed il consenso, su pesticidi e Ogm, delle industrie sponsor . Mentre i gruppi della società civile vengono emarginati e perdono gradualmente la capacità di difendere interessi collettivi e condivisi, organizzazioni come CropLife si confondono nell’arena pubblica e, parlando “a nome di tutti”, acquistano visibilità e credito presso le istituzioni. Il Report 3 di Colco vuole essere uno strumento di denuncia di una rete globale, di cui CropLife è solamente un nodo, sviluppata dalle multinazionali per imporre il loro sapere tecnico in tutte le sedi decisionali e per privare la società civile dello spazio già esiguo di rappresentanza.
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