la campagna mangiasano per la sicurezza alimentare di Redazione (redazione@vita.it) 11/05/2006
Domenica 21 maggio in circa 30 piazze italiane biomercatini, convegni, eventi culturali
Il 22 maggio 2006 ricorre la giornata mondiale della Biodiversità proclamata dalle Nazioni Unite.
Non si tratta di una "festa" mondiale in cui celebrare semplicemente il
valore della diversità biologica ma piuttosto è l'occasione per rimarcare il problema della sua progressiva riduzione. Non a caso la giornata è dedicata alle zone aride (terre semiaride, mediterranee, steppe), ecosistemi molto fragili la
cui esistenza è messa in pericolo oltre che da condizioni ambientali
difficili, da attività umane eco-insostenibili. L'eccessivo
sfruttamento ha già comportato il degrado del 20% degli “ecosistemi
aridi” (da tenere presente che essi rappresentano il 47% delle terre
emerse) con conseguente desertificazione e ha messo in pericolo 2.311
specie (senza contare i costi dovuti all'aumento delle tensioni
sociali, economiche e politiche).
L'International Day è un momento di riflessione per far aumentare la
consapevolezza dei cittadini, dei governi, delle industrie, delle
associazioni rispetto all'urgenza di azioni concrete volte a difendere
il patrimonio naturale dell'umanità.
L'obiettivo delle Nazioni Unite è quello di eliminare le condizioni che
conducono alla riduzione della biodiversità entro il 2010, ma gli anni
passano inesorabili, il giorno fatidico si avvicina, e la situazione non sembra migliorare.
Piuttosto che assecondare semplicemente appelli che spesso cadono nel
vuoto, Verdi Ambiente e Società (VAS) ha voluto contribuire a questo
appuntamento aprendo una discussione sulle cause stesse della riduzione
della biodiversità: sfruttamento monopolistico, decontestualizzazione
delle varietà dai propri ambienti, ritardi nella regolamentazione perla sua tutela .
Perciò, in concomitanza con la giornata mondiale indetta dall'ONU, VAS ha proposto una giornata nazionale della campagna Mangiasanoperlasicurezza
alimentare (21 maggio). In circa trenta piazze italiane i Circoli VAS
hanno organizzato, con l'adesione di Cia, Aiab e Federconsumatori,
attività (bio-mercatini, convegni, distribuzione di materiale
informativo, eventi culturali) che hanno al centro il tema della
biodiversità agricola, dell'agricoltura biologica, dei problemi legati
all'uso dei pesticidi e degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM).
Ma cosa c'entra la biodiversità con lasicurezza alimentare?
A monte del tema della sicurezza alimentare viene generalmente posta la
tutela dei diritti dei consumatori, dall'etichettatura, all'igiene
degli alimenti, alla protezione dalle sofisticazioni dei prodotti
alimentari. Tale declinazione è senza dubbio condivisibile, ma rischia,
se non è accompagnata da un ragionamento più ampio, di ridurre il
problema a un'azione di controllo e di monitoraggio delle varie fasi
della produzione e della distribuzione del cibo. Secondo la nostra esperienza è necessario, invece, andare oltre la semplice definizione di sicurezza alimentare per individuare tutte le problematiche connesse al "mangiare sano". In questo percorso è apparsa chiara la relazione che intercorre tra lasicurezza alimentare e la biodiversità.
Innanzitutto entrambe sono fortemente minacciate dal modello
dell'agricoltura produttivista, predominante nella società occidentale,
che, riducendo la
produzione di cibo ad un semplice segmento della produzione
agro-industriale, l'ha decontestualizzata dall'ambiente naturale e l'ha
resa sempre più dipendente da input esterni (pochissime varietà di
sementi, sostanze chimiche, macchine agricole). La riduzione della biodiversità, il peggioramento della qualità del cibo, la diminuzione della manodopera agricola, la perdita di fertilità dei suoli (erosione, salinizzazione e desertificazione) l'inquinamento delle falde acquifere, la
dipendenza da una fonte non rinnovabile come il petrolio, sono solo
alcune delle conseguenze di questo modello insostenibile.
L'industrializzazione dei sistemi agricoli e alimentari ha comportato,
in nome di un vantaggio economico nel breve periodo, una certa dose di
rischio per l'ambiente e la salute: "lottare con la natura" per
dominarla (ad esempio nutrendo le mucche con farine animali,
modificando geneticamente le sementi, usando antibiotici, erbicidi,
insetticidi ecc) è stato considerato più facile, veloce e conveniente
economicamente che tentare di rispettare i suoi equilibri, risorse,
tempi e stagioni.
VAS ritiene, invece, che solamente una produzione agricola che utilizza
varietà adatte e adattate ad un contesto specifico, che rivendica il
valore delle conoscenze tradizionali agricole e gastronomiche, che è
integrata in un ambiente culturale e colturale determinato può
garantire un prezzo equo per i produttori e un cibo sano per i consumatori.
In poche parole è la biodiversità che garantisce il futuro della produzione agricola e lasicurezza alimentare, al Nord come al Sud. E viceversa, la
disponibilità di cibo sano nei nostri negozi, nelle mense e sulle
tavole dei paesi poveri suppone e richiede un ruolo fondamentale per le varietà locali, gli habitat selvatici e la diversità di specie che costituiscono la biodiversità
Per questo motivo, se la sua progressiva riduzione ci preoccupa, ancor più ci spaventa la sua attuale gestione monopolistica (che peraltro concorre alla sua riduzione).
Infatti, la biodiversità è diventata, negli ultimi decenni, materia prima dei processi biotecnologici e in quanto tale, attraverso la
regolamentazione brevettuale, è diventata proprietà privata di un
manipolo di aziende e di Paesi. Questi ultimi determinano, sulla base
dei loro profitti, le nuove politiche agricole e il futuro regime
alimentare. Non è un caso, quindi, che gli Organismi Geneticamente
Modificati (OGM), chimere tecnologiche in cui vengono inserite "le
informazioni genetiche brevettate", sono stati esportati in molti Paesi
come una necessità inevitabile per
risolvere problemi sociali, sanitari, ambientali, economici (vedi
articolo "I celiaci mangiano sano?) o sono stati imposti dalle regole
del libero mercato globale (il WTO ha recentemente condannato l'Europa
perchè ancora restìa ad aprirsi completamente alla commercializzazione
e coltivazione di OGM).
Nel sistema post-industriale basato sulla conoscenza e sui diritti di proprietà intellettuale, che considera la
biodiversità il nuovo “oro nero”, le risorse genetiche non possono più
essere scambiate liberamente, l'evoluzione delle specie si sposta dal
campo al laboratorio di ricerca e le comunità locali, assieme agli
agricoltori che avevano contribuito a migliorarle e conservarle vengono
privati dei diritti di scmbio e libero accesso, mentre i titolari dei
brevetti acquisiscono un'ampia facoltà decisionale circa il genere di
alimenti da immettere sui mercati mondiali.
Il fatto poi che siano le principali aziende agrochimiche (Bayer,
Syngenta, Basf, Dow, Monsanto, Dupont) ad avere il controllo del
settore sementiero non ci fa ben sperare circa il nostro futuro
alimentare: attualmente la
maggior parte degli Ogm commercializzati sono associati all'utilizzo di
una sostanza chimica (si pensi che l'80% sono stati modificati per essere resistenti agli erbicidi).
E' chiaro, quindi, che il "mangiare sano" è connesso strettamente non
solo alla disponibilità di cibo sano e igienicamente controllato
(diritto del consumatore), ma anche e soprattutto al "produrre sano"
(modello agro-ecologico), all'accesso alla biodiversità (diritti di
proprietà) e ad “eque” regole internazionali.
Newsletter
Iscriviti gratuitamente alla newsletter del non profit: scrivi la tua email nel box e invia