ROMA,
20 mag -(Italia Estera) - I buoni sapori italiani? Rischiano di
diventare un ricordo. Pomodori San Marzano, farro, zucca mantovana,
mele cotogne, ciliegie visciolone, uva spina, manna delle Madonie sono
soltanto alcune delle varietà vegetali che stanno gradualmente
scomparendo, portando con loro sapori e odori legati a territorio,
conoscenze locali e tradizionali.
A lanciare l' allarme sono
stati oggi la Cia-Confederazione italiana agricoltori, i Vas (Verdi
Ambiente e Società), l' Aiab (Associazione per l' agricoltura
biologica) e la Federconsumatori. Le quattro organizzazioni hanno
deciso di promuovere per domani, domenica 21 maggio, in occasione
della giornata mondiale della biodiversità, la campagna nazionale
'Mangiasano'.
Proprio per questo Cia, Vas, Aiab e
Federconsumatori chiedono alle istituzioni europee di "liberarsi dalle
maglie degli interessi lobbistici industriali e di adempiere agli
impegni assunti nei confronti dei cittadini quando è stata sottoscritta
la Convenzione della Biodiversità".
Chiedono, inoltre, al
nuovo governo italiano di "difendere con fermezza la nostra agricoltura
e la sua ricchezza genetica, mantenendo il divieto di coltivare Ogm e
consentendo alle comunità locali il controllo sulle proprie risorse e
conoscenze".
Per questo è stata presentata una petizione per salvare i semi contadini dalla scomparsa.
"Oggi
più del 90% delle sementi delle varietà commerciali di ortaggi di molte
specie, come pomodori, cetrioli, peperoni, meloni, cocomeri - ha
spiegato il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti - è
infatti costituita da ibridi brevettati e meno del 3% delle varietà ha
più di 35 anni."
Nell' ultimo secolo nel mondo sono scomparsi i
tre quarti delle diversità genetiche delle colture agricole - ha
affermato il presidente dei Vas, Guido Pollice - e attualmente più di
1.400 sono in pericolo di estinzione".
In Italia, ad esempio, alla fine del 1800 vi erano 8.000 varietà di frutta, mentre oggi si arriva a poco meno di 2.000.
Caso
emblematico è la mela: all'inizio del '900, in Europa se ne conoscevano
5.000 varieta', mentre adesso non superano le 1.800. In Italia,
inoltre, circa l' 80% delle mele prodotte appartiene a solo quattro
gruppi di cultivar: due americani (le rosse Red delicious e le gialle
Golden delicious), uno australiano (le verdi Granny Smith) e uno
neo-zelandese (le bicolori Gala).
"Ci troviamo davanti a
una situazione paradossale - ha affermato il vice presidente della Cia,
Enzo Pierangioli - l' agrobiodiversità è in pericolo non perché c'é un
disinteresse nei suoi confronti, ma perché ce n'é troppo: il 'nuovo oro
verde', in competizione o complementare all'onnipresente, ma ormai in
crisi 'oro nero', è diventato un 'boccone' ambito dai colossi
industriali".
Già adesso, è stato sottolineato, undici grandi
multinazionali controllano un terzo del valore del mercato sementiero
mondiale e le stesse hanno interessi anche nel settore chimico e
biotecnologico con un giro d' affari di miliardi di euro.
Chi
controlla la biodiversità ha, quindi, il monopolio anche della vendita
di pesticidi e Ogm e può influenzare, grazie al suo peso economico e le
potenti lobby di cui si serve, le politiche agricole e alimentari, la
direzione della ricerca scientifica e lo sviluppo dei paesi del Sud del
mondo.
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SALVIAMO I SEMI CONTADINI Petizione per la salvaguardia della biodiversità rurale
Perché non ci può essere diritto di scambio di semi e piante fra contadini?
08/05/2006
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Mangiasano, salviamo i semi contadini In
occasione della Giornata mondiale della Biodiversità, iniziative su
tutto il territorio nazionale per difendere varietà di vegetali
storiche e per ribadire l'esigenza di un modello di produzione agricola
e di consumo alimentare ecosostenibile e socialmente condiviso
Il
21 Maggio è la Giornata mondiale della Biodiversità, per questo motivo
Cia-Confederazione italiana agricoltori, Vas-Verdi ambiente e società,
Federconsumatori e Aiab promuovono, su tutto il territorio nazionale,
la giornata «Mangiasano» con degustazioni di prodotti tipici locali,
eventi culturali e convegni per sensibilizzare i cittadini sul problema
dell'erosione della biodiversità agricola e sulla necessità di liberare
l'agricoltura italiana dai pesticidi e dagli Ogm, favorendo metodi di
coltivazione e allevamento biologici.
Dall'uva spina alla mela
cotogna, passando per la pera cocomerina e il fico permaloso, sono,
solo per citarne alcuni, tutti frutti del patrimonio agricolo e della
tradizione italiana che rischiano l'estinzione.
Per questo motivo,
è necessario difendere in maniera determinata la biodiversità,
evitando, così come è avvenuto nell'ultimo secolo nel mondo, che vadano
persi i tre quarti delle diversità genetiche delle colture agricole.
Sono
nel nostro Paese alla fine del 1800 vi erano 8000 varietà di frutta,
mentre oggi si arriva a poco meno di 2000. Questo mostra, in modo
chiaro, il tentativo di omologazione delle varietà genetiche che è il
risultato di un sistema che premia i grandi gruppi industriali che
monopolizzano il mercato: per loro è conveniente offrire una ristretta
gamma di prodotti, uguali in tutto il mondo, piuttosto che
differenziare la produzione in base alle esigenze specifiche dei
territori, delle culture, dei cittadini.
La petizione per
«salvare i semi contadini» dalla scomparsa, (che può essere
sottoscritta dai cittadini all'interno delle iniziative della campagna
«mangiasano»), rientra nella volontà di restituire spazio e diritti
agli agricoltori cercando di limitare lo strapotere delle aziende
sementiere.
Infatti, la parziale applicazione da parte dell'Italia
della normativa europea che regola la materia - ricordano i promotori
dell'iniziativa - mette fuori legge ogni seme non iscritto ai registri
ufficiali delle varietà, impendendo all'agricoltore di riseminare o di
scambiare i semi autoprodotti.
Questo determina che le varietà
tradizionali italiane siano gradualmente cancellate dai registri e
sostituite dai nuovi ibridi prodotti dai colossi dell'agroindustria
internazionale.
Oggi, più del 90% delle sementi delle varietà
commerciali di ortaggi di molte specie, come pomodori, cetrioli,
peperoni, meloni, cocomeri, è, infatti, costituita da ibridi brevettati
e meno del 3% delle varietà ha più di 35 anni.
Per questo Cia,
Vas, Aiab e Federconsumatori, con la petizione, chiedono l'applicazione
della direttiva Cee (98/95) finora disattesa dai governi e la creazione
di una lista nazionale che raccolga le varietà locali o dei territori o
contadine; l'iscrizione libera e gratuita su questa lista per le
varietà di coloro che conservano, selezionano e diffondano questa
biodiversità; che i criteri di iscrizione siano adattati alle
particolarità di queste varietà locali, spesso non uniformi o stabili
come quelle selezionate; uno spazio di libertà totale per scambi liberi
di piante e sementi contadine (in quantità corrispondenti ai bisogni di
una piccola fattoria), nel rispetto delle precauzioni fitosanitarie
essenziali.
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Giornata mondiale
Dai ceci all’uva La biodiversità in 38 piazze <DT></DT><DD>
ROMA - Mangiate agrobiodiverso. Almeno per oggi.
Armatevi
di piattino e forchetta per assaggiare le specialità cucinate per voi.
Portatevi a casa una busta con vere renette rugginose, pere di San
Giovanni, pomodori della costa amalfitana, ceci di navelli e legumi di
montagna, ciliegie visciolone e uvaspina.
Gustate tutto e state
tranquilli: sono frutta e verdure sicure, di qualità, biologiche, non
transgeniche. A metterci la firma sono i Verdi, Ambiente e Società, la
Confederazione agricoltori italiani e i Federconsumatori che oggi in 38
piazze d’Italia, nella giornata mondiale per la biodiversità, lanciano
la campagna «Mangiasano».
«I mercatini del biologico sono un modo
per far capire alla gente che più la natura ci offre prodotti diversi,
legati al territorio e alle tradizioni, più questi prodotti sono sani -
spiega il vicepresidente della Cia Enzo Pierangioli -. Il Censis ha
rilevato che il 90 per cento degli italiani non è soddisfatto dei cibi
che consuma e il 70 per cento dice no agli Ogm. Il danno economico e
per la salute dovuto all’agropirateria ci spinge, noi agricoltori, a
fare un patto con la società civile. Il patto di tutela della
biodiversità».
La via maestra per tutelare l’agrobiodiversità
sta nella valorizzazione della produzione e del consumo locale. «Basta
con questo movimento delle merci da un continente all’altro che aumenta
i costi dell’intermediazione e spinge a contraffazioni e sofisticazioni
alimentari - aggiunge il senatore Guido Pollice, presidente dei Verdi,
Ambiente e Società -. Compriamo quello che produciamo localmente. Il
cibo sarà fresco e genuino. Ma è anche indispensabile che il settore
biologico non resti di nicchia, e che i prodotti sicuri non siano
accessibili soltanto a chi ha più soldi».
«Il meccanismo
virtuoso per il quale spendo qualche euro in più per comprare alimenti
di qualità - conclude Rosario Trefiletti della Federconsumatori - si è
interrotto a causa della diminuzione del potere d’acquisto delle
famiglie. È da qui che bisogna ripartire». </DD>