Di RED/TOM
Il
21 Maggio è la giornata mondiale della Biodiversità, per questo motivo
Cia-Confederazione italiana agricoltori, Vas-Verdi ambiente e società,
Federconsumatori e Aiab promuovono, su tutto il territorio nazionale,
la giornata "Mangiasano" con degustazioni di prodotti tipici locali,
eventi culturali e convegni per sensibilizzare i cittadini sul problema
dell'erosione della biodiversità agricola e sulla necessità di
"liberare" l'agricoltura italiana dai pesticidi e dagli Ogm, favorendo
metodi di coltivazione e allevamento biologici. Dall'uva spina alla
mela cotogna, passando per la pera cocomerina e il fico permaloso,
sono, solo per citarne alcuni, tutti frutti del patrimonio agricolo e
della tradizione italiana che rischiano l'estinzione. Per questo
motivo, è necessario difendere in maniera determinata la biodiversità,
evitando, così come è avvenuto nell'ultimo secolo nel mondo, che vadano
persi i tre quarti delle diversità genetiche delle colture agricole.
Sono nel nostro Paese alla fine del 1800 vi erano 8000 varietà di
frutta, mentre oggi si arriva a poco meno di 2000. Questo mostra, in
modo chiaro, Il tentativo di omologazione delle varietà genetiche che è
il risultato di un sistema che premia i grandi gruppi industriali che
monopolizzano il mercato: per loro è conveniente offrire una ristretta
gamma di prodotti, uguali in tutto il mondo, piuttosto che
differenziare la produzione in base alle esigenze specifiche dei
territori, delle culture, dei cittadini. La petizione per "salvare i
semi contadini" dalla scomparsa, (che può essere sottoscritta dai
cittadini all'interno delle iniziative della campagna "mangiasano"),
rientra nella volontà di restituire spazio e diritti agli agricoltori
cercando di limitare lo strapotere delle aziende sementiere. Infatti,
la parziale applicazione da parte dell'Italia della normativa europea
che regola la materia -ricordano i promotori dell'iniziativa- mette
fuori legge ogni seme non iscritto ai registri ufficiali delle varietà,
impendendo all'agricoltore di riseminare o di scambiare i semi
autoprodotti. Questo determina che le varietà tradizionali italiane
siano gradualmente cancellate dai registri e sostituite dai nuovi
ibridi prodotti dai colossi dell'agroindustria internazionale. Oggi,
più del 90 per cento delle sementi delle varietà commerciali di ortaggi
di molte specie, come pomodori, cetrioli, peperoni, meloni, cocomeri,
è, infatti, costituita da ibridi brevettati e meno del 3 per cento
delle varietà ha più di 35 anni. Per questo Cia, Vas, Aiab e
Federconsumatori, con la petizione, chiedono l'applicazione della
direttiva Cee (98/95) finora disattesa dai governi e la creazione di
una lista nazionale che raccolga le varietà locali o dei territori o
contadine; l'iscrizione libera e gratuita su questa lista per le
varietà di coloro che conservano, selezionano e diffondano questa
biodiversità; che i criteri di iscrizione siano adattati alle
particolarità di queste varietà locali, spesso non uniformi o stabili
come quelle selezionate; uno spazio di libertà totale per scambi liberi
di piante e sementi contadine (in quantità corrispondenti ai bisogni di
una piccola fattoria), nel rispetto delle precauzioni fitosanitarie
essenziali.
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