VAS

Mai dire Mais

Mai dire Mais

Conclusione

 

Negli ultimi anni, l’innovazione tecnologica si è trovata al centro di un confronto che ha visto schierate le organizzazioni industriali, le istituzioni e i consumatori.

In particolare il prodotto biotecnologico ha causato una frattura del patto di fiducia tra il cittadino e tutti coloro che sono chiamati a gestirne le problematiche ed ha estremizzato le posizioni a tal punto che è stato necessario rispolverare un termine ormai in disuso per legittimare le decisioni da intraprendere.

Si parla, infatti, di governance per indicare una maggiore partecipazione della società civile alla discussione sulle politiche governative e internazionali che garantisca procedure più trasparenti e condivise.

Il concetto di società civile include tutti quegli attori che, non appartenendo né all’amministrazione pubblica né alle aziende private, si fanno portavoce di interessi diffusi. Quindi, CropLife in quanto gruppo no-profit ha pieno diritto di partecipare alla concertazione.

L’analisi della federazione CropLife evidenzia una debolezza strutturale del dialogo che le istituzioni hanno instaurato con le parti sociali.

Il problema è che il peso esercitato dalla federazione risulta preponderante sugli altri rappresentanti sociali perché gli investimenti e i profitti delle multinazionali sono determinanti per lo sviluppo dell’economia mondiale. Associazioni ambientaliste, consumeriste, sindacati ecc. sono parte del confronto ma le loro istanze rimangono per lo più inascoltate.

Inoltre, il potere contrattuale e di lobby di CropLife risulta sbilanciato rispetto a quello delle altri parti in causa perché la sua posizione è sostenuta da più soggetti, anch’essi “maschere” o “interfacce” finanziate dall’industria. Il loro contributo è preponderante anche perché esse possono offrire un sapere tecnico-scientifico, supporto necessario al processo decisionale.

Infine, CropLife, per conquistare sempre maggiori spazi, ha arricchito la sua immagine di ente portatore di interessi e valori condivisi, ricorrendo ad un bagaglio linguistico patrimonio della storia dei movimenti ambientalisti e di difesa dei diritti umani.

Lo sviluppo sostenibile, la responsabilità sociale, la trasparenza, il dialogo, il rispetto, la condivisione dei benefici vengono snaturati, decontestualizzati e non trovano riscontro nell’azione concreta. Si rivelano formule vuote che vanno a giustificare la realizzazione di interessi privati.

La consapevolezza di tutto questo dovrebbe costituire motivo sufficiente per cominciare a lavorare sul significato delle parole.

Innanzitutto si dovrebbero creare le basi per una riflessione collettiva che ambisca a restituire senso e concretezza alle espressioni e eventualmente sostituire quelle ormai definitivamente compromesse.

Il grande paradosso è che le industrie si stanno proponendo nel contesto internazionale quali soggetti determinanti per la soluzione di quei problemi ambientali e sociali di cui esse stesse sono la causa. Attraverso i gruppi di intermediazione o interfacce espropriano gli spazi dei soggetti indipendenti condizionando l’estensione e le forme dell’intervento pubblico.

In questo modo il dialogo con le istituzioni e la maggiore partecipazione sociale non si tramutano in un aumento di democrazia, ma in una privatizzazione della democrazia.

La gestione dell’innovazione tecnologica necessita, quindi, di strategie di intervento diverse da quelle praticate sinora. Ossia che si affronti seriamente il problema della legittimità dei criteri sulla base dei quali si identificano gli attori sociali, e quello della disparità di potere e risorse di cui essi dispongono.

 

Index News - Campagna Mai dire Mais - home