II Parte
Le attività della federazione
2.1 Introduzione
“Se tu dichiari che la tua missione è massimizzare i profitti a spese altrui, gli altri ti riterranno un problema”
(Hank McKinnel capo della Pfizer)[1]
L’obiettivo della federazione CropLife è quello di veicolare l’immagine di un sistema industriale in continua evoluzione. Un sistema che sa conciliare il profitto privato con il benessere sociale, che non compromette i diritti delle generazioni future e che, adottando modalità operative sostenibili a lungo termine, è capace di rispondere alle preoccupazioni dell’opinione pubblica. Quale strumento intermediario tra le industrie e la società, la federazione si pone quale parte necessaria del dialogo e della comunicazione col pubblico con una finalità ben chiara: abbattere la diffidenza rispetto all’uso dei pesticidi e degli Ogm, minimizzando i rischi ed esaltando i benefici di tali prodotti.
Essi, potenzialmente in grado di arrecare danno agli uomini e all’ambiente, vengono presentati come l’elemento innovativo che permette un uso efficiente delle risorse con un minore impatto sulla biosfera e conseguenti migliori standard di vita.
L’accettazione dell’innovazione tecnologica passa quindi attraverso un processo di manipolazione dell’immagine del prodotto che diventa presupposto indispensabile per il progresso e per il benessere della collettività. Al contrario, un rifiuto dell’innovazione viene etichettato come indicativo di un “fondamentalismo ambientalista” o di “immobilismo intellettuale e scientifico”.
L’elemento più visibile di questa nuova propaganda è l’esaltazione dell’aspetto sanitario. Nei dibattiti vengono convocati gruppi di esperti per rassicurare la società sull’assenza degli elementi di rischio[2] e per mostrare il consenso unanime della scienza nel ritenere il prodotto tecnologico come “il più sicuro perché il più controllato”.
CropLife, inoltre, per ottenere la fiducia dei consumatori affianca le sue attività a quelle di alcune testate giornalistiche e di ricercatori titolari di dipartimenti universitari, lancia periodicamente eventi di natura culturale per dare all’esterno l’immagine di una squadra compatta, costruisce alleanze operative con le Ong più moderate e sempre più spesso crea organizzazioni parallele con intenti filantropici ed umanitari.
Il prodotto di tante azioni congiunte è la diffusione ad ampio raggio di un messaggio rassicurante nei contenuti e nella forma e il cui obiettivo, non è solo quello di ottenere la fiducia del pubblico, ma di indirizzare le scelte istituzionali verso soluzioni che favoriscono gli interessi industriali. Il mondo industriale si propone infatti di avere un ruolo incisivo nella fase di valutazione e regolamentazione del rischio tecnologico connesso ai prodotti industriali, sia in quanto soggetto forte economicamente e sul piano delle relazioni, che quale ente depositario di conoscenze scientifiche.
In breve, la funzione di CropLife è quella di aprire gli spazi opportuni per accelerare l’introduzione e l’accettazione dell’innovazione biotecnologica, e governare in senso non limitativo l’utilizzo di sostanze chimiche in agricoltura.
[1] Joel Bakan, “The Corporation. The patological pursuit of profit and power”, 2004, Free Press, New York, pag 144
[2] L’analisi del rischio comprende: la valutazione del rischio (ossia il processo di natura scientifica, che sulla base delle informazioni e degli studi effettuati dalle imprese, ha lo scopo di quantificare gli effetti derivanti dalla esposizione di una data popolazione ad un agente di natura chimica o fisica) e la gestione del rischio (la valutazione delle alternative possibili, cioè la valutazione comparativa, il rapporto costi/benefici, la definizione delle norme per il controllo, la prevenzione e la riduzione di eventuali rischi)
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