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1.2 La rete

CropLife, come abbiamo già detto, rappresenta le maggiori industrie nel campo delle scienze delle piante (Plant Science Industries) che “sviluppano, producono e distribuiscono prodotti chimici, biologici e biotecnologici soprattutto per l’agricoltura”[1]. I suoi membri permanenti sono infatti le transnazionali leader nel settore agro-chimico-biotecnologico: Basf (Germania); Bayer Cropscience (Germania); Dow Agrosciences (Stati Uniti); DuPont (Stati Uniti); Fmc (Stati Uniti); Monsanto (Stati Uniti); Sumitomo (Giappone); Syngenta (Svizzera).

La federazione globale, CropLife International, coordina cinque associazioni regionali[2] (European Crop Protection Association[3], CropLife America[4], CropLife Latin America[5], CropLife Asia[6], CropLife Africa Middle East[7]), che a loro volta hanno una presenza attiva in tutto il territorio di loro competenza per mezzo di oltre 70 associazioni nazionali (fig. 1)[8].

 

Figura 1: Rappresentazione della rete globale di CropLife (fonte: http://www.croplife.org/library/documents/beijing%20presentation/5)

 

Come si può ben vedere la struttura  dell’organizzazione corrisponde ad una vera spartizione del territorio, funzionale alla differenziazione della produzione industriale ma soprattutto alla risoluzione di problematiche locali che possono ostacolare le dinamiche del commercio globale.

Dall’analisi dei documenti aziendali emerge con chiarezza che è il centro a dettare alla periferia le linee generali e a proporre una comune identità, mentre i singoli progetti vengono stabiliti in maniera più o meno indipendente a livello periferico.

Questa impostazione permette alle aziende di vedere rappresentate le proprie istanze, in maniera differenziata a seconda delle esigenze contingenti, ma sempre con una coerenza di fondo.

Ad esempio, lo sviluppo di una legislazione brevettuale che consenta lo sfruttamento monopolistico delle invenzioni industriali, avviene innanzi tutto nei fora internazionali (dove presiede CropLife International), ma anche all’interno dei singoli paesi (dove agiscono le varie associazioni nazionali) e delle istituzioni che rappresentano macro-aree geografiche (dove partecipano le associazioni regionali).

Ogni associazione porta avanti le stesse rivendicazioni espresse dal vertice agendo  al livello che le compete e mettendo in atto strategie diverse a seconda del contesto in cui opera. In sinergia, quindi, ognuna organizza workshop, conferenze, seminari, prende contatti con giornalisti, ricercatori, economisti, laici e religiosi per diffondere il proprio punto di vista. Non solo, ma finanzia anche ricerche scientifiche ad enti esterni tese a dimostrare la necessità di una determinata proposta legislativa. O ancora fa direttamente pressioni sulle istituzioni per ottenere, specie in fase di  regolamentazione, il progredire delle proprie istanze a discapito di quelle sostenute dalla controparte.

Sotto questo profilo ci è sembrato quindi opportuno rielaborare l’immagine dell’intera organizzazione, che a nostro parere corrisponde ad una struttura piramidale con un vertice direzionale da cui si diramano le sezioni regionali e nazionali (fig. 2).

 

Figura2: Struttura piramidale di CropLife

Le 8 multinazionali che costituiscono i membri permanenti della federazione internazionale compaiono, con lo stesso ruolo, anche in tutte le associazioni regionali e nazionali[9], unitamente ad una lista corposa di altre aziende[10].

Se volessimo rappresentare graficamente la posizione delle industrie nella rete CropLife dovremmo figurarci un albero di cui le multinazionali costituiscono le radici (fig. 3). Esse singolarmente costituiscono l’elemento vivificante capace di assicurare stabilità a tutta la struttura. Inoltre, possono esercitare il loro potere indirettamente attraverso le varie ramificazioni della federazione, che diventano, quindi, un elemento di intermediazione capace di celarne la presenza. In questo modo il confronto tra le multinazionali e la società, come abbiamo già visto nel caso della ricerca dell’Osservatorio di Pavia, non avviene più in maniera diretta perché ciò che appare sono un nome e un logo diversi da quelli delle singole aziende.

Figura 3: Rappresentazione ad albero dei membri di CropLife

 

Queste multinazionali, dopo un processo di integrazione verticale (fatto di acquisizioni, fusioni e joint-venture), sono diventate le leader del settore chimico nella produzione degli input agricoli, sementiero e biotecnologico. La supremazia nei tre suddetti comparti, rafforzata anche dalle più recenti leggi brevettuali, provoca una crescente preoccupazione sia per quanto riguarda l’ingresso nel mercato di altri soggetti economici, che viene puntualmente bloccato da alleanze strategiche e da accordi di licenza, sia per l’impatto generale che tale concentrazione può avere sulla produzione alimentare globale.

Ad esempio, solo per quanto riguarda il settore agrochimico ci sono state nell’arco di un ventennio delle fusioni che hanno portato a far emergere unicamente poche aziende (fig. 4): 

1983

1999

2002

Ciba

Dr Maag

Sandoz

Diamond Shamrock

Velsicol

 

 

Novartis

 

 

 

 

Syngenta

Zeneca

 

Zeneca

Stauffer

Isk

Fermenta

Monsanto

Monsanto

Monsanto

DuPont

DuPont

DuPont

Basf

Basf

 

Basf

Shell

 

Ahp

Celamerck

Cyanamid

Bayer

Bayer

 

 

Bayer

Rhône-Poulenc

 

 

Aventis

Union Carbide

Hoechst

Schering

Fbc

Dow

Dow Agrosciences

 

Dow Agrosciences

Eli Lilly

Rohm & Haas

Rohm & Haas

Sumitomo

Sumitomo

Sumitomo

Chevron

Fmc

Fmc

Fmc

Figura 4: Consolidamento dell’industria agrochimica, 1983-2002 (Fonte: World Bank, http://www.wds.worldbank.org/servlet/WDS_IBank_Servlet?pcont=details&eid=000090341_20030723134915)

Dalla tabella si evince che le “radici” di CropLife rappresentano l’attuale punto di arrivo di un percorso di consolidamento finanziario nell’area agrochimica.

Nel 2004, tali industrie delle scienze delle piante apparivano tra le maggiori 6 aziende agrochimiche al mondo e rappresentavano il 77% del mercato globale dei prodotti agrochimici (fig. 5): 

Azienda

Vendite 2004 nel settore agrochimico (milioni US$)

Vendite addizionali 2004 (milioni US$)

1.Bayer

6.120

€ 989 settore bioscienze e ambiente

2.Syngenta

6.030

1.239 settore sementiero

3.Basf

4.141

 

4.Dow

3.368

Settore agrochimico (circa il 90%), semi, biotech

5.Monsanto

3.180

2.277 settore sementiero e biotech

6.DuPont

2.211

2.618 settore sementiero

Vendite totali

25.050

 

Percentuale sulle vendite globali

77

 

Figura 5: Mercato globale dei prodotti agrochimici nel 2004 (Fonte: Pan, “Agrochemical markets soar – pest pressures or corporate design?” in http://www.pan-uk.org/pestnews/pn68/pn68p9.htm)

 

La maggior parte delle stesse multinazionali appare nella classifica delle prime 11 aziende che controllano un terzo del valore del mercato sementiero mondiale. DuPont e Monsanto da sole valgono il 50% di questo terzo (fig. 6): 

Azienda

Vendite 2004  nel settore sementiero (milioni US$)

Monsanto [Usa] + Seminis [acquistata nel marzo 2005]

2.277+526=2.803

DuPont (Pioneer) [Usa]

2.600

Syngenta [Svizzera]

1.239

Groupe Limagrain [Francia]

1.044

Kws Ag [Germania]

622

Land O’ Lakes [Usa]

538

Sakata [Giappone]

416

Bayer Crop Science [Germania]

387

Taikii [Giappone]

366

Dlf-Trifolium [Danimarca]

320

Delta & Pine Land [Usa]

315

Figura 6: Mercato sementiero nel 2004 (Fonte: Etc Group, “Global Seed Industry Concentration”, issue n. 90/2005, http://www.etcgroup.org/documents/Comm90GlobalSeed.pdf)

Le vendite per le sementi transgeniche (resistenti agli insetti e tolleranti gli erbicidi) sono passate da 280 milioni di dollari nel 1996 a 4.700 nel 2004. In particolare Pioneer/Dupont ha ricavato la metà dei profitti da varietà geneticamente modificate.


 

[1] www.croplife.org

[2] Japanese Crop Protection Association è indicata come associazione regionale, ma la ritroviamo anche all’interno di CropLife Asia come associazione nazionale. Non dovendo coordinare a sua volta il lavoro di altre realtà nazionali (compito svolto, invece da CropLife Asia) assumiamo, per semplicità, che sia un’associazione nazionale. D’altra parte anche CropLife Canada viene considerata come un’associazione indipendente perché non fa parte di nessun gruppo regionale

[3] L’European Crop Protection Association nasce nel 1992-93 e ha sede a Bruxelles, Belgio

[4] CropLife America è l’unica associazione che, pur essendo considerata regionale, corrisponde ad uno Stato specifico: gli Usa. Nasce nel 1933. La sua sede è a Washington

[5] CropLife Latin America nasce all’inizio degli anni ’90 e ha sede a Miami, Usa

[6] La sua sede è a Bangkok, Thailandia.

[7] CropLife Africa Middle East nasce nel 2002 e sostituisce il precedente Africa Middle/East Working Group. La sua sede è ad Amman, Giordania

[8] Nel 2002 era compresa come associazione nazionale brasiliana, oltre all’Andef, anche l’Inpev (Istituto Nacional de Processamento de Embalagens Vazias) (vedi link del 2002: http://www.croplifelatinamerica.org/default.asp?id=11&mnu=11&ACT=5&content=57). Ad oggi, pur presentando tra i suoi associati tutti i membri permanenti di CropLife (Monsanto, Basf, Bayer, DuPont, Dow Agrosciences, Fmc, Syngenta, Sumitomo) non compare più tra le associazioni nazionali di CropLife Latin America

[9] Ci sono solo alcune eccezioni: ad esempio Sumitomo non compare in CropLife Asia, CropLife America Latina (troviamo, invece, Rohm & Haas) e in CropLife America. Fmc Europe e Sumitomo non rientrano tra i membri permanenti dell’European Crop Protection Association ma semplicemente tra gli associati. CropLife Africa Middle East annovera, tra le otto compagnie di CropLife International, Makhteshim Agan e SipCam

[10] www.croplife.org

 

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