Gli OGM SONO TRA NOI
Gli alimenti geneticamente modificati (OGM) sono già tra di noi. Arrivano inscatolati sotto forma di conserve oppure rilasciati liberamente nei campi, per essere sperimentati e seminati in coltivazione. Le agrobiotecnologie sono annunciate come la rivoluzione del nuovo millennio, che si propone la radicale modificazione delle dinamiche produttive, delle scelte alimentari e degli stili di vita individuali. Con l'introduzione delle moderne tecnologie genetiche si concretizza, per la prima volta nella storia della vita, la possibilità di riprodurre gli organismi viventi in laboratorio, mediante l'alterazione dell'identità genetica. Le applicazioni in campo agricolo e zootecnico (e quindi alimentare) sono innumerevoli: piante che crescono ovunque, che resistono all'azione massiccia dei diserbanti e dalle quali si ottengono prodotti che non deperiscono, animali superproduttivi, polli con quattro zampe. Nel nostro Paese il dibattito sulle biotecnologie si è sin qui caratterizzato per la scarsa capacità di coinvolgere il grande pubblico, quasi che l'argomento potesse essere adeguatamente affrontato solo nel ristretto ambito degli addetti ai lavori. Cosicché un fatto prevalentemente tecnologico e industriale, quale la modificazione di caratteristiche genetiche di un organismo a scopo commerciale, viene solitamente presentato dagli organi di informazione come un fatto di pregnante ed
esclusiva rilevanza scientifica, propagandato e sostenuto alla radio, alla TV e sui giornali da scienziati, la cui parola basta, o meglio, si induce a credere che dovrebbe bastare a stabilirne la assoluta veridicità e gli indiscutibili benefici. Il fatto poi che alcuni di questi scienziati siano contemporaneamente anche consulenti di industrie biotecnologiche costituisce, evidentemente, un conflitto di interessi del tutto marginale. Al moltiplicato bisogno di informazione sul tema cerca di rispondere questa nostra iniziativa che, prodotta in un milione di copie, si propone di far conoscere ai concittadini del nostro Paese tutto ciò che è essenziale per affinare una propria autonoma opinione e perché, insieme, ci si possa difendere dagli eccessi dell'ingegneria genetica e dai rischi irreversibili di quelle applicazioni biotecnologiche, che rispondono unicamente alla sete di profitto delle industrie multinazionali che le producono. E' ormai scientificamente dimostrato che la manipolazione genetica dei prodotti agricoli determina alterazioni irreversibili dell'ambiente naturale e della biodiversità che, nel suo attuale equilibrio, garantisce le possibilità di vita e di sussistenza sul pianeta.
Sappiamo ad esempio che il polline delle piante geneticamente manipolate si incrocia con le varietà di piante naturali, determinando ibridi alterati geneticamente. Ma sappiamo anche della concreta possibilità che le manipolazioni genetiche prodotte sui vegetali si trasferiscano nei microrganismi del suolo, determinando con ciò un incrocio fra regni, che mai avrebbe avuto luogo in natura. Così come mai si sarebbe potuto realizzare in natura l'incrocio fra il regno animale e il regno vegetale che è stato prodotto in laboratorio mediante l'inserimento di un gene del pesce artico nella fragola, allo scopo di ottenere un frutto capace di crescere anche al gelo della Groenlandia.
Quali le conseguenze a medio e lungo termine di un tale disordine genetico, nessuno è in grado di stabilirlo. E ciò è tanto più grave poiché l'azzardo al quale si vorrebbe sottoporre l'umanità è equivalente alla crudeltà di una roulette russa: nessuno sa quando partirà il colpo, ma tutti sanno che prima o dopo accadrà. Il nostro meditato e rigoroso "no"! alle applicazioni dell'ingegneria genetica in campo agricolo, zootecnico e quindi alimentare è al tempo stesso l'espressione di un comportamento di responsabilità verso quelle applicazioni biotecnologiche, che davvero potrebbero migliorare la qualità della vita sul pianeta. In campo medico e farmaceutico le applicazioni biotecnologiche già oggi, ad esempio, consentono la produzione di insulina di origine umana, e non più animale, che ha concesso a milioni di diabetici di poter condurre una vita pressoché normale.
Ma proprio perché le biotecnologie consentono applicazioni capaci di migliorare le possibilità di vita ed applicazioni che la possono pregiudicare irreversibilmente, riteniamo sia dovere della scienza limitare gli orizzonti della propria ricerca. Le biotecnologie non sono la scienza del male, ma lo diverranno ben presto nell'immaginario collettivo se gli scienziati continueranno a proporre sullo stesso piano di leicità, l'applicazione meritoria delle conoscenze in campo genetico per sconfiggere il cancro, il virus dell'Aids, il morbo di Alzaimer o la sclerosi multipla e l'applicazione criminale per produrre, nel segreto dei laboratori militari, la "bomba etnica": il più vile degli strumenti di sterminio di massa mai concepiti, che colpisce gli individui selezionando le caratteristiche genetiche, che rendono una particolare etnia vulnerabile all'azione di virus o di batteri.
Per parte nostra le competenze e la volontà per riannodare la lacerazione che si è creata fra la comunità civile e la comunità scientifica non mancano: ma è con altrettanta chiarezza che diciamo alla comunità scientifica che lo scopo della propria ricerca deve tornare ad essere in favore dell'uomo e dell'ambiente e non contro di essi.
"L'Intruso Genetico" è in primo luogo un modello di libera e documentata informazione che non fa nulla per nascondere di essere dalla parte dei diritti delle attuali e delle future generazioni e dalla parte dell'ambiente naturale.
Crediamo che i lettori ne rimarranno soddisfatti. E anche noi, insieme a voi tutti,
esprimeremmo soddisfazione se, per qualche minuto almeno, questa lettura impegnasse anche
i Decisori politici e governativi del nostro Paese. Anch'essi in tema di biotecnologie
molto hanno da imparare e, soprattutto, molto hanno da fare per tutelare realmente i
cittadini e l'ambiente dal rischio biotecnologico.