MORATORIA TRANSGENICA
A dispetto della sempre più convinta avversione dei consumatori europei verso i cibi geneticamente manipolati, dalle rilevazioni dell'istituto di ricerca britannico Datamonitor (maggio 1999) emerge che il 60% degli alimenti di origine industriale commercializzati in Europa contiene, almeno in piccola parte, prodotti modificati geneticamente.
Ad inquinare geneticamente una vasta gamma di prodotti dolciari e da forno, farine e prodotti per la prima colazione sono nove materie prime alimentari (tre varietà di oli di colza, cinque di mais e una di soia), importate in Europa dagli Stati Uniti, dal Canada e dall'Argentina.
Sette di questi nove prodotti di importazione sono inoltre sotto accusa per essere stati commercializzati in violazione dei Regolamenti Comunitari. Come se tutto ciò non bastasse, le principali multinazionali dell'agricoltura biotecnologica sono intenzionate a seminare mais, soia e cicoria transgenica in Italia già dalla prossima primavera. Cercheremo di capirne di più insieme a Guido Pollice, Presidente nazionale dell'associazione Verdi Ambiente e Società.
Presidente Pollice, ma davvero dalla prossima primavera alcune aziende agricole potranno coltivare in Italia prodotti geneticamente manipolati?
Con certezza posso dire che questa è l'intenzione di multinazionali quali Monsanto e Novartis ma fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, rappresentato dall'avversione dell'opinione pubblica e dalla crescente diffidenza degli agricoltori del nostro Paese all'introduzione dell'agricoltura biotecnologica. I più recenti sondaggi di opinione ne sono la conferma: i più diffidenti sono proprio gli italiani (79% di contrari), seguiti da spagnoli (71%), inglesi (57%), olandesi (47%).
Francamente non vorrei essere nei panni del Ministro delle Politiche Agricole, qualora decidesse di autorizzare la semina dei prodotti manipolati: passerebbe alla storia come il Ministro che ha inferto il colpo di grazia definitivo alla ricchezza di produzioni agricole e alimentari di qualità che esportiamo in tutto il mondo e che tutto il mondo
ci invidia. Comunque, anche se alcuni Ministri del Governo in carica appaiono molto sensibili alle lusinghe delle multinazionali, ritengo ci penseranno due volte prima di autorizzare provvedimenti tanto disastrosi per l'economia nazionale quanto impopolari per gli equilibri del proprio consenso elettorale.
La resistenza dei Paesi europei ad avviare la coltivazione estensiva dei prodotti manipolati, appare il principale ostacolo che si frappone alla realizzazione delle strategie delle multinazionali biotec.
La Spagna, unico Paese comunitario ad aver autorizzato la produzione agricola biotecnologica, sembra voler rapidamente tornare sui suoi passi; la Francia, che due anni fa è stata al centro di un durissimo scontro legale, conclusosi con una sentenza della Corte di Cassazione, che ha sospeso qualsiasi autorizzazione alla semina del mais geneticamente manipolato, è oggi il Paese leader dell'opposizione all'agricoltura biotecnologica.
Presidente Pollice, non sembra anche a Lei che le enormi pressioni che la lobby biotec sta esercitando sul Governo del nostro paese, indichino una volontà di vincere le resistenze europee proprio a partire dall'Italia?
Non lo escludo affatto poiché incrinare la resistenza europea è un obiettivo ormai vitale per le multinazionali dell'agricoltura biotec. Per colossi quali Monsanto, Novartis, Pioneer Hi Bread, l'Europa comunitaria costituisce un simbolo negativo che, in quanto tale, va rimosso, pena la completa perdita di fiducia dei mercati finanziari e dei grandi fondi di investimento che in qualsiasi momento possono negare all'industria biotec il proprio sostegno economico.
Tuttavia, Presidente Pollice, multinazionali come Monsanto e Novartis sostengono la loro piena legittimità a coltivare, visto che alcune delle loro piante geneticamente manipolate hanno già superato tutte le prove sperimentali alle quali sono state sottoposte anche in Italia.
Se per "prove" si intendono quelle in corso negli oltre 230 campi sperimentali, autorizzati dalla Commissione Interministeriale per le Biotecnologie (CIB) semplicemente sulla base di una autocertificazione prodotta dalla multinazionale proponente, allora possiamo considerare come prova sperimentale anche quella di entrare in un bar e chiedere all'oste se il suo vino è davvero buono....
La Sua è una affermazione molto grave.
Grave è la realtà dei fatti che vengono taciuti all'opinione pubblica: grave è che i famosi campi sperimentali transgenici vengano autorizzati dalla Commissione Interministeriale preposta al controllo sulla base della semplice documentazione bibliografica e dei rilievi scientifici prodotti dalla stessa azienda che richiede la concessione alla sperimentazione. Per essere ancora più chiaro, a nessuno della presidenza del Comitato Interministeriale per le Biotecnologie è mai venuta in mente la necessità di sottoporre a controprove di laboratorio i dossier aziendali per verificarne l'attendibilità e la reale assenza di rischio nelle sperimentazioni proposte.
Ed è con questa superficialità che la bellezza di 230 campi agricoli sperimentali sono stati autorizzati in Italia: campi di mais, soia, pomodori, radicchio, meloni, tutti rigorosamente transgenici, ma che nessuna Autorità pubblica controlla per effettuare il necessario monitoraggio e per verificare quali alterazioni le colture geneticamente manipolate stiano determinando nell'ambiente circostante.
Altro che autorizzazioni alla coltivazione estensiva dei prodotti agricoli geneticamente manipolati! Una moratoria di cinque anni alla commercializzazione e alla produzione di alimenti transgenici è l'unico provvedimento ragionevole sul quale chiamiamo tanto il Parlamento quanto il Governo ad esprimersi.
La moratoria transgenica è una possibilità che anima la discussione in tutti i Paesi europei, la ritiene concretamente realizzabile?
Senza dubbio. Uno stop di cinque anni alla commercializzazione e alla produzione di alimenti modificati rappresenta il tempo strettamente necessario per avviare studi - questa volta veri e approfonditi - sulle conseguenze che determinano gli Organismi Geneticamente Manipolati sulla salute pubblica e sull'ambiente naturale.
Nel corso di cinque anni è ampiamente possibile eseguire il monitoraggio dei campi agricoli sperimentali (non ne servono 230, sono più che sufficienti alcune decine), sottoponendo le alterazioni e le propagazioni genetiche al controllo e alle analisi di autorità pubbliche davvero indipendenti.
Certamente la moratoria che Lei auspica sarebbe accolta con un sospiro di sollievo dall'opinione pubblica, ma d'altro canto non si corre il rischio di penalizzare la ricerca scientifica?
Nelle linee guida dell'Unione Europea l'aggettivo "innovazione" è proposto, in primo luogo, come necessità per la ricerca scientifica di saper leggere l'evoluzione presente in una società sempre più complessa e plurale, nella quale la ricerca è chiamata ad integrarsi e per conto della quale opera con un tacito patto di fiducia.
In questa logica rinnovata i dubbi, le critiche e i saperi espressi dagli agricoltori, dagli ambientalisti e dai consumatori in fatto di biotecnologie, dovrebbero essere considerati dalla comunità scientifica non come una minaccia bensì come un rafforzativo delle proprie responsabilità, come un motivo per estendere a tutto campo gli indirizzi della ricerca che, allo stato attuale, è limitata e mutilata dagli interessi particolari dell'industria biotecnologica.
Le insistenti promesse di investimento per potenziare la ricerca pubblica applicata allo sviluppo delle agrobiotecnologie costituisce, nella migliore delle ipotesi, l'ennesima illusione di poter competere con la ricerca di stati nazionali e di industrie multinazionali che, allo scopo, hanno investito nel tempo miliardi di dollari.
Gli stessi investiti opportunamente finalizzati alla ricerca e valutazione dell'effettiva desiderabilità delle produzioni biotecnologiche, oltre che un dovere verso l'intera comunità civile, costituirebbero l'occasione unica per proporre la leadership della ricerca nazionale sull'analisi del rischio biotecnologico, un rischio certo e, se non sufficientemente indagato, certamente addebitato alle future generazioni.
Questo sì, sarebbe un atto di forte responsabilità capace di ridare ruolo e senso alla ricerca scientifica del nostro paese e di riannodare il patto con la comunità civile.
Una migliore professionalità e una maggiore efficacia nell'azione delle autorità pubbliche di controllo, sono obiettivi per i quali l'associazione Verdi Ambiente e Società si batte da tempo: la costituzione di una "Authority per la biosicurezza e le biotecnologie" è un progetto sul quale Lei personalmente è molto impegnato.
Di fronte ai rischi dell'agricoltura e dell'alimentazione biotecnologica, i cittadini si sentono troppo spesso abbandonati e non tutelati dalle istituzioni.
Una burocrazia irresponsabile, il cui unico orizzonte - nella migliore delle ipotesi - è quello di non affrontare i problemi, costituisce il principale ostacolo all'operatività e alla professionalità di quei tanti tecnici che saprebbero come far funzionare efficacemente le strutture pubbliche di controllo.
Verdi Ambiente e Società ha costituito allo scopo un osservatorio, che fra non molto sarà in grado di denunciare pubblicamente le omissioni, gli abusi e le incompetenze che si annidano nelle alte sfere di Ministeri che, per competenza, avrebbero proprio lo scopo di tutelare la salute dei cittadini e l'integrità dell'ambiente rurale.
La costituzione dell'Authority per la Biosicurezza e le Biotecnologie, con poteri di indirizzo e di controllo, che regoli l'attività di ricerca, di sperimentazione e di produzione nel settore biotecnologico, costituirebbe lo strumento essenziale alla disciplina di un campo di attività tecnologica il cui sviluppo non può che procedere in armonia con i principi etici, giuridici e sociali che regolano la convivenza della comunità umana e in applicazione del principio internazionalmente condiviso di "massima precauzione", introdotto a tutela della salvaguardia degli equilibri ambientali e della salute pubblica.
Abbiamo indicato la città di Parma (la food-valley italiana) quale sede naturale della futura Authority.
E' questa una candidatura che profila la necessità di una sempre più stretta unione fra i cittadini-consumatori e le imprese agro-alimentari del paese, poiché la tutela della qualità delle produzioni è un interesse comune per entrambi.