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IL MONOPOLIO DELLE SEMENTI

Sarà perché le promesse di una moltiplicazione dei redditi agricoli si sono presto infrante sulla mancanza di sbocchi commerciali o più probabilmente sarà stato l'effetto dei contratti capestro che le industrie produttrici di sementi geneticamente manipolate hanno imposto agli agricoltori ... Resta il fatto che negli Stati Uniti sta irrompendo la forza d'urto di una alleanza inattesa e di per sé capace di sfidare la supremazia delle multinazionali che producono e commercializzano sementi geneticamente manipolate.

La Fondazione sulle Tendenze Economiche presieduta dall'economista Jeremy Rifkin, la Coalizione Nazionale delle Aziende Agricole Familiari e le più influenti associazioni di consumatori statunitensi si sono unite nella presentazione di oltre trenta cause antimonopolio all'Antitrust di altrettanti Paesi. Venti fra i più importanti studi legali statunitensi coordinano l'azione giudiziaria, dichiarando di accettare compensi per la loro assistenza solo nel caso in cui i procedimenti avranno esito positivo. Obiettivo di questa importante unione di forze è di dimostrare l'esistenza di un monopolio industriale sulle risorse genetiche di origine agricola. "Mi chiedo con quale coraggio ancora si possa parlare di libero mercato quando fra non più di cinque anni, cinque colossi industriali controlleranno il 100% del mercato delle sementi -ci spiega Jeremy Rifkin- e non mi riferisco unicamente alle sementi geneticamente manipolate, ma a tutte le sementi. Se non riusciremo nell'impresa di denunciare ciò per cui sta lavorando il trust delle industrie sementiere, presto l'umanità non disporrà più del controllo delle proprie necessità primarie, quelle per l'approvvigionamento alimentare". I dati che l'Antitrust dovrà esaminare fanno venire i brividi: dieci industrie controllano da sole il 30% del mercato mondiale delle sementi geneticamente manipolate, il cui controvalore è di 23 miliardi di dollari (più di 41 mila miliardi). Negli Stati Uniti le multinazionali Monsanto, DuPont, Novartis e Stoneville controllano, ogni anno, il 65% delle sementi per la produzione di mais e l'84% di quelle per la produzione del cotone. Il nodo cruciale dell'azione legale all'Antitrust è il sistema di affitto delle sementi geneticamente modificate: proprio così, perché dal punto di vista giuridico le industrie biotecnologiche non vendono all'agricoltore le sementi, bensì affittano all'agricoltore, per l'annata di semina, le caratteristiche geneticamente modificate che sono e rimangono di proprietà dell'industria. Per la semina successiva l'agricoltore non potrà utilizzare i frutti del raccolto precedente, se non pagando nuovamente l'affitto dell'informazione geneticamente manipolata. Per i contravventori le penali imposte dalle multinazionali sono salatissime e i tribunali statunitensi sono sommersi di cause intentate ai danni di chi si rifiuta di pagarle. Allo scopo di rendere più rigido il controllo, le industrie sementiere

hanno utilizzato le tecniche di manipolazione genetica per produrre sementi a tempo: il seme programmato per produrre, alla conclusione dello sviluppo vegetativo, una tossina che rende sterili i frutti, impedendone quindi il reimpiego nella stagione successiva. E che dire della creazione della semente geneticamente manipolata che, una volta riprodotta e riutilizzata per la semina successiva, richiede speciali additivi chimici per potersi sviluppare? Beninteso gli additivi di cui necessita per lo sviluppo vegetativo sono prodotti esclusivi dell'industria che produce e commercializza la semente. "Se questa non è materia per una denuncia all'Antitrust -ci dice ancora Rifkin- mi si spieghi quale significato ha oggi il termine anti-trust. Questa causa legale servirà ad aprire una discussione pubblica sulle vere finalità del mercato globale e servirà a chiarire quali opinioni hanno i Decisori politici sul futuro dell'agricoltura, poiché fra non molto rischiamo che più nessun agricoltore sia proprietario delle proprie sementi".