SEMENTI BIOTEC IN REGALO AGLI AGRICOLTORI
Il trucchetto della mela avvelenata lo conosceva anche la strega di Biancaneve.
Mentre il Parlamento Europeo emana direttive per imporre l'etichetta sugli alimenti transgenici e il governo italiano chiede una moratoria delle colture di OGM, le aziende biotech aggirano ogni ostacolo semplicemente regalando, a piene mani, semi modificati ai contadini. E' quanto emerge dall'esposto inoltrato alle Procure della Repubblica di Roma, Ravenna e Bergamo presentato il 26 luglio scorso dall'associazione Verdi Ambiente e Società. Dall'indagine dell'associazione, una vera e propria inchiesta, viene fuori un'immagine sconfortante degli organismi che, in Italia, dovrebbero controllare il rispetto delle leggi nazionali in materia di ingegneria genetica. Il CIB, Comitato Interministeriale Biotecnologie che dovrebbe unire le competenze degli esperti del Ministero per le Risorse agricole, della Sanità e dell'Ambiente, non ha fatto praticamente niente per impedire che circa 900 chilogrammi di semi di mais geneticamente modificati, sufficienti a seminare 90 ettari, venissero distribuiti ad alcune aziende agricole. I "doni" documentati sono 12, ma potrebbero essere di più, come dovrà accertare la magistratura, così come dovrà verificare se il comportamento del CIB sia stato dettato da semplice incompetenza o da vera e propria connivenza. I reati ipotizzati riguardano la diffusione non autorizzata e incontrollata di OGM (Organismi geneticamente modificati) che di fatto si traduce nell'ostacolare, intenzionalmente, ogni tentativo di valutazione sanitaria degli alimenti transgenici. Il problema è che, sia per capire se il cibo transgenico fa male, sia per avere qualche possibilità di seguire il percorso della produzione alimentare e quindi di etichettarlo a ragion veduta, le coltivazioni vanno tenute rigidamente separate. Le misure di quella che in gergo viene definita "segregazione delle colture" sono definite dai protocolli scientifici proprio per evitare che, durante l'impollinazione, le piante che contengono OGM vadano a contaminare quelle dei campi vicini. Come si fa a garantire la purezza di una coltivazione se nel campo vicino c'è il mais transgenico? Come si fa a garantire il rispetto di una legge che vieta di utilizzare OGM nei prodotti destinati alla prima infanzia, se i semi modificati vengono piantati quà e là, senza alcun controllo?
Si tratta di episodi gravi che la dicono lunga sul rispetto delle norme da parte delle aziende biotech, norme che dovrebbero servire non solo per tutelare la salute dei consumatori in attesa che gli scienziati sappiano dirci di più, ma anche per proteggere la caratteristica principale dell'agricoltura italiana che è quella di puntare sulla qualità del prodotto.
Se, già da qualche mese, la diffidenza dei consumatori di tutta Europa sta cominciando a premiare i piccoli e medi distributori che hanno scelto di togliere gli OGM dalla filiera alimentare, basta sparpagliare OGM quà a là per sbaragliare la concorrenza del biologico: chi mai potrà garantire che le coltivazioni naturali non sono contaminate da una vicina piantagione transgenica?
Il tentativo di sfondamento delle aziende biotech, non nuove a questa strategia, è dettato principalmente dalla fretta di piazzarsi in pole position, con 1.350 tonnellate di sementi - tanto potrebbe fruttare il pacco dono - già pronte per essere commercializzate per il Piano semina del 2000.
Il ruolo della Commissione Interministeriale Biotecnologie in questa storia è tutto da definire e probabilmente sarà oggetto della lettera al Presidente del Consiglio e ai tre ministri congiunti di Sanità, Ambiente e Risorse agricole annunciata da Pecoraro Scanio e da Scivolitti, Presidente della commissione agricola del Senato.
Desta comunque qualche preoccupazione il fatto che, per quanto riguarda il transgenico, le responsabilità dei controlli vengano suddivise fra i tre ministeri in modo piuttosto vago e che i monitoraggi, quando vengono effettuati, sono necessariamente frammentari e poco accurati.