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Dossier Soia Ogm


Nuovo rapporto di Monsanto


18 MAGGIO 2000: i responsabili della multinazionale Monsanto convocano un incontro con i rappresentanti dell'autorità di controllo britannica "Advisory Committee on Novel Food and Processes" (ACNFP), allo scopo di chiarire alcuni aspetti relativi alla soia geneticamente modificata "Roundup Ready", di cui la Gran Bretagna è stata la nazione referente in Europa per le prove sperimentali.        

RIVELAZIONE SHOCK: nel corso dell'incontro i responsabili di Monsanto comunicano all'ACNFP di aver riscontrato, dopo ulteriori analisi sulla soia "Roundup Ready", due sequenze genetiche nuove e impreviste rispetto a quanto descritto nel 1996 nella notifica autorizzativa per la commercializzazione.
           
1) scoperto nuovo e inatteso inserto genico di 937 paia di basi

Ulteriori analisi di Southern blot (il DNA frammentato viene fissato su di un supporto solido) e successivo clonaggio e sequenziamento hanno evidenziato la presenza di un nuovo inserto genetico composto da 937 paia di basi e con 72 paia di basi di omologia con il gene CP4-EPSPS (gene inserito nella soia per la tolleranza all'erbicida glifosato).

1) scoperto nuovo e inatteso inserto genico di 250 paia di basi

Il sequenziamento delle regioni fiancheggianti l'inserto principale ha evidenziato la presenza di un frammento genetico di 250 paia di basi del CP4-EPSPS all'estremità 3 dell'inserto (vale a dire a destra dell'inserto, perché una catena di DNA va letta in direzione 5’-3’). 


Le proteine che non si trovano

Le due sequenze genetiche nuove e impreviste sono state analizzate per quanto riguarda le proteine eventualmente espresse (ogni gene contiene infatti l’informazione per sintetizzare una proteina), ma la tecnica del Northern blot (tecnica per isolare l'RNA, cioè il passaggio intermedio tra DNA e proteina espressa) non è stata in grado di rilevarle. A questo proposito Monsanto ritiene che, in base alla loro composizione, queste sequenze geniche siano impossibilitate a sintetizzare proteine. Resta tuttavia inspiegabile il motivo che ha indotto Monsanto a non analizzare l'espressione proteica delle nuove sequenze utilizzando tecniche molto più sensibili come la RT-PCR o l'RNAse protection.


L'assetto genetico della soia Roundup autorizzata non corrisponde più a quello della Soia Roundup attualmente commercializzata
 
L'instabilità genetica riscontrata è forse una prevedibile manifestazione di flusso genetico? (scheda 3)
Ciò di cui si ha invece certezza, per stessa ammissione del rapporto di Monsanto, è che l'assetto genetico della Soia Roundup autorizzata non corrisponde più a quello della Soia Roundup attualmente commercializzata.
 

L'indagine del Governo belga

Allo scopo di comprendere le possibili cause almeno della presenza del frammento genetico che replica il gene CP4-EPSP inserito nella soia per la tolleranza all'erbicida glifosato, il  Ministero della Piccola Impresa, Commercio e Agricoltura del Belgio ha elencato le seguenti tre ipotesi:

a) potrebbe essere stato rilasciato dal vettore (cioè il plasmide, un piccolo anello di DNA nel quale viene inserito il gene responsabile della modificazione transgenica; il plasmide è poi in grado di cedere il gene estraneo all'organismo ricevente);

b) oppure essere il cosiddetto "filler-DNA";

c) oppure ancora derivare da un riarrangiamento del DNA della pianta manipolata.
 
 
Una soia piena di guai
 
Nel tentativo di trovare una risposta, i laboratori dell'Autorità belga hanno sottoposto ad analisi PCR la soia non transgenica e la soia transgenica "Roundup Ready", utilizzando i primer specifici per le regioni fiancheggianti il punto di inserzione: primer indicati dal nuovo dossier Monsanto.
Come risultato è stato possibile amplificare il DNA nella soia "Roundup Ready", ma non di quello della soia non trangenica, con ciò deducendo che l’introduzione del gene CP4-EPSPS ha causato un riarrangiamento del DNA nel punto di inserimento.
A questo proposito bisogna ricordare che il DNA dell’ospite non dovrebbe essere modificato nella sua struttura originale, tranne che per la sequenza estranea inserita che fornisce la proprietà aggiuntiva. E’ però ormai noto che le linee transgeniche sono per loro stessa natura instabili, probabilmente perché le tecniche utilizzate in campo biotecnologico causano un’alterazione dei naturali meccanismi di controllo interni ed esterni alla cellula.
 
 
Conclusioni operative
 
Sospensione della commercializzazione in Italia

La palese non corrispondenza fra prodotto autorizzato e prodotto attualmente commercializzato, impone l'emanazione di un Decreto Governativo di sospensione cautelativa dal commercio in Italia della Soia OGM "Roundup Ready". Un provvedimento che si propone di intraprendere con urgenza poichè è evidente che la nuova identità della soia "Roundup Ready" é commercializzata senza alcuna verifica sulla propria sicurezza d'uso. Allo scopo abbiamo inoltrato il presente rapporto al Presidente del Consiglio, Giuliano Amato; al Ministro della Sanità, Umberto Veronesi; al Ministro delle Politiche Agricole, Alfonso Pecoraro Scanio; al Ministro dell'Ambiente, Willer Bordon; al Ministro delle Politiche Comunitarie, Gianni Mattioli.
 
 
Sospensione della commercializzazione in Europa

Per le stesse ragioni, la sospensione cautelativa dal commercio in Europa della Soia "Roundup Ready" riteniamo debba costituire il motivo di un immediato intervento della Commissione Europea. Allo scopo abbiamo inoltrato il presente rapporto al Presidente della Commissione UE, Prof. Romano Prodi; al Commissario della Sanità e della Difesa del Consumatore, David Byrne; al Commissario dell'Ambiente,  Margot Wallstrom.
 
 
Quale il ruolo delle Autorità pubbliche di controllo?

La gravità dei fatti qui riportati, richiama la necessità di chiudere il prima possibile il capitolo che vede le Autorità Pubbliche di Controllo pronunciarsi, in materia di "sicurezza d'uso" dei prodotti OGM, pressoché esclusivamente in base alle informazioni fornite dalle stesse aziende titolari dei prodotti transgenici. Non può essere rimandata oltre una decisione che chiaramente identifichi nelle responsabilità pubbliche, l'obbligo di confutare le risultanze scientifiche aziendali con prove sperimentali condotte dalle strutture tecniche statali e comunitarie
Il fatto stesso che le gravi risultanze relative alla Soia OGM "Roundup Ready" fossero da tempo note alle Autorità comunitarie e nazionali che sovraintendono i compiti autorizzativi e di controllo della materia biotecnologica, costituisce un ulteriore motivo di preoccupazione, che ci spinge a rendere ancora più pressante questa nostra richiesta. In particolare, per ciò che riguarda lo specifico del nostro Paese, il fatto che la Commissione Interministeriale Biotecnologie (CIB) non abbia ritenuto di operare in conseguenza dei fatti ad essa noti, costituisce un precedente gravissimo che certo non contribuisce all'attendibilità di un organismo che deve garantire sulla sicurezza dei prodotti transgenici.


L’instabilità delle linee transgeniche a cura di Sabina Morandi
 
L’instabilità delle piante trangeniche e i meccanismi di amplificazione di frammenti del DNA, causati dai forti promotori utilizzati dai biotecnologi per fare esprimere il gene inserito, sono già stati studiati da alcuni ricercatori indipendenti. Si può dire che l’istabilità degli OGM sia il principale problema del biotech in quanto, per inserire il gene, vanno aggirati tutti i meccanismi difensivi naturali della cellula che servono proprio a evitare l’introduzione di DNA estraneo nel genoma. Di qui i vettori chimerici sempre più aggressivi,  tratti da virus ad ampio spettro d’ospite, o l’utilizzo di promotori che possono dar luogo a iper-replicazioni, e quindi a ripetizioni, dagli effetti sconosciuti. Naturalmente, una volta che si sia dato l’avvio a tali ripetizioni, è praticamente impossibile che venga riconosciuto il gene mutante, che in genere viene agganciato dalla sonda, anche quando i test vengano fatti con gli strumenti più appropriati.
Qui di seguito riportiamo alcuni brani dal libro di Mae-Wan Ho, biologa della Open University, in uscita anche in Italia. Le conclusioni tratte dal libro sono frutto di un lavoro collettivo di ricercatori di tutto il mondo. Principalmente, per quel che riguarda l’argomento qui preso in esame, l’autrice si rifà ai lavori di Terje Traavik, un virologo dell’università di Tromsø, in Norvegia, Vyvyan Howard, tossicologa dell’Università di Liverpool, che hanno firmato con Mae-Wan Ho un’importante pubblicazione scientifica sul contributo dell’ingegneria genetica alla recente recrudescenza delle malattie infettive.

Da Genetic engineering Dream or Nightmare
 
L’instabilità delle linee transgeniche

I metodi di selezione tradizionale includono l’incrocio di varietà strettamente correlate o fra specie che contengono forme diverse degli stessi geni. In quel caso la selezione viene praticata per molte generazioni in condizioni sperimentali e nell’ambiente appropriato, per testare le caratteristiche desiderate e i geni che le influenzano, e per armonizzarle affinché si esprimano in modo stabile in una gamma di diversi background genetici. Combinazioni genetiche diverse, inoltre, avranno comportamenti diversi in ambienti differenziati. L’interazione genotipo-ambiente è ben conosciuta nella selezione tradizionale, ed è noto che è impossibile predire come si comporterà una nuova varietà in un ambiente non sperimentato. In molti casi, le nuove varietà perderanno le loro caratteristiche nelle generazioni successive, quando i geni si mescolano, si ricombinano o reagiscono ai cambiamenti ambientali.
Nel tabacco, tra il 64 e il 92 per cento della prima generazione di piante transgeniche è diventata instabile. La frequenza di perdita del transgene nell’Arabidopsis varia dal 50 al 90 per cento. L’instabilità si può manifestare sia durante la produzione della cellula germinale sia nella divisione cellulare durante la crescita della pianta e può venire innestata dal trasferimento o da traumi leggeri.

Lettera a Giuliano Amato
Lettera a Romano Prodi
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