VAS

Mai dire Mais

 

Corriere della Sera  24 Marzo 2001

LODI - Una cinquantina di aderenti ...

LODI - Una cinquantina di aderenti dell’associazione Verdi Ambiente e Società (Vas) hanno protestato ieri davanti ai cancelli della multinazionale Monsanto con striscioni su cui era scritto «Spacciatori di OGM». Secondo l’Associazione, nello stabilimento, dove lavorano 80 dipendenti, sarebbero stoccati 3.136 quintali di semi di soia e 830 quintali di mais risultati positivi alle analisi sulla presenza di Ogm. Una delegazione di manifestanti è potuta entrare nel complesso e controllare l'integrità dei sigilli apposti dalle autorità sanitarie del Porto di Genova sulla partita di mais e soia. Contro la manifestazione hanno protestato sia il presidente dell’Associazione Nazionale per lo sviluppo delle Biotecnologie, Sergio Dompè, sia Jean Michel Duhamel, presidente della Monsanto Agricoltura Italia. Il ministro Pecoraro Scanio ha fatto sequestrare 80 sacchi di soia e
mais.


La Repubblica 24 Marzo 2001

La guerra degli ogm tra ministro e Monsanto
Pecoraro Scanio manda i carabinieri allo stabilimento di Lodi del colosso biotech

ENRICO BONERANDI

LODI - Guerra aperta tra il ministero delle Politiche agricole e l'azienda simbolo del biotech, la multinazionale americana Monsanto, un gigante da 8600 milioni di dollari che in Italia fattura 90 miliardi di lire. Al leader mondiale della soia nei prossimi giorni potrebbe essere persino revocata la licenza a operare nel nostro Paese, e siamo all'inizio della primavera, quando si concentrano le semine. Il brusco alt, al termine di una giornata di polemiche e colpi di scena, lo ha dato il ministro Pecoraro Scanio, che chiederà formalmente al prefetto di Milano (nella cui provincia ha sede legale Monsanto Italia) di sospendere all'azienda la licenza a importare e commercializzare i propri prodotti nel nostro Paese, ai sensi dell'articolo 35 della legge sementiera del 1971, che vieta la vendita di sementi non iscritte al catalogo delle varietà vegetali: «Devono capire chiara la lezione: le leggi si rispettano». Per capire le ragioni di un simile provvedimento, che non ha precedenti, si deve fare un passo indietro, quando nel porto di Genova una decina di giorni fa vengono bloccati sacchi di sementi di soia e mais Monsanto
provenienti dagli Stati Uniti per un totale di oltre 4mila quintali.
Le autorità sanitarie effettuano un primo controllo e scoprono la presenza di mais Mon 810 e soia Roundup Ready, due varietà
transgeniche per le quali in Italia vige un divieto totale. A questo punto viene disposto il fermo del carico, che è attualmente sotto sigilli nello stabilimento Monsanto alle porte di Lodi, e si avviano nuove analisi. La notizia passa sotto silenzio per qualche giorno, finché ne viene al corrente l'associazione Verdi Ambiente e Società, che ieri decide di renderla pubblica organizzando una spedizione in casa Monsanto, a Lodi, con bandiere, cartelli antiogm e al seguito pure il Gabibbo di Striscia la notizia. Sono le nove e mezzo del mattino quando l'azienda accetta di spalancare i cancelli e permettere la verifica che i sigilli non siano stati tolti alle sementi sequestrate. Un dirigente Monsanto, Gabriele Fontana, minimizza l'incidente: «Alle analisi compiute alla partenza dagli Usa queste sementi non contenevano ogm, c'è un contrasto con i controlli italiani. Abbiamo chiesto di rianalizzare la merce pure noi, e senza dubbio si tratta di una piccolissima mescolanza, di uno per 10mila probabilmente. Ma se si fosse verificato un nostro errore, non ci sarebbe nessun problema a distruggere il carico al completo». Una «massima disponibilità» che non convince affatto il presidente dell'associazione verde, Guido Pollice, e il suo vice, Ivan Verga. Che ribattono: «Nostri informatori ci assicurano che non si tratta di piccole quantità di ogm, che già sarebbero gravi, ma addirittura di mais trangenico al 100 per cento e soia all'84 per cento. Una massa sufficiente a inquinare un'area enorme, 80 chilometri quadrati, quanto tre volte la città di Roma». Secondo Verdi Ambiente e Società, non si è trattato di un errore di spedizione: «Questi vogliono inquinare la filiera, per mettere l'Italia davanti al fatto compiuto che dagli ogm non ci si può più difendere. E c'è da chiedersi, visto che purtroppo i controlli alle frontiere sono molto relativi: quanti di questi carichi sono già passati?». Sempre secondo l'associazione, sette altre spedizioni di sementi modificate sarebbero transitate in Italia negli ultimi mesi, mentre quattro sequestri cautelativi sarebbero stati  compiuti in porti italiani. Non solo Monsanto: coinvolte nell'importazione illecita sarebbero anche altre multinazionali. Nel primo pomeriggio di ieri, il ministro Pecoraro Scanio decide di inviare a Lodi i carabinieri per verificare la situazione ed effettuare un ulteriore prelievo destinato alle analisi. Dispone pure che un nucleo consistente venga affiancato ai dipendenti del ministero della Sanità per rendere più efficaci i controlli nei porti: «Non tollereremo un inquinamento genetico ed illegale dell'agricoltura italiana - dichiara - Valuterò quali provvedimenti possano essere presi contro la Monsanto». L'azienda reagisce per bocca del suo presidente italiano, JeanMichel Duhamel: «Non commercializziamo in Italia sementi geneticamente modificate, ma esclusivamente quelle tradizionali». Gli dà man forte il presidente dell'Assobiotec, Sergio Dompè, che protesta per «l'ennesimo tentativo di creare un clima di preoccupazione, a fini propagandistici, intorno agli ogm», affrontando anche un'altra questione dolente: la «purezza» delle sementi. Secondo Dompè, ma anche a parere delle Associazioni sementiere, garantire la non presenza assoluta di semi ogm è impossibile: va cercata una soglia di tolleranza. È a questo punto che Pecoraro Scanio - confortato anche dalla presidente dei Verdi, Grazia Francescato - rompe gli indugi e allerta il prefetto di Milano. «Non possono garantire di non violare la legge? Fatti loro, significa che il transgenico è fuori controllo e che ci dobbiamo ancor più tutelare. Anche in Coldiretti sono preoccupati. Se scopriamo che un agricoltore ha seminato ogm, per legge dobbiamo distruggergli il raccolto. Ma perché far ricadere i rischi solo sul contadino? Come ministro ho il dovere di chiedere il massimo rigore all'industria. Chi ha violato la legge avrà una lezione». E così Monsanto rischia di rimanere tagliata fuori dal nostro mercato in periodo di semine. 


La Stampa  24 marzo 2001

Biotech, blitz dei carabinieri Maxisequestro di semi alla MONSANTO

Renato Rizzo

inviato a LODI Un colpo di spada, un taglio netto per recidere il nodo gordiano dei «semi della discordia». Il ministro Pecoraro Scanio ha chiesto ufficialmente di bloccare l’attività della multinazionale MONSANTO accusata d’aver introdotto dagli Usa alimenti geneticamente modificati: revoca della licenza ad importare e vendere mais e soia ai coltivatori italiani che, proprio in questi giorni, stanno preparando la campagna di semina. Stop, cancelli chiusi, camion fermi. Una decisione senza precedenti. «Certo - è la risposta del responsabile dell’Agricoltura -. Come senza precedenti è l’importazione clandestina di ogm. Le norme sono chiare, questi semi sono fuorilegge e chiunque li metta in circolazione commette un reato. Devono imparare la lezione». Domandiamo: non molto tempo fa l’associazione sementieri italiani le ha scritto una lettera in cui chiedeva una sorta di deroga su queste importazione sostenendo che le aziende non erano in grado di «garantire, allo stato attuale, la disponibilità di sementi di mais e soia senza alcuna presenza accidentale di ogm. Una posizione ribadita anche dal presidente di Assobiotech, Sergio Dompé che parla di “strategia dell’allarme a tutti i costi”». Replica Pecoraro: «Questi sono fatti loro. L’Italia e la Ue, quanto ad ingegneria genetica applicata agli alimenti, sono per la tolleranza zero. E, poi, ragioniamo: se un coltivatore semina, magari inconsapevolmente, prodotti transgenici e noi lo scopriamo dobbiamo distruggergli l’intero raccolto. E giusto che tutti gli eventuali danni ricadano sugli agricoltori? No, ecco perché ho il dovere di chiedere all’industria il massimo rigore». Il ministero ha incaricato i carabinieri di sequestrare 80 sacchi di sementi dai silos della MONSANTO per sottoporli ad ulteriori analisi e ha inviato un sollecito al prefetto di Milano (la sede amministrativa dell’azienda è in questa provincia, a Peschiara Borromeo) perché stabilisca il blocco dell’attività per la violazione dell’articolo 35 della legge 1096 del ’71: quella in base alla quale nel nostro Paese possono essere importati soltanto semi «iscritti al catalogo delle varietà vegetali elette» del quale quelli transgenici non fanno parte. La decisione di Pecoraro arriva a sigillo d’una manifestazione di denuncia organizzata dall’associazione Verdi Ambiente e Società (Vas) che ieri ha «assediato» lo stabilimento MONSANTO di Lodi. Guidati dal presidente Guido Pollice e dal suo vice, Ivan Verga, trenta ambientalisti i sono presentati ai cancelli dell’azienda inalberando cartelli e striscioni nei quali incolpavano la multinazionale di «spacciare ogm». Perché quest’accusa? Bisogna tornare indietro di due settimane quando 5 containers con 3136 quintali di semi di soia e altri sei con 831 quintali di mais della multinazionale vengono sbarcati a Genova e fermati dall’autorità sanitaria del porto perché «positivi» agli esami anti-ogm: «Sino ad ora - spiega Gabriele Fontana, responsabile dei rapporti con le istituzioni della MONSANTO - non ci è stato ancora notificato l’esito degli esami, posso soltanto dire che le analisi compiute in Usa davano questa merce assolutamente idonea». Poi, però, non esclude che la partita   «possa contenere tracce di semi ogm, ma in quantità minima, diciamo 1 su 10 mila, dovuta probabilmente ad un fatto accidentale». Dello stesso tenore le affermazioni del presidente di MONSANTO Agricoltura Italia Jean Michel Duhamel che aggiunge: «Intraprenderemo tutte le azioni per tutelare la società, i suoi prodotti e per fare emergere la verità». «La verità è questa - contrattaccano i Vas -: secondo le nostre fonti la soia è geneticamente modificata all’84% ed il mais addirittura al 100». Il braccio di ferro sulle percentuali non sposta, però, di molto i termini del problema: i semi sono fuorilegge e, come tali, vengono sequestrati negli stessi magazzini della multinazionale a Lodi. Commenta Verga: «Un solo dato: con questo mais e questa soia si sarebbe seminata un’area pari a due volte l’estensione di Roma. E l’impollinazione avrebbe creato ibridi ogm nel raggio di chilometri».
Ministro Pecoraro, se il prefetto darà via libera alla richiesta di revoca della licenza alla MONSANTO cosa accadrà? «La legge prevede che l’azienda abbia 30 giorni per fare ricorso. Vedrò la documentazione che mi esporranno, la metterò a confronto con le analisi del ministero della Sanità e le nostre. Poi vedremo. Una cosa è certa: noi non tollereremo un inquinamento genetico ed illegale dell’agricoltura italiana. Perché gli interessi dei coltivatori e dei consumatori non possono essere danneggiati dalle grandi società del transgenico». 


Il Manifesto  24 Marzo 2001

La Monsanto nel sacco
OGM Scoperti 3 mila quintali di semi di soia e 800 di mais transgenici e abusivi. E ora "vincolati" nella sede della  multinazionale a Lodi

LUCA FAZIO - MILANO

Altolà! Non capita spesso che undici container della Monsanto provenienti dagli Usa (3.136 quintali di semi di soia, 830,9 quintali di semi di mais) vengano bloccati nel porto di Genova. La Asl del capoluogo ligure invece si è mostrata scrupolosa - nei suoi compiti  c'è solo l'obbligo di valutare le sostanze ad uso alimentare - e così per la prima volta la multinazionale è stata colta con le mani nel sacco. Quei container, secondo le analisi dell'istituto zooprofilattico di Torino, contenevano semi geneticamente modificati. Dunque si tratta di importazione illecita di materiale sementiero. La Monsanto Agricoltura Italia Spa (sede a Lodi, 550 dipendenti, 250 miliardi di fatturato nel 1998) a quel punto aveva solo tre possibilità: rispedire il carico oltreoceano, bruciare i semi oppure accettare il "vincolo sanitario" e stoccarli nei suoi container di Lodi sperando che nessuno se ne accorgesse (tra poche settimane comincia la semina). Ieri se n'è accorto qualcuno. A Lodi, dopo aver seguito la pista genovese, prima sono arrivati gli esponenti dell'associazione Verdi ambiente e società (Vas) e subito dopo anche i carabinieri, mandati dal ministro dell'agricoltura Pecoraro Scanio.
"Non tollereremo - ha detto il ministro - un inquinamento genetico e illegale dell'agricoltura italiana". Il presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni, ha chiesto "la distruzione immediata delle partite eventualmente contaminate". Con il quantitativo di sementi bloccate a Genova - voci informate parlano di 7 carichi sfuggiti ai controlli - si possono coltivare 80 chilometri quadrati, il doppio dell'area metropolitana di Roma. "E' la prova che questi signori - accusa Ivan Verga di Vas - stanno cercando in tutti i modi di inquinare la filiera delle sementi". La stessa Associazione italiana sementi (Ais) cinque mesi fa ha ammesso di non essere in grado di garantire la legalità dei comportamenti delle aziende associate (tra cui campioni del biotech come Monsanto Italia, Novartis Seeds e Pioneer Hi-Bred Italia). Del resto, l'allarme dell'Ais si spiega con l'impossibilità dell'Italia di controllare il mercato delle sementi. Per la coltura di mais il fabbisogno è di circa 206.147 quintali: 91.155 provengono dagli Usa; per la soia il quantitativo ammonta a 262.463 quintali: ben 206,306 sono prodotti negli Usa. Monsanto ha vinto? "Assolutamente no - spiega Verga - e per questo gli agricoltori devono rifiutarsi di comprare sementi non certificate: solo in questo caso, se truffati, possono intentare una causa. Basta l'analisi di una spiga per individuare la frazione geneticamente modificata". Se sono risarcimenti, tra due mesi fioriranno.


Un grazie particolare al Gabibbo, Giornalista d'assalto

Il Gabibbo