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Stati Generali della
COALIZIONE “LIBERI DA OGM”
Introduzione ai lavori di
Ivan Verga
Vicepresidente di VAS
Il messaggio del Capo dello Stato, nella sua cristallina eloquenza, giunge come il più esplicito dei sostegni ai contenuti ed agli obiettivi della nostra Coalizione. Giunge altresì a confermare che il termine di Stati Generali è la definizione più appropriata per descrivere questa nostra riunione. Che è, per l’appunto, la riunione di una grande Coalizione di forze che hanno impresso contenuti e pratiche di governo al problema degli OGM in agricoltura e in alimentazione.
Siamo stati capaci di tanto poiché questa nostra Coalizione, per cinque lunghi anni, non si è battuta contro qualcuno, bensì per affermare qualcosa. Qualcosa di tanto importante come solo la sovranità alimentare di un popolo, dei popoli, può esserlo. Qualcosa di tanto importante come il diritto di praticare un modello di sviluppo agricolo fondato sulla sostenibilità delle produzioni, sul legame imprescindibile con il territorio e le sue risorse. Generando con ciò il valore aggiunto di agricolture capaci di sviluppare innovazione in proporzione alla storia dei propri luoghi, ai bisogni dei consumatori e alla capacità di rinnovare le risorse disponibili.
Ai tentativi di inquinare su vasta scala le filiere agro-alimentari, non abbiamo piagnucolato per le difficoltà (o la non volontà) dello Stato di porre un argine al Far-West biotecnologico, nel quale le multinazionali del transgenico si muovono a meraviglia. Abbiamo governato il problema assumendoci in proprio oneri e responsabilità. Blindando le filiere dalle contaminazioni indesiderate di OGM, COOP ha innescato un processo virtuoso che, in pochi anni, ha percorso i comportamenti industriali dell’intero settore agro-alimentare: dall’artigianato, alla media e alla grande industria nazionale.
Le prove generali dell’autogoverno in agricoltura le abbiamo affrontate, due anni or sono, insieme ad AIAB. I mangimifici lamentano la difficoltà di produrre derrate biologiche totalmente esenti da OGM? Alcuni di essi spingono per introdurre soglie consentite di contaminazione? Chiedono, quindi, di trasferire ad altri quello che è una loro responsabilità? Nemmeno per idea, è la stata la risposta! Cambino i fornitori se non sono affidabili, perfezionino i cicli di lavorazione, investano allo scopo, ma sin tanto che le filiere non saranno ripulite, la soia continuerà ad essere esclusa dai disciplinari degli allevamenti biologici.
L’analogo principio di responsabilità è stato quindi tradotto sino alle estreme conseguenze da Coldiretti. Pur di impedire forme generalizzate di inquinamento da OGM nelle coltivazioni di mais, gli agricoltori piemontesi non hanno esitato a sacrificare i propri campi ed il proprio lavoro. In quei giorni del giugno scorso, i nostri agricoltori si sono sentiti, nuovamente, di rappresentare i sentimenti e la volontà dell’intero Paese.
Al governo del problema OGM concorre da protagonista il mondo sindacale. Nelle piattaforme di rinnovo dei contratti aziendali di lavoro nel settore dell’agro-alimentare, CGIL, CISL e UIL, unitariamente, chiedono alle imprese di escludere gli OGM dai cicli di lavorazione. I primi accordi, siglati nelle settimane scorse con il gruppo Peroni ed il gruppo Barilla, sono certamente il prodotto della sensibilità delle imprese, ma anche della consapevolezza sindacale che l’export agro-alimentare si difende e si incrementa (e con esso l’espansione occupazionale) solo attraverso una competizione qualitativa e OGM-free delle produzioni.
Le associazioni ambientaliste, dei consumatori e della cooperazione internazionale del nostro Paese, operando in rete, presidiano da anni ogni singola struttura delle istituzioni e qualsiasi provvedimento inerente gli OGM - anche il più piccolo - è oggetto di studio, di emendamenti, di pressione e, se è il caso, di denuncia, affinché si propongano in sintonia con gli orientamenti del sistema-Paese e non per compiacere gli interessi delle multinazionali del biotech.
Verdi Ambiente e Società ha costituito in questi anni il valore aggiunto tecnico e operativo, che ha consentito a noi tutti di sostanziare, contemporaneamente, una leale e importante collaborazione con i ruoli tecnici dello Stato e una considerevole azione di interdizione nei confronti dell’illegittimità dei provvedimenti e dell’illegalità delle azioni operate dalla lobby biotech, in Italia come in Europa. Gli effetti della sospensione dal commercio dei quattro mais OGM, illegittimamente autorizzati dalla UE, hanno letteralmente rivoluzionato l’ordinamento comunitario in materia di OGM destinati ad usi alimentari. Nei nuovi Regolamenti UE su etichettatura e tracciabilità, non v’è infatti più alcuna traccia del mostro giuridico denominato “sostanziale equivalenza”, attraverso il quale gli OGM, assimilati ai prodotti naturali, potevano essere autorizzati senza alcuna valutazione di sicurezza d’uso. E il recente pronunciamento della Corte di Giustizia UE, che legittima gli interventi cautelativi degli Stati membri in materia di organismi geneticamente modificati, è giunto come un ulteriore e gradito tassello di un riposizionamento giuridico, originato da un conflitto che da cinque anni ci oppone alle multinazionali.
Con la medesima capacità di governo, l’inseguimento per i porti italiani dei carichi costituiti da sementi contaminate da OGM ha fatto luce sulla strategia della “contaminazione di fatto”, di cui sono responsabili le multinazionali, proponendo all’opinione pubblica e al decisore politico la centralità del problema sementiero e la necessità dell’indipendenza in un settore tanto strategico. I ripetuti provvedimenti nazionali di “tolleranza zero” alla presenza di OGM nelle sementi convenzionali e biologiche, come la recentissima bocciatura della Direttiva UE sulle soglie di contaminazione transgenica nelle sementi, costituiscono la conferma di quanto siamo stati capaci, tutti insieme, di sostenere un conflitto con l’obiettivo dichiarato di governarlo.
Abbiamo per ciò assistito alla cosiddetta “rivolta degli scienziati”, di qualche anno fa, con un sentimento di serenità, ma anche di profondo dispiacere. La prova scientifica più consistente udita in quei giorni, a sostegno del transgenico, è stata che “non ci sono prove scientifiche della pericolosità degli OGM”. Come scioglilingua l’assunto non è male, ma sul piano della rassicurazione gli atti di fede mal si addicono alle labbra di scienziati, tanto più se blasonati. E comunque, è stato un profondo dispiacere l’aver capito che in quei giorni un pezzo del mondo della ricerca si è assunto la responsabilità, gravissima, di sostanziare la rottura del patto di reciprocità con la comunità dei cittadini. I pruriti di una esigua minoranza, impegnata a trasformare il ruolo storico del ricercatore in quello di scienziato-imprenditore, cioè possessore di brevetti, hanno generato effetti devastanti. Primo fra tutti, il crollo della fiducia dei cittadini nei confronti della scienza.
Anche di questa responsabilità ci siamo fatti carico. Grandi personalità, intellettuali e scienziati, laici e cattolici, hanno dato vita al Consiglio dei Diritti Genetici. Una istituzione scientifica indipendente, alla quale hanno aderito centinaia di scienziati e accademici, i cui scopi di ricerca interdisciplinare nei settori della genetica, indagano gli impatti indesiderati sull’ambiente, sulla salute, sulla società e sull’economia. Il contributo di questa istituzione è strategico, non solo per diffondere saperi scientifici indipendenti e condivisi, ma anche per riallacciare quei legami spezzati fra scienza e società.
In tempi in cui il rapporto con la politica non è dei più semplici, la pazienza e la tenacia della Sen. De Petris, dell’On. Arrighi, del Sen. Salerno, dell’On. Baldarelli e dell’On. Marcora, sono state essenziali per la nascita di un fronte politico - trasversale a tutti i partiti - ormai maggioritario nell’esprimere scelte e contenuti apertamente alternativi al modello di sviluppo transgenico. Quando, nel maggio scorso, l’operare della politica ha prodotto l’appello di critica agli OGM, rivolto al Presidente Prodi e sottoscritto da oltre 300 parlamentari, è stato a tutti noi chiaro che il cerchio si era finalmente chiuso. Il fronte del rifiuto degli OGM non era più solo espressione di una maggioranza sociale ed economica, ma finalmente anche politica.
Di tutto questo paziente operare si è nutrita la nascita della Coalizione “Liberi da OGM”, che è il prodotto raffinato delle nostre comuni assunzioni di responsabilità e di governo del problema transgenico. E’ l’espressione straordinaria di un processo di convergenza fra soggetti, culture, sensibilità e interessi, anche diversi, ma capaci di generare una rinnovata coesione nella società; che ha accelerato processi reali di innovazione, di prodotto e di processo, e che afferma - nei fatti - la nascita di un nuovo patto sociale per la sostenibilità delle produzioni e per la sicurezza alimentare. Siamo con ciò una Coalizione di natura strutturale, non un semplice movimento di opinione. Poiché, fianco a fianco, siedono in questi nostri Stati Generali le rappresentanze sociali, politiche e amministrative di quell’80% di nostri concittadini che non desiderano consumare OGM e le organizzazioni di categoria e le industrie che generano oltre il 70% del fatturato e l’85% del nostro export agro-alimentare.
Dopo aver convinto e coalizzato il Paese su scelte di sviluppo sostenibili e dunque diametralmente alternative a quella transgenica, questa nostra Coalizione chiede ora al decisore governativo di fare la sua parte, con il varo di una legislazione in tutto coerente con gli orientamenti che esprime il sistema-Paese.
A dire il vero, questi nostri Stati Generali rappresentano già oltre la metà di coloro che hanno l’incarico di prendere decisioni a livello di governo territoriale: infatti ne sono parte integrante 12 Regioni del nostro Paese, che con straordinaria lungimiranza annunciano - di fatto - l’avvenuta liberazione di ben oltre la metà del territorio nazionale dai rischi di inquinamento transgenico delle produzioni agricole convenzionali e biologiche.
Chi al riguardo volesse obiettare che il nostro Paese è vincolato dal rispetto della normativa europea che regola la materia OGM, è bene che prenda atto che senza alcuna autorizzazione nazionale, nessun OGM potrà mai essere iscritto al catalogo delle varietà vegetali consentite alla semina. Ma c’è di più. Poiché in queste settimane la lobby del transgenico di stanza a Bruxelles ha letteralmente capitolato, semplicemente di fronte al buon senso. Per quanto il Commissario Byrne si sia prodigato per l’approvazione della Direttiva che avrebbe introdotto soglie di contaminazione da OGM nelle sementi convenzionali e biologiche, la proposta è stata respinta da ben nove Paesi ed il Comitato Giuridico UE ha dichiarato la DG SANCO del Commissario Byrne autorità non competente in materia. Ovvio, dunque, che qualsiasi provvedimento in itinere a livello nazionale sulla cosiddetta coesistenza debba necessariamente poggiarsi sui seguenti e irrinunciabili pilastri:
1)nessuna soglia di contaminazione da OGM è consentita nelle sementi convenzionali e biologiche;
2)per chi volesse porre a repentaglio le coltivazioni limitrofe con la semina di OGM, va prevista una assunzione di responsabilità - civile e penale - per i danni eventualmente prodotti;
3)in virtù delle prerogative che spettano alle Regioni, loro deve essere la responsabilità di individuare, eventualmente, le aree da destinare a transgenico.
E a chi dovesse venire in mente di dire che tali presupposti sono lesivi e impediscono la “libertà di scelta” di chi vorrebbe produrre OGM, rispondiamo che intraprendere un’attività del genere significa doversi assumere tutte le responsabilità, non solo civili e penali, ma anche quella relativa al giudizio delle popolazioni i cui territori - per disgrazia - fossero concessi alla coltivazione di OGM.
Al decisore governativo diciamo comunque che la disponibilità di concertazione che esprimiamo non contempla logiche da baratto. Da Bruxelles ci dicono, infatti, che il Commissario Byrne (sì, ancora lui!) avrebbe minacciato apertamente l’esecutivo del nostro Paese di una procedura di infrazione, nel caso non venisse rapidamente annullato il Decreto Amato di sospensione dei quattro mais OGM illegittimamente autorizzati. Si tratta, evidentemente, di una minaccia ridicola, vista la sentenza eloquente della Corte di Giustizia UE. E tuttavia, anche in considerazione che da un anno la principale attività del Comitato Biosicurezza e Biotecnologie della Presidenza del Consiglio è quella di trovare il modo per annullare il Decreto Amato, non vorremmo che qualcuno nel Governo si innamorasse troppo dell’idea.
Più opportunamente chiediamo che il decisore governativo agisca in modo tangibile per attivare in forma coordinata la capillare rete di controlli sul territorio, al fine di prevenire e individuare forme indesiderate di contaminazione da OGM nelle sementi, nelle materie prime agricole e negli alimenti finiti. Intendendo con ciò la riattivazione immediata delle funzioni di controllo ai porti, che il Ministero della Salute, scandalosamente, ha disattivato con propria circolare due anni or sono, costringendo con questo atto sconsiderato, giunto proprio nel bel mezzo dello scandalo dei carichi di sementi Monsanto contaminati da OGM, le autorità doganali a fare miracoli impossibili e la Repressione Frodi a inseguire in un territorio vasto come il nostro carichi di sementi che più facilmente potevano essere monitorati ai porti di ingresso. La stessa logica di capillarità chiediamo sia applicata per ciò che riguarda gli alimenti, poiché la libertà di scelta è un diritto inviolabile tanto per il cittadino-consumatore di fronte alla veridicità delle etichette, quanto per l’agricoltore che deve avere la certezza di una semina sicura, quanto per l’industria che deve poter far valere il vantaggio comparativo delle filiere OGM-free. Stiamo evidentemente chiedendo la realizzazione di una politica di controlli che sia trasparente. Per questo riteniamo indispensabile la pubblicazione, in tempo reale, dei risultati ottenuti.
La costituzione di un fondo presso i competenti Ministeri delle Politiche Agricole e dell’Ambiente, da destinare alla realizzazione di progetti indipendenti di ricerca scientifica e di valutazione, prevenzione ed informazione sugli impatti indesiderati dell'agricoltura e dell'alimentazione geneticamente manipolata, è il contributo che questa nostra Coalizione rivendica affinché finalmente i cittadini possano essere informati sui reali impatti indesiderati dell’agricoltura e dell’alimentazione transgenica.
L’adozione di provvedimenti che dichiarino OGM-free i territori comunali, provinciali e regionali è l’obiettivo che chiediamo a noi stessi di realizzare, determinando con ciò una strategia che ci consenta, insieme alle istituzioni locali, di escludere a priori il problema transgenico e di concentrarci sullo sviluppo e la promozione delle nostre agricolture sostenibili e di qualità.
Quanto alla richiesta di convocazione di una consultazione pubblica, che chiami la comunità dei cittadini, quella scientifica ed economica ad esprimersi circa l’introduzione in agricoltura di prodotti OGM, pensiamo sia una grande opportunità che consegniamo al decisore politico per collocarsi in sintonia con gli orientamenti del sistema-Paese. Si dirà che l’esito di tale consultazione è scontato, così come recentemente è avvenuto in Gran Bretagna. Vero, anzi verissimo. E tuttavia non vediamo dove sia il problema, a meno che il decisore politico la pensi allo stesso modo delle multinazionali del transgenico, per le quali gli OGM vanno imposti ad ogni costo e gli agricoltori e i consumatori non sono più considerati clienti bensì dipendenti da tecnologie brevettate.
L’opportunità che offriamo al decisore politico è seria, reale e a portata di mano, poiché è evidente che la scesa in campo di una Coalizione come la nostra, tanto coesa e maggioritaria, costituisce di fatto l’accelerazione di un effetto domino OGM-free in corso in ogni parte d’Europa. I pronunciamenti britannici; le bocciature scientifiche pronunciate dalla Royal Society; la rivolta dell’Austria verso gli insostenibili diktat della Commissione; la nascita, ieri a Bruxelles, della rete delle Regioni Libere da OGM, capitanate da Toscana e Galles, insieme alle bocciature dei sondaggi e del mercato, rivelano un processo OGM-free ormai inarrestabile. Di questo effetto domino, i nostri Stati Generali rappresentano l’accelerazione, costituiscono la moltiplicazione.
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