VAS

Mai dire Mais

.

Il caso Monsanto atto secondo,
vecchi e nuovi protagonisti
di Paola Vinesi


Per il secondo anno consecutivo la multinazionale Monsanto, che ha a Lodi la sede della sua filiale italiana, è stata colta a importare sementi naturali mescolate a sementi modificate geneticamente, la cui commercializzazione, come è noto, è vietata per legge in Italia e nell’Unione europea. In questa impresa la grande azienda americana ha trovato due volenterose compagne, le multinazionali Pioneer e Syngenta.
Una notazione curiosa: lo scorso anno il carico di sementi indirizzato alla Monsanto fu scaricato al porto di Genova. Quest’anno, invece, il carico, come sempre proveniente dagli Stati Uniti, ha fatto il periplo dell’Italia sbarcando al porto di Trieste, da dove sarebbe stato indirizzato a Lodi (sic!). Perfino ad uno scolaretto delle elementari un tale giro apparirebbe un po’ troppo vizioso, oltre che dispendioso.
Ma torniamo al punto. Anche questa volta, il carico incriminato risulta contaminato da soia Round-up Ready: ben 3.150 quintali, che l’Autorità sanitaria del porto di Trieste ha sequestrato e sottoposto a vincolo sanitario nei magazzini di Lodi della Monsanto. Il carico della Pioneer (4.520 quintali di mais contaminato con Mon810, BT11 e T25) e quello della Syngenta (3.300 quintali di soia contaminati con soia Round-up Ready) si trovano invece sotto sequestro nei magazzini portuali rispettivamente di La Spezia e di Genova.
Come nel 2001, l’associazione Verdi Ambiente e Società ha deciso di presidiare i magazzini Monsanto di Lodi, questa volta registrando l’adesione dell’Associazione italiana agricoltura biologica (AIAB), di Federconsumatori e della Coldiretti. Per la prima volta, occorre sottolinearlo, si realizza una coesione tra forze di così diversa origine e cultura. E ciò appare tanto più sorprendente dal momento che l’argomento OGM, ancora oggi, risulta quasi una materia per i soli addetti ai lavori. Ma l’aspetto più importante di questa coalizione tra un’associazione ambientalista, un’associazione di difesa e promozione dell’agricoltura biologica, un’organizzazione che tutela i diritti dei consumatori e la più grande organizzazione italiana che riunisca i coltivatori, è che le forze sociali da esse rappresentate sono unite nell’opposizione agli OGM.
La cittadinanza - e per essa le forze sociali che ne rappresentano gli interessi - attende ora che gli organismi pubblici incaricati prendano le dovute iniziative, in una situazione che non lascia adito a dubbi: ci troviamo in presenza di una chiara violazione di più provvedimenti legislativi. In primo luogo, la commercializzazione di sementi OGM in Italia e in Europa è vietata in base a una moratoria di fatto, in vigore a livello comunitario dal giugno 1999; inoltre, per quanto riguarda il carico di mais della Pioneer, tutte e tre le varietà OGM importate risultano proibite in base a un decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell’agosto 2000; infine, in Italia il decreto legislativo 212 del 2001 stabilisce che la soglia di tolleranza ammessa per la contaminazione da OGM di sementi sia pari a zero.
Ma a chi spetta prendere le dovute iniziative? La situazione è alquanto complicata. Al ministro per le Politiche agricole e forestali, on. Alemanno, si deve il decreto legislativo summenzionato, nonché una chiara presa di posizione contraria a prodotti dei quali non solo non è stata provata l’innocuità, ma che rappresentano un controsenso per una agricoltura improntata alla qualità e alla tipicità. D’altro canto, il ministro per la Salute, prof. Sirchia, dichiara pubblicamente, a proposito delle sementi, che “la presenza di OGM in questi prodotti, in particolare per quanto riguarda un’eventuale definizione di tolleranza, è esclusivamente un problema di carattere commerciale, che come tale deve essere affrontato nelle sedi competenti”. Non si può fare a meno di chiedersi se il ministro, medico di chiara fama, abbia seguito con sufficiente attenzione, quando era studente, le lezioni di biologia. Perché sembra non ricordare che i semi sono materia prima dalla quale si ricaverà materiale commestibile, che dai semi nascono le piante, che le piante producono polline, che può presentarsi il fenomeno dell’impollinazione incrociata e qui è bene fermarsi, perché non è questa la sede per un trattato di botanica. Rimane in sospeso qualche domanda: visto che per il ministro Sirchia le sementi non sono alimenti, quale significato egli attribuisce al termine “alimenti”? Quali sarebbero le sedi competenti in cui affrontare il problema della presenza nei semi di materiale modificato geneticamente, dal momento che una circolare della Direzione generale della Sanità pubblica veterinaria, degli alimenti e della nutrizione - inviata a tutte le strutture pubbliche di controllo ad essa afferenti - esclude le materie prime vegetali destinate alla semina dalle proprie competenze? Ci auguriamo che il ministro Sirchia arrivi ad ammettere, come qualsiasi persona dotata di senso comune, che le sementi sono anch’esse alimenti. Nel qual caso il Ministero della Salute dovrà prendere una decisione meno ambigua in materia di OGM, perché non possiamo correre il rischio di ritrovarci nel piatto qualcosa che non sappiamo neppure come è fatto.

Torna su

scarica documento Download Pdf

Sommario

Home