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L'inquinamento
intenzionale da Ogm
di Ivan Verga
Che il confronto sulla questione OGM fosse truccato
a priori, era noto da tempo. E tuttavia non c’è stato sin
qui verso di individuare l’origine del trucco, di far saltare il
banco e di ricominciare la “partita” con un mazzo di carte
finalmente non contraffatto. Sicché l’immissione deliberata
nel circuito agricolo di sementi OGM e dei relativi raccolti sempre più
geneticamente contaminati, ha costituito per anni l’indiscutibile
punto di forza di una strategia commerciale che le multinazionali hanno
orientato sull’irreversibilità dell’inquinamento delle
filiere agricole e delle produzioni agro-alimentari. Una strategia che
ha costretto

sulla difensiva i governi, le economie agricole, le industrie alimentari
e la comunità civile di gran parte del pianeta. La difesa delle
filiere delle sementi dall’inquinamento indesiderato di OGM, l’etichettatura
degli alimenti e la politica delle soglie di contaminazione consentita
da prodotti transgenici, sono così divenute la linea Maginot eretta
da tutti i Paesi intenzionati a resistere alla progressiva avanzata del
transgenico. Sappiamo come è finita per la Maginot fatta di cemento
armato e cannoni, e non è difficile prevedere che il sempre più
massiccio afflusso sui mercati di materie prime contaminate renderà
necessario, con il tempo, aumentare progressivamente le soglie consentite
di contaminazione, sino alla capitolazione e alla dichiarazione di irreversibilità
dell’inquinamento delle agricolture e delle produzioni di materie
prime alimentari.
Eppure, da qualche parte ci doveva essere una traccia capace di condurci
all’origine della manomissione, di renderla nota al mondo e di operare
tutti insieme per far saltare il tavolo di gioco con tutti i suoi trucchi.
E quando, mesi fa, i nostri tecnici ci consegnarono il rapporto che svelava
il gioco delle multinazionali degli OGM, abbiamo oscillato tra l’incredulità
e il riso: nessuno degli OGM commercializzati dispone dell’indispensabile
CODICE DOGANALE per poter essere esportato, importato e trasportato lecitamente
in lungo e in largo per il mondo. A stabilirlo (ironia della sorte) sono
le stesse norme disciplinate in sede WTO dall’Organizzazione Mondiale
Doganale e in sede UE dal Comitato del Codice Doganale.
Non c’è che dire, le multinazionali degli OGM sono inciampate
proprio su quelle stesse regole che ne hanno decretato la temporanea ed
apparente potenza. Svelato il trucco, la partita può ora ricominciare,
ma partendo dal fatto che gli OGM sono un problema delle multinazionali
che intendono venderli e non della collettività che si rifiuta
di coltivarli e acquistarli.
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