Unisciti a VAS, Sali a bordo !


METODI DI ANALISI E POLITICHE DI CONTROLLO
PER LA RILEVAZIONE DEL RISCHIO OGM


di Ivan Verga, Vicepresidente VAS


Oltre il fantadiritto biotecnologico

La padronanza degli aspetti tecnico-scientifici, tecnico-normativi e tecnico-gestionali che caratterizzano la questione OGM, è fra i requisiti essenziali per realizzare concrete iniziative di governo in una problematica viziata all’origine dalla volontà di truccarne i contenuti che la sostanziano. Quando poi la furbizia del business si trasforma in normativa, tale padronanza risulta fondamentale per venire a capo di ciò che i giuristi ormai descrivono come il fantadiritto biotecnologico e per condurre l'esame della problematica entro criteri di rigorosa oggettività.

A chi volesse risolvere anche gli ultimi dubbi circa il fatto che siamo realmente in presenza di un dibattito pregiudizialmente truccato, mi permetto di consigliare la seguente riflessione che la mia associazione si propose ormai molti anni fa: visto che sul piano scientifico una semente transgenica e il prodotto agricolo da essa ottenuto sono perfettamente accomunati dalla medesima alterazione genetica, cosa - se non il fantadiritto - è alla base di una considerazione normativa che attribuisce alla semente GM il valore di un’invenzione (che dunque non ha corrispettivi in natura e che proprio per ciò è considerata brevettabile), mentre, quando la semente si trasforma in materia prima agricola da imporre senza ostacoli sul mercato, la normativa esprime esattamente il contrario affermando che gli OGM sono "sostanzialmente equivalenti" ai corrispettivi prodotti di origine naturale?

Un principio, quello della "sostanziale equivalenza", coniato niente di meno che dall’OCSE, assunto come riferimento dalla legislazione nord-americana e fatto proprio nel 1997 dal Regolamento europeo che, in deroga alle procedure di autorizzazione dei prodotti transgenici destinati all’alimentazione umana, stabilisce una corsia preferenziale per la commercializzazione degli OGM ritenuti "sostanzialmente equivalenti". Inutile dire che proprio da quella corsia preferenziale sono transitati tutti gli alimenti GM introdotti in commercio nell’UE. E il fatto che in ragione della denuncia di VAS siano dovuti trascorrere quasi due anni per prendere atto dell’ovvia "non sostanziale equivalenza" dei prodotti transgenici (che esprimono caratteri genetici aggiuntivi e quindi proteine in alcun modo presenti nella controparte di origine naturale) e per sancire il divieto alla commercializzazione in Italia di quattro mais GM, indica che le prerogative di governo dell’attuale Far-West transgenico, che dovrebbero essere dovere della politica, sono in realtà un esercizio prevalentemente a carico delle Organizzazioni della comunità civile. Le quali hanno elaborato un sapere così profondo, a dispetto della complessità della materia, da doversi chiedere perché mai il Decisore governativo e il Legislatore si attardino ancora nell’acquisirne l’ausilio, rimettendo con ciò in piedi anche le prerogative di ciascuno: che per le Organizzazioni della comunità civile sono quelle di proposta, di denuncia e, quando necessario, anche di conflitto; mentre per il Decisore governativo e il Legislatore sono quelle di produrre e applicare norme condivise e informate dall’oggettività dei saperi e in ogni modo libere dagli interessi di parte che si esprimono nel fantadiritto biotecnologico.

I tre requisiti essenziali al governo del rischio OGM

La controversia in materia di organismi trangenici ha messo in luce, da almeno un anno a questa parte, condizioni del tutto inedite. Le industrie che esprimono gli interessi del settore sembrano aver abbandonato una strategia di mercato fondata sulla comunicazione diretta a rassicurare il consumatore e sull’attività lobbistica volta a ottenere condizioni normative favorevoli alla commercializzazione di sementi e alimenti transgenici.

La moratoria di fatto in vigore nei Paesi comunitari, che ha sospeso qualsiasi autorizzazione alla commercializzazione di sementi geneticamente manipolate, e la perdurante avversione dei consumatori europei verso gli OGM, hanno indotto le industrie biotech a modificare radicalmente strategia. Consapevoli che il ricorso alla comunicazione diretta a rassicurare il consumatore si è rivelato una strategia a dir poco controproducente, l’odierno tentativo è quello di premere affinché siano le Istituzioni pubbliche della ricerca ad assumersi la responsabilità di rassicurare l’opinione pubblica; mentre, di pari passo, le grandi aziende biotech si sono concentrate nella realizzazione di obiettivi molto più coerenti con la propria natura: su tutti la strategia del "fatto compiuto" basata sulla contaminazione delle filiere sementiere e alimentari. Una strategia che ha come suo obiettivo quello di "convincere" i legislatori e l’opinione pubblica che la penetrazione degli OGM è irreversibile: tanto vale quindi sdoganarli nelle norme, accettarli nelle coltivazioni e consumarli sulle tavole.

Governare la strategia del "fatto compiuto" non è cosa semplice, tuttavia è possibile provarci con buona possibilità di successo, a condizione di poter contare su tre requisiti essenziali:

1) armonia fra quadro normativo di riferimento ed efficacia del metodo diagnostico di rilevazione dei derivati da OGM;

2) piena operatività e coordinamento fra le reti pubbliche di controllo e di diagnostica;

3) disponibilità dell’Amministrazione a operare in armonia con il quadro normativo e le indicazioni delle Autorità tecniche di controllo.

 

Un quadro normativo fondato sulla soglia di tolleranza

La caratteristica di fondo che distingue la normativa europea attualmente in vigore in tema di prodotti transgenici, è quella di considerare ineluttabile un certo livello di contaminazione da OGM nelle filiere alimentari. Tanto che i regolamenti UE disciplinano l’obbligo per le imprese di indicare nelle etichette dei prodotti alimentari la presenza di derivati da OGM solo quando il loro contenuto supera la soglia dell’1%, per ogni singolo ingrediente di cui l’alimento è composto. Al di sotto di questa soglia, la contaminazione è ritenuta accidentale.

TABELLA 1

Il principio della "soglia di tolleranza" nei regolamenti europei

Atti normativi

Oggetto

Istituzione nazionale referente

Reg. CE 258/97 del 27/01/97

Definisce le procedure di autorizzazione per l’immissione in commercio degli alimenti con OGM e la relativa etichettatura

Ministero della Sanità (Dipartimento Alimenti, Nutrizione e Sanità Pubblica e Veterinaria) di intesa, per quanto di rispettiva competenza, con Ministero dell’Industria, Ministero per le Politiche Agricole e Ministero per l’Ambiente

Reg. CE 1139/98 del 26/05/98

Mais e soia GM e relativi prodotti ottenuti prima del reg. CEE 258/97 devono essere etichettati conformemente a tale regolamento

Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato di intesa, per quanto di rispettiva competenza, con Ministero della Sanità (Dipartimento Alimenti, Nutrizione e Sanità Pubblica e Veterinaria)

Reg. CE 49/2000 del 10/01/00

Reg. CE 50/2000 del 10/01/00

Modifica il reg. CE 1139/98 esonerando dall’etichettatura i prodotti contenenti un tenore massimo dell’1% di ingredienti GM considerati singolarmente

Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato di intesa, per quanto di rispettiva competenza, con Ministero della Sanità (Dipartimento Alimenti, Nutrizione e Sanità Pubblica e Veterinaria)

Commissione UE: proposta al Parlamento

Proposta di regolamento per l’etichettatura dei mangimi con presenza di derivati da OGM superiore all’1%

 
Commissione UE: proposta al Parlamento

Proposta di regolamento per l’introduzione della soglia di tolleranza (0,3% - 0,6% - 0,7%) della contaminazione da OGM nelle sementi convenzionali

 

ELABORAZIONE: Ufficio Biosicurezza VAS

 

La politica europea della "soglia di tolleranza" non è tuttavia esente da critiche. Notoriamente le imprese biotech preferirebbero una situazione di tipo statunitense, senza soglie e senza vincoli di etichettatura per i prodotti transgenici. D’altra parte c’è chi sostiene che l’accettazione della "soglia" costituisce un semplice grimaldello per innalzare progressivamente, con il tempo, l’indice di tolleranza alla presenza di OGM. Dal canto nostro ci sembra corretto proporre tutt’altro tipo di valutazione. E cioè che le politiche fondate sulla "soglia di tolleranza" sono unicamente valutabili in ragione dei livelli di attendibilità della diagnostica utilizzata per stabilirne il rispetto.


La diagnostica per l’identificazione degli OGM

Per identificare la presenza di tratti geneticamente modificati (per es. nei prodotti alimentari), è stata messa a punto una metodica basata sull’uso della PCR (Polymerase chain reaction). Questa è una tecnica relativamente recente ma ormai affermata tanto nella diagnostica quanto nell’attività di ricerca. Essa permette di copiare in modo selettivo e per un numero elevatissimo di volte uno specifico frammento di DNA (in questo caso un frammento di DNA estraneo), evidenziandone la presenza (o l’assenza). Infatti le numerose copie del tratto di DNA formano una massa che può essere identificata con opportune tecniche di rilevamento.

In termini più specifici, la PCR permette di selezionare, all’interno del DNA totale, un particolare frammento grazie ai "primers", che sono corti frammenti di DNA. I "primers" riconoscono specifiche sequenze all’inizio e alla fine del tratto di DNA di interesse. Un enzima, la DNA polimerasi, riconosciuti i "primers" replicherà la sequenza da loro delimitata. In definitiva, i "primers" possono essere paragonati a un cancello, che permette l’accesso alla sequenza prescelta di DNA.

Nella tecnica della PCR un punto di fondamentale importanza e di grande delicatezza è costituito dalla conoscenza esatta delle sequenze di DNA fiancheggianti il tratto che vogliamo identificare, perché in base a esse si sceglieranno i "primers". Se i "primers" non riconoscono le loro specifiche sequenze di DNA, la reazione non può partire. Queste sequenze, che nel caso di organismi transgenici delimitano il punto di inserzione del tratto estraneo di DNA, devono essere obbligatoriamente allegate alla documentazione presentata quando si richiede l’approvazione di un prodotto manipolato geneticamente. E’ quindi essenziale che le sequenze fiancheggianti siano indicate con precisione. Purtroppo può accadere che, a causa dell’instabilità mostrata dalle modificazioni genetiche, nel corso del tempo avvenga un rimaneggiamento che scompagina la sequenza di DNA estraneo, rendendone arduo il riconoscimento a causa del mancato legame coi "primers".

Oltre alla PCR esistono altre metodiche che permettono di identificare gli organismi transgenici, come l’ELISA (Enzyme-linked immunosorbtion assay) e l’ibridazione con sonde marcate, ma, allo stato attuale, risultano meno precise nel riconoscere i tratti di DNA estraneo e quindi meno attendibili.


Come rispettare la soglia se la diagnostica è imperfetta?

L’analisi PCR è di fatto la metodica accreditata come "miglior tecnologia attualmente disponibile" ai fini della diagnostica per valutare la presenza di OGM. Tuttavia il Centro Comune di Ricerche di Ispra (coordinatore delle verifiche interlaboratorio del metodo PCR), è giunto alla validazione del metodo solo per ciò che attiene la diagnostica qualitativa, e non alla validazione di quella quantitativa. A tutt’oggi dunque l’analisi PCR è in grado di monitorare efficacemente il rispetto della norma che esclude la presenza di OGM nella filiera delle sementi, in quella del settore biologico e, limitatamente all’Italia, nell’alimentazione per la prima infanzia, stabilendo qualitativamente la presenza o l’assenza di contaminazione da OGM (tab. 2).

TABELLA 2

Efficacia dell’analisi PCR qualitativa

Analitica Primers Efficacia %
PCR qualitativa 35S 98,1
PCR qualitativa NOS 97,9

ELABORAZIONE: Ufficio Biosicurezza VAS

 

Per ciò che invece attiene all’efficacia della metodica PCR nella valutazione quantitativa, necessaria per una credibile applicazione della "soglia di tolleranza", il margine di errore nella diagnostica appare tanto ragguardevole da inficiare la concreta applicazione dei regolamenti comunitari in materia di etichettatura dei prodotti alimentari (tab. 3). Al punto che è lo stesso Centro Comune di Ricerche di Ispra (in Validazione di un metodo analitico per la rilevazione di DNA derivato da OGM in alimenti finiti processati, Ispra 2000, EUR 19677EN) a ufficializzare che la PCR quantitativa ha un limite di efficacia del 70% e un conseguente margine di errore del 30%.

TABELLA 3

Efficacia dell’analisi PCR quantitativa

Analitica Efficacia % Margine di errore %
PCR quantitativa > 70% < 30%

ELABORAZIONE: Ufficio Biosicurezza VAS


Il sistema di prevenzione del rischio OGM

A dispetto delle difficoltà sinora descritte, occorre tuttavia rilevare l’estrema efficacia del sistema di prevenzione del rischio OGM operativo nel nostro Paese, che poggia essenzialmente sulla rete di controllo e di diagnostica del Ministero della Sanità (tab. 4). Nel giro breve di un triennio le 10 sedi centrali degli Istituti Zooprofilattici hanno reso operative le unità per la diagnostica PCR (qualitativa e quantitativa), mentre i controlli e i campionamenti delle materie prime alimentari e dei mangimi per la zootecnia sono svolti con altrettanta efficacia dagli Uffici della Sanità Marittima e Aerea (USMA) dei principali porti di approdo: Genova, La Spezia, Savona, Livorno, Ravenna e Siracusa.

Nell’ambito dell’attività di controllo è stata presa in considerazione anche la problematica sementiera, considerata a ragione uno dei punti più critici della "contaminazione di fatto" da OGM.

Il coordinamento della rete è affidato al Dipartimento Alimenti, Nutrizione e Sanità Pubblica e Veterinaria del Ministero della Sanità, che costituisce il nodo nevralgico della politica di prevenzione e controllo del rischio OGM.

TABELLA 4

La rete di controllo del Ministero della Sanità

Istituzione

Diffusione n°

Funzione

USMA, Uffici Sanità Marittima e Aerea

33

controllo e campionamento

di alimenti e mangimi

PIF, Posti Ispezione Frontaliera

29

controllo e campionamento

di alimenti e mangimi

Istituti Zooprofilattici

10

diagnostica

(PCR qualitativa e quantitativa)

ELABORAZIONE: Ufficio Biosicurezza VAS


Su scala provinciale e regionale inizia a prendere forma anche la rete di controllo e diagnostica del sistema APPA/ARPA
(tab. 5). Oltre al controllo degli alimenti, il sistema APPA/ARPA dovrebbe in prospettiva assumere le funzioni di controllo e prevenzione dei rischi di inquinamento ambientale da OGM attraverso il monitoraggio delle coltivazioni in pieno campo.

La cenerentola di questi positivi sforzi di controllo e prevenzione è purtroppo il Ministero delle Politiche Agricole che a tutt’oggi non è in grado di esprimere una propria rete di monitoraggio, nonostante la delicatezza della filiera sementiera necessiti di rigorose politiche di tutela.

 

TABELLA 5

Il sistema APPA/ARPA

(Agenzie Regionali e Provinciali di Protezione Ambientale)

Istituzione Competenze Metodiche
APPA - Bolzano controllo-campionamento-diagnostica, alimentare e ambientale PCR qualitativa e quantitativa
ARPA Emilia R. (BO) controllo-campionamento-diagnostica, alimentare e ambientale PCR qualitativa e quantitativa
ARPA Friuli (PO) controllo-campionamento-diagnostica, alimentare e ambientale PCR qualitativa e quantitativa
ARPA Liguria (GE) controllo-campionamento-diagnostica, alimentare e ambientale PCR qualitativa
ARPA Piemonte (Ivrea) controllo-campionamento-diagnostica, ambientale PCR qualitativa e quantitativa
ARPA Piemonte (TO) controllo-campionamento-diagnostica, alimentare PCR qualitativa e quantitativa
ARPA Toscana (FI) controllo-campionamento-diagnostica, alimentare e ambientale PCR qualitativa e quantitativa
ARPA Veneto (TV) controllo-campionamento-diagnostica, alimentare e ambientale PCR qualitativa

ELABORAZIONE: Ufficio Biosicurezza VAS


Efficacia dei controlli e allarme per il mais zootecnico

La filiera dei mangimi per la zootecnia appare attualmente quella più massicciamente intaccata dalla strategia del "fatto compiuto". Dai campionamenti e dalle analisi sui carichi importati nel nostro Paese dall’agosto 2000 all’agosto 2001, risultano contaminati da OGM quattro carichi su 34 monitorati (tab. 6).

TABELLA 6

Risultati analisi per identificazione di derivati da OGM in mais di importazione (1) per uso zootecnico (2)

(rilevazioni: dal 17/07/00 al 17/07/01)

n° campioni di mais analizzati

n° campioni positivi

n° campioni negativi

n° campioni indeterminab.

n° campioni analisi in corso

34

4

25

1

4

n° campioni di mais analizzati

% campioni positivi

% campioni negativi

% campioni indeterminab.

% campioni analisi in corso

34=100

12

74

 

12

quantità mais/t

positivi/t

negativi/t

indetermin/t

analisi in corso/t

59.709,142

6.337,753

43.447,339

3.124,050

6.800

FONTE: Ministero della Sanità, Dipartimento Alimenti, Nutrizione e Sanità Pubblica e Veterinaria

(1) I quattro carichi risultati contaminati da derivati da OGM provengono rispettivamente da: Francia, Argentina, Stati Uniti e Bulgaria

(2) Mais in tutte le sue tipologie (granaglie, farina etc.)


Efficacia dei controlli e caos per la soia zootecnica

Se per il mais zootecnico i livelli di contaminazione sono allarmanti, per ciò che riguarda le importazioni di soia per uso zootecnico è lecito parlare di caos OGM (tab. 7). In quasi due anni di monitoraggio le analisi rilevano la contaminazione di 112 carichi sui 123 campionati. Il che equivale a una quantità di soia zootecnica contaminata da OGM pari a circa 4.275.597 di tonnellate che ha invaso la filiera mangimistica nazionale. Di fronte a tali cifre non c’è dunque da stupirsi se i livelli di contaminazione della soia si sono propagati persino nella filiera della mangimistica biologica.

 

TABELLA 7

Risultati analisi per identificazione di derivati da OGM in soia di importazione (1) per uso zootecnico (2)

(rilevazioni: dal 22/10/99 al 03/07/01)

n° campioni di soia analizzati

n° campioni positivi

n° campioni negativi

n° campioni indeterminab.

123

112

10

1

n° campioni di soia analizzati

% campioni positivi

% campioni negativi

% campioni indeterminab.

123=100%

91

8

 

quantità soia/t

positivi/t

negativi/t

indeterminab./t

4.366.160

4.275.597,628

90.545,018

17,3

FONTE: Ministero della Sanità, Dipartimento Alimenti, Nutrizione e Sanità Pubblica e Veterinaria

(1) I 112 carichi risultati contaminati da derivati da OGM provengono rispettivamente da: Argentina (102), Brasile (2), Stati Uniti (8); mentre i 10 carichi risultati negativi alla contaminazione da derivati da OGM provengono rispettivamente da: Argentina (5), Brasile (2), Portogallo (1), Stati Uniti (2).

(2) soia in tutte le sue tipologie (buccette, granaglie, farine etc.)

Osservazioni e proposte conclusive

La realtà oggettiva dei fatti sin qui descritti rivela l’estrema fragilità di un impianto normativo fondato sulla "soglia di tolleranza" alla presenza di OGM come effetto della non completa affidabilità del medodo d’analisi utilizzato per verificare tale presenza. A tutt’oggi l’inaffidabilità della metodica risulta essere il principale ostacolo alla realizzazione delle politiche di etichettatura dei prodotti alimentari e lo sarà in prospettiva nell’ipotesi di un regolamento UE proposto per l’etichettatura (oltre l’1% di OGM) nel settore mangimistico.

Quanto poi alla ventilata ipotesi di introdurre nella normativa UE la "soglia di tolleranza" nella filiera delle sementi, il problema non è relativo solo all’inaffidabilità della diagnostica ma anche alla consapevole scelta di introdurre nella filiera agricola convenzionale seminativi GM in grado di replicarsi e di produrre effetti inquinanti considerevoli.

Vista l’inefficacia delle politiche orientate all’accettazione delle "soglie", più realisticamente la strada da intraprendere è quella della segregazione delle filiere. Un risultato possibile alla condizione di ottenere per via diplomatica importazioni corrispondenti al prodotto acquistato. Poiché se il prodotto richiesto è "OGM-free" non si capisce perché debba giungere nei nostri porti contaminato da OGM.