Mai più questa fibra cancerogena |
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Come
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Le
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Nel 1960 un ricercatore gallese, interessato a trovare una spiegazione
alla comparsa di un elevato numero di morti per tumore primitivo della
pleura (mesotelioma pleurico) tra i lavoratori di una miniera sudafricana
e tra gli abitanti delle zone circostanti la cava stessa, dimostrò
inconfutabilmente per la prima volta il rapporto diretto tra l’esposizione
a fibre di amianto e la comparsa di questa neoplasia. Purtroppo dopo 40
anni da quell’osservazione c’è ancora moltissimo da fare in ltalia,
in Europa e nel mondo.
La legge di messa al bando che il nostro Governo ha varato (257 del
1992) è in buona parte ancora lettera morta e gli stessi piani di
bonifica regionale sono in gran parte inattuati o persino neppure esistenti,
nessun finanziamento specifico è stato individuato al fine di fornire
le risorse necessarie per l’effettiva applicazione di una buona legge e
gli esposti (professionali e non) continuano a morire (1.000 ogni anno)
a causa dell’esposizione pregressa ma purtroppo anche attuale.
In Europa sono previsti 250.000 morti nei prossimi 25 anni a causa
dell’esposizione alle fibre di amianto e questi dati sono talmente gravi
e allarmanti da indurre i ricercatori a parlare di “epidemia di mesotelioma”
in Europa, e definire questa malattia come “la neoplasia del terzo millennio”.
Non può certo essere sottaciuto come in alcuni Paesi (Brasile,
lndia, Romania) continuino persino a operare fabbriche che lavorano amianto
e per le quali un numero sconosciuto di lavoratori sono morti o moriranno
nei prossimi decenni. La latenza tra il momento dell’esposizione e la comparsa
della neoplasia può infatti arrivare persino a 50 anni.
Ma altre recenti acquisizioni scientifiche ci devono far riflettere
e indurre a raddoppiare i nostri sforzi verso il traguardo dell’esposizione
zero a fibre come unico efficace sistema di prevenzione di questa neoplasia.
Recenti studi hanno inequivocabilmente dimostrato come esista una suscettibilità
genetica alla comparsa del mesotelioma pleurico.
Tale suscettibilità rende alcuni soggetti più sensibili
di altri agli effetti cancerogeni dell’amianto; ciò da una parte
spiega come alcuni soggetti a parità d’esposizione ammalino più
di altri e, d’altra pare, suona come un campanello d’allarme poiché
fornisce il rationale scientifico per il quale neppure bassissime esposizioni
possono essere considerate innocue se avvengono a carico di soggetti geneticamente
predisposti.
Inoltre l’identificazione che un virus cancerogeno (chiamato SV40)
accidentalmente introdotto nell’uomo fino al ’63 mediante partite contaminate
di vaccini antipoliomelite, e identificabile in un 60% dei campioni di
mesotelioma pleurico (anche italiani), ha ulteriormente rafforzato il concetto
che molteplici fattori biologici possano potenziare gli effetti devastanti
dell’amianto.
Queste evidenze scientifiche non devono restare lettera morta per altri
30 anni come lo furono le osservazioni di Wagner.
Occorre intervenire subito con forza e coerenza rispetto ai risultati
scientifici: dobbiamo giungere al rischio zero.
L’ unica fibra d’amianto innocua è quella che noi non respiriamo.
Prof. Luciano Mutti
Primario Azienda 11 Vercelli