Mai più questa fibra cancerogena |
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I
dieci punti della campagna
I
Promotori della campagna
L'amianto
Come
difendersi
Marittimi:
personale a rischio!
La campagna Bastamianto! -
ufficialmente presentata alla stampa come campagna nazionale nel giugno
1999 - nasce da un lavoro precedente del circolo VAS di Napoli svolto sulle
problematiche ambientali connesse alla bonifica dei siti industriali dismessi
dell’area napoletana di Bagnoli.
Nel corso di questa esperienza si acquista consapevolezza:
a) della scarsa informazione pubblica intorno al problema amianto;
b) della mancanza pressoché assoluta di una mappatura completa
della presenza di amianto sul territorio nazionale;
c) dello stato zero dello operazioni di bonifica, e della gravità
del problema della destinazione finale dell’amianto “rimosso” in conseguenza
delle operazioni di bonifica;
d) della violazione sistematica del diritto alla salute sia dei lavoratori
che delle popolazioni a rischio di esposizione amianto;
e) della mancanza di strumenti di tutela sul piano giurisdizionale
per la difesa dell’ambiente e della salute umana.
La campagna Bastamianto! nasce così dall’esigenza di affrontare
il problema nella sua dimensione nazionale, e di coordinarsi e confrontarsi
con altre realtà associative per raggiungere lo scopo di:
1) informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nocività
dell’amianto
2) verificare e denunciare la mancata applicazione della legislazione
vigente
3) incidere direttamente sul processo formativo della legge, per indirizzare
l’evoluzione normativa verso la tutela effettiva dell’ambiente e del diritto
alla salute dei lavoratori e dei cittadini.
1) Informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nocività
dell’amianto.
Le patologie legate all’amianto
La respirazione di fibre di asbesto (e anche l’ingestione) può
determinare malattie diverse, tutte comunque caratterizzate da un lungo
intervallo di tempo tra l’inizio dell’esposizione e la comparsa della malattia.
Questo intervallo, chiamato “tempo di latenza”, è in genere di decenni.
Le principali malattie che possono essere provocate dall’asbesto sono:
• asbestosi;
• mesotelioma;
• carcinomi polmonari;
• tumori del tratto gastro-intestinale, della laringe e altre sedi.
Asbestosi.
E’ una malattia cronica legata alle proprietà delle fibre di
asbesto di provocare una cicatrizzazione (fibrosi) del tessuto polmonare;
ne conseguono irrigidimento e perdita della capacità funzionale.
Le fibre di asbesto penetrano con l’aria attraverso la bocca e il naso,
procedendo poi lungo la faringe, la laringe, la trachea e i bronchi fino
ad arrivare agli alveoli polmonari. La malattia insorge dopo un periodo
di latenza di molti anni e inizia in modo graduale. Il decorso della malattia
è molto variabile e, in tempi più o meno lunghi, porta a
un aggravamento dei disturbi respiratori, accompagnato da un ingrandimento
e da una maggiore diffusione delle opacità radiologiche, e da un
progressivo aumento del deficit funzionale: nel corso degli anni si può
giungere a quadri di insufficienza respiratoria gravissimi e infine mortali.
La malattia può inoltre essere complicata da infezioni, da germi
comuni o tubercolari; inoltre in polmoni asbestotici è più
facile anche l’insorgenza di tumori polmonari e mesoteliomi pleurici.
Non esiste una terapia specifica per l’asbestosi, e non è possibile
pertanto una guarigione delle lesioni polmonari: la terapia è essenzialmente
mirata a ostacolare le complicanze infettive e a migliorare, nei limiti
del possibile, le capacità respiratorie.
Mesotelioma.
E’ un tumore maligno che può colpire le membrane sierose di
rivestimento dei polmoni (pleura) e degli organi addominali (peritoneo).
I mesoteliomi sono praticamente inesistenti nella popolazione non esposta
ad asbesto, ma rappresentano il 15% dei tumori che colpiscono persone affette
da asbestosi: l’individuazione dei mesoteliomi deve pertanto sempre far
sospettare un’esposizione ad asbesto.
I sintomi del mesotelioma sono legati a una compressione dei visceri
che sono a contatto con la massa tumorale: per lo più il primo segno
nelle forme toraciche è costituito da un versamento pleurico, spesso
emorragico, con rapide recidive, con affanno, tosse stizzosa e comparsa
insistente di alcune linee di febbre.
La diagnosi si basa essenzialmente sulla presenza dei sintomi ed esami
radiografici. In tutti i casi sospetti l’indagine viene approfondita con
altri esami strumentali, tra cui la TAC e con esami istologici al microscopio
di prelievi bioptici (pleuroscopia). In ogni caso la diagnosi differenziale
tra tumore polmonare diffuso alla pleura e mesotelioma è spesso
difficoltosa.
Il decorso dei mesoteliomi è quasi sempre molto rapido, accompagnato
da un progressivo deterioramento delle condizioni generali. Sono possibili
diffusioni del tumore ad altre sedi (metastasi) per il passaggio delle
cellule tumorali nel circolo ematico o linfatico. La sopravvivenza è
in genere inferiore a un anno dalla scoperta del tumore, e specialmente
in soggetti giovani può limitarsi a soli sei mesi. Ad oggi non sono
state individuate terapie efficaci.
Carcinoma polmonare.
2) Verificare e denunciare la mancata applicazione della legislazione
vigente.
Le due leggi chiave in materia di amianto sono e restano la L. 257/92
(la cui modifica è oggi all’esame del Parlamento) e la L. 277/91:
la prima è la legge quadro che ha di fatto reso illegale la produzione
e manipolazione a scopo industriale e commerciale dell’amianto, vietandole,
e prevedendo la necessità della “bonifica” dei siti inquinati da
amianto; la seconda ha disciplinato le modalità di svolgimento delle
operazioni di bonifica, e ciò soprattutto a tutela dei lavoratori
a rischio di esposizione ad amianto.
Ebbene, l’associazione VAS ha individuato due passaggi essenziali delle
leggi citate cui non è mai stata data attuazione:
• in ordine alla L. 257/92, la gran parte delle regioni non ha proceduto
all’approvazione dei piani di decontaminazione e bonifica (art. 10), piani
che rappresentano l’unico strumento legislativamente previsto per la realizzazione
dell’auspicata mappatura della presenza di amianto sul territorio nazionale,
senza la quale qualsiasi piano di fuoriuscita dall’amianto non ha possibilità
di realizzazione;
• in ordine alla L. 277/91, è stata rilevata la mancata attuazione
dell’art. 36, ovvero la mancata emanazione di un regolamento attuativo
unico, sul territorio nazionale, del Registro dei Mesoteliomi, praticamente
l’unico strumento per procedere al censimento delle “morti da amianto”
in Italia con criteri uniformi su tutto il territorio nazionale, con modalità
tali da rendere i dati raffrontabili tra loro, e così possibile
un’indagine epidemiologica seria sulla popolazione a rischio esposizione
ad amianto.
3) Incidere direttamente sul processo formativo della legge, per indirizzare
l’evoluzione normativa verso la tutela effettiva dell’ambiente e del diritto
alla salute dei lavoratori e dei cittadini.
Così, rispetto ai ritardi nell’attuazione della legge, l’associazione
è partita con una serie di lettere di diffida rivolte all’Ispesl
(Istituto superiore prevenzione e sicurezza del lavoro) e alle regioni,
perché dessero conto, rispettivamente, della mancata attuazione
dell’art. 36 L. 277/91 (registro Mesoteliomi) e della mancata approvazione
dei piani regionali di decontaminazione e bonifica (art. 10 L. 257/92).
• La risposta dell’Ispsel confermava pienamente quanto già denunciato
dall’associazione, vale a dire: la mancata attuazione del Registro Mesoteliomi
dipende da un’inadempienza tutta del Governo, e cioè dalla mancata
emanazione della norma regolamentare che, sola, può rendere applicabile
la legge in concreto. C’è di più: l’Ispesl ha praticamente
denunciato a sua volta di aver già approntato - sotto forma di “linee
guida” - uno schema di regolamento, e ciò proprio perché
nel mondo scientifico e sanitario l’esigenza di un’attivazione del Registro
dei Mesoteliomi è fortemente sentita. Tuttavia si tratta di norme
prive di cogenza giuridica, in quanto promananti da una fonte non legislativa,
per cui l’adesione a tale protocollo resta affidata alla libera e spontanea
iniziativa delle singole regioni, tant’è che soltanto 5 - Piemonte,
Liguria, Toscana, Emilia Romagna e Puglia - risultano a oggi avervi aderito.
• in ordine invece alla denunciata mancata approvazione dei piani di
decontaminazione e bonifica (art. 10 L. 257/92), non tutte le regioni hanno
risposto alla lettera-diffida spedite dall’associazione, il che ci ha consentito
comunque di appurare - e di denunciare in occasione di un’audizione pubblica
al Senato - che attualmente soltanto 8 regioni e due provincie autonome
si sono dotate di questo strumento fondamentale.
Nel luglio ’99, i VAS chiedono e ottengono un’audizione presso la Commissione
ambiente e sanità del Senato che sta discutendo le modifiche alla
L. 257/92, denunciando la mancata attuazione delle due norme di cui si
è detto, e presentando una propria relazione sullo stato della legge
vigente e sulle proposte di modifica e integrazione suggerite dall’associazione,
ponendo l’accento su aspetti trascurati di tutela e prevenzione; in una
parola: quelli che diventeranno i dieci punti della campagna Bastamianto!,
sintetizzati nella propaganda nazionale.
Tra i punti sottolineati dall’associazione, la necessità di
uno stanziamento costante di risorse per il finanziamento del piano di
fuoriuscita dall’amianto.
In occasione del dibattito sulla Finanziaria, l’associazione VAS è
riuscita a ottenere l’impegno da parte di un nutrito gruppo di senatori
a far approvare l’emendamento sul finanziamento finalizzato all’approvazione
dei piani regionali di decontaminazione attraverso il ricorso a mutui con
abbattimento degli interessi passivi, posti a carico del Ministero del
Tesoro. Alcune istanze poi, specificamente contenute nella relazione parlamentare
del luglio ’99, sono state recepite da esponenti del mondo politico di
ispirazione ambientalista, diventando proposte di emendamento nel dibattito
sulla Finanziaria: è il caso delle agevolazioni fiscali a scopo
di incentivazione delle operazioni di bonifica, soprattutto per i siti
privati.
Nella lettura critica della legislazione vigente, e nella successiva
fase di individuazione degli obiettivi, l’associazione si è dotata
nel tempo di uno strumento che sta diventando uno dei suoi bracci operativi,
insieme all’essenziale comitato scientifico: il CO.GI.VAS. (Comitato giuridico
VAS), gruppi di consulenti nel campo legale che, ciascuno nell’ambito del
proprio territorio e delle proprie competenze, senza trascurare il livello
nazionale dell’iniziativa, hanno messo a disposizione dell’associazione
la propria professionalità e il proprio impegno civile, anche cercando
di fornire nuovi livelli di specializzazione nella tematica ambientale.
Ne è nato necessariamente il livello di impegno - parallelo
rispetto a quello “politico” - rappresentato dalle azioni giudiziarie e
dalle costituzioni di parte civile, nonché la collaborazione, di
volta in volta, con altre associazioni, soprattutto di lavoratori, quali
COMU e AEA o, a Napoli, Bagnoli Alternativa.
Così, già nel ’95, l’associazione VAS si costituiva parte
civile nel processo contro la fabbrica della morte di Siracusa: l’Eternit,
che producendo manufatti in cemento-amianto, ha causato la morte di lavoratori
e cittadini oltre a un grave disastro ambientale.
E’ poi del febbraio ’99 la costituzione di parte civile nel processo
contro la FIBRONIT di Bari.
In contemporanea, a Napoli, il CoGiVas campano presenta un esposto
alla magistratura penale per denunciare l’abbandono di 7.000 tonnellate
di amianto a cielo aperto nell’area dell’ex Eternit a Bagnoli (sono dati
ufficiali riferiti dal sindaco di Napoli Bassolino al ministro Ronchi nel
maggio ’98), amianto esposto agli agenti atmosferici e praticamente nell’assenza
totale di qualsiasi forma di confinamento, sì da consentire che
bambini vi avessero liberamente accesso per giocarvi a pallone, e barboni
vi trovassero ricovero, senza contare l’alto rischio di contaminazione
ambientale.
Nel mese di luglio 1999, il coordinamento campano dell’associazione
presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Napoli in cui denuncia
il ritrovamento di amianto occultato nel sottosuolo dell’area industriale
dismessa della Bagnoli spa, ex Italsider. La denuncia verrà confermata
dalla testimonianza di lavoratori della medesima spa che denunceranno,
con toni forti e senza mezzi termini, di avere, ancora nel ’98, e nonostante
il divieto legislativo, manipolato amianto senza alcuna delle precauzioni
imposte dalla legge, e senza alcuna forma di messa in sicurezza dell’area
inquinata - necessaria a evitare dispersione di fibre nel territorio circostante
la fabbrica - durante le operazioni di smantellamento degli impianti dell’ex
Italsider. Nello stesso esposto, oggi all’attenzione della Magistratura,
i VAS hanno denunciato lo smaltimento illegale di circa 1.600 tonnellate
di amianto, di cui si ignora la collocazione attuale, ma che, dall’esame
attento delle relazioni ufficialmente rese dalla Bagnoli spa e della ex
Ilva, ditte incaricate della bonifica di quell’area, risultano misteriosamente
mancare all’appello (il che la dice lunga sull’effettività della
trasparenza delle operazioni di bonifica attualmente in corso nell’area
industriale dismessa di Bagnoli).
L’aspetto inquietante di tutta la vicenda resta l’alto rischio al quale
è stata esposta tutta la popolazione civile napoletana, delle zone
limitrofe e non, quando - senza alcuna precauzione per evitare l’aerodispersione
e la ricaduta sul territorio circostante - sono state fatte esplodere ciminiere
e altri manufatti contenenti amianto nell’area industriale dismessa di
Bagnoli.
Da ultimo, il 15.3.2000, una delegazione dell’Associazione è
stata ricevuta su invito dalla Commissione bicamerale di inchiesta sul
ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite a esso connesse, per
riferire in ordine alle segnalazioni raccolte su operazioni di smaltimento
illegale di amianto.
La campagna Bastamianto! è servita a risollevare la soglia di
attenzione intorno a una sostanza cancerogena che il mondo scientifico
prevede provocherà il maggior numero di morti nei prossimi venti
anni, mentre, a livello istituzionale, i VAS sono riusciti a risollevare
l’attenzione intorno a una legge dimenticata, la 257/92, (si pensi che
soltanto nel febbraio ’99 si è tenuta la prima conferenza nazionale
sull’amianto, i cui lavori sono stati peraltro seguiti da delegati dell’associazione),
una legge che non soltanto in parte non è mai stata attuata, ma
la cui riforma rischia di diventare il classico “rimedio peggiore del male”.