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I RISCHI PER IL PERSONALE MARITTIMO

Il personale marittimo rappresenta un caso emblematico di esposizione ambientale ad amianto: tuttavia è appena del 1999 la prima forma di tutela legislativa del lavoro del personale della navigazione marittima, categoria espressamente esclusa dell’applicazione della legge 277/91 a tutela dei lavoratori a rischio esposizione ad amianto, e per la quale la stessa applicazione della legge quadro sull’amianto del ’92 presenta profili applicativi problematici.
L’uso dell’amianto nel settore navale è stato di normalissimo e costante impiego fino al 1981, e comunque affiancato da altri coibenti, fino a tutto il 1990, e se è vero che sulle navi nuove (italiane e sulla maggior parte delle estere) amianto non se ne mette più, va tenuto ben presente che la consistenza maggiore delle navi circolanti nel mondo è rappresentata da navi che hanno più di dieci anni, su cui l’amianto è ancora fortemente presente.
Da una relazione presentata alla Conferenza nazionale sull’Amianto dalla U O PSAL Ambito Porto presso l’Azienda Asl 3 “Genovese” che contiene una sintesi delle bonifiche effettuate nel distretto navale genovese negli anni 1997/98, emerge la massiccia presenza di amianto non soltanto nelle localizzazioni tecniche delle navi (sala macchine, apparato motore, locali condizionamento), ma anche nei luoghi abitati da passeggeri ed equipaggio durante l’esercizio normale della nave quali cabine, bagni, palestre, ponti alti, ristoranti, garage. La stessa relazione la dice lunga sulla effettività delle operazioni di bonifica, laddove cita il caso di un traghetto della Tirrenia, formalmente già bonificato, su cui furono rilevati valori di concentrazione superiori a 10 ff/ll (fibre/litro) e 50 ff/ll in zone esterne a quelle confinate.
I marittimi sono “ambientalmente esposti ad amianto” in quanto la nave è sia ambiente di vita che di lavoro e l’esposizione è tanto più amplificata dalla circostanza che, a differenza di altre categorie, i marittimi trascorrono sulla nave, oltre alle ore di lavoro, anche quelle di riposo durante l’imbarco.
Ciò senza contare un altro importante fattore di esposizione all’amianto: quello rappresentato dai continui interventi di manutenzione ordinaria, effettuati dal medesimo personale marittimo in navigazione, reso necessario dal fatto che tutte le tubazioni, che convogliano il vapore attraversando l’intera nave, erano e sono rivestite di amianto utilizzato come isolante termico. Tale rivestimento causa le alte temperature e le vibrazioni della nave oltre all’erosione della salsedine, è soggetto a continui sfaldamenti, che rendono necessario l’intervento sulle tubazioni a opera del personale di bordo: ciò presuppone necessariamente un’operazione di decoibentazione. Anche caldaie e motori presentano notevole impiego di amianto, e anche per essi qualsiasi intervento di manutenzione sia ordinaria che straordinaria, richiede prima di ogni altra cosa, la rimozione del coibente.
Il tutto avviene in totale presenza di precauzioni minime. Il che finisce per essere causa di contaminazioni ambientali della nave anche oltre la zona di intervento, perché gli impianti di ventilazione forzata provocano un riciclo di fibre in ambienti diversi: d’altra parte la nave è in condizioni ambientali reali soltanto quando è in movimento.
Tutte le indagini effettuate sull’ambiente di lavoro a bordo di navi evidenziano patologie dell’apparato respiratorio collegabili all’esposizione ad amianto, e uno studio in particolare ha evidenziato un eccesso di mortalità per mesotelioma della pleura e tumori polmonari (Rapiti E., Turi E., Forastiere F. e altri A mortality cohort study of seamen in Italy, 1992 Am J Indust Med, 21: 863-872).



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