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Il fuoco
 
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Il fuoco > La prevenzione e repressione
Un esempio di macchia boschiva alpina.
Un esempio di macchia boschiva alpina.
Lago Carezza - Latemar

Monitoraggio del bosco
Con la legge 195 del 3.7.1991 sono stati concessi a nove regioni italiane a più elevato rischio d'incendio contributi per la realizzazione di impianti di monitoraggio elettronico per la prevenzione delle fiamme. Si tratta di sistemi automatici di telerilevamento basati su sensori all'infrarosso (SRI-10) e di telecamere operanti nel visibile e nell'infrarosso (B.S.D.S.) integrati con il sistema satellitare ARGO, che è una rete di telecomunicazioni via satellite finalizzata agli usi civili per il controllo del territorio e le attività di protezione civile. Il teleavvistamento è un efficace strumento per la prevenzione degli incendi sia per la rapidità della segnalazione inviata alle apposite centrali operative sia perché collegata al sistema di radiolocalizzazione sul territorio delle pattuglie del Corpo Forestale dello Stato basato sulla tecnologia G.P.S. (Global Position System) capace di individuarne la posizione sul territorio e guidarne gli spostamenti visualizzandoli su mappe ortofotografiche. I punti di avvistamento elettronico sono composti da un sensore all'infrarosso, da un'unità di telerilevamento, da una stazione automatica meteorologica, da un sistema informatico per lo scambio di dati con i Centri Operativi Locali e da un sistema diagnostico. IL monitoraggio è concepito in forma gerarchica, con partenza dai punti di osservazione periferici (PPA), passaggio per i Centri Operativi Locali e poi Provinciali (COL e COP) ed arrivo ai Centri di Controllo Regionale (COR) direttamente collegati con il sistema operativo della Protezione Civile.

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L'inventario forestale
Allo scopo di dettagliare l'estensione della foresta, conservarne la biodiversità e pianificarne un utilizzo compatibile con le necessità produttive dell'uomo (sostenibilità) è operativo da qualche anno un progetto del Corpo Forestale dello Stato per la realizzazione di un Inventario Forestale dello Stato.La perimetrazione delle superfici boscose ha finora investito il 10% dei 350.000 punti campione selezionati sul territorio nazionale, visualizzati tramite la fotografia aerea del Sistema Informativo della Montagna. Quest'azione di monitoraggio rientra nel quadro degli accordi internazionali cui l'Italia aderisce per la riduzione delle emissioni nell'atmosfera dei gas serra, e che si possono riassumere nel protocollo siglato nel 1977 a Kyoto nell'ambito della Convenzione Internazionale sui cambiamenti climatici, nella Convenzione sulla biodiversità di Rio de Janeiro del 1992, ratificata nel 1994 da 186 Paesi, e nella gestione sostenibile delle foreste che fa capo al Processo di Helsinki. La mappatura della foresta italiana - il sistema satellitare all'infrarosso consente di perimetrare anche le aree incendiate - può essere intesa come azione di prevenzione in quanto registra lo sviluppo dell'ecosistema boschivo, del suo assetto idrogeologico, della qualità dei soprassuoli e delle colture.


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I Piani regionali di prevenzione
Con la legge-quadro n.353/2000 relativa agli incendi boschivi, si è sottolineato il primato del principio di previsione e di prevenzione degli incendi rispetto al principio dell'intervento emergenziale di spegnimento, attribuendo alle Regioni sia i compiti di programmazione e di pianificazione delle attività di prevenzione del fuoco sia il coordinamento degli enti, degli operatori e delle organizzazioni collegate alla gestione e alla vigilanza forestale. In particolare, si è voluta raccomandare una riorganizzazione delle risorse umane ed economiche nelle attività di manutenzione e di controllo del territorio boschivo, elaborando linee guida per la predisposizione di piani regionali adeguati alle esigenze e alle priorità dei diversi contesti sociali. Va ricordato che sono previsti da questa legge anche piani di prevenzione provinciali e/o intercomunali di protezione civile e di emergenza, e che le Regioni sono chiamate annualmente a verificare la validità e l'efficacia dei piani deliberati.


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Le linee guida

Le linee guida dei Piani regionali di prevenzione e previsione degli incendi
si articolano in sette sezioni che, sinteticamente, esponiamo di seguito:

Parte Generale
Previsione
Prevenzione
Repressione del fuoco




Parte Generale
Elementi fondanti di questa sezione sono la creazione di Banche dati e di una cartografia di base del territorio. Le prime organizzano le informazioni sugli incendi sviluppatisi negli ultimi cinque anni, sulla struttura di monitoraggio ed avvistamento del fuoco, sulle reti di telecomunicazioni disponibili; relazionano sulle infrastrutture antincendio realizzate e sugli interventi silvicolturali effettuati, indicando la disponibilità dei mezzi operativi ed umani dislocati sul territorio. La cartografia di base prevede invece un'elaborazione tematica sugli obiettivi prioritari da difendere sul territorio, il rilievo delle aree percorse dal fuoco, il tipo di vegetazione ed uso del suolo, nonché le infrastrutture viarie e di approvvigionamento idrico. Va detto che l'efficacia di questa cartografia aumenta con la sua capacità di dettaglio e di rappresentazione di aree omogenee, preferibilmente comunali.

Una torre di avvistamento

Nella parte generale delle linee guida è posta inoltre la necessità di individuare gli obiettivi prioritari da difendere dal fuoco, valutati sulla base dell'impatto antropico locale, del valore naturale e vegetazionale delle aree boschive limitrofe, della presenza di aree protette, del pregio ambientale, del tipo di rimboschimento in corso e, agli effetti dell'incendio, dell'accessibilità a terra delle aree boschive. Quest'ultima informazione è utilizzata dalla Protezione Civile per l'invio dei mezzi aerei AIB. L'efficacia di tutte queste azioni previste dalla parte generale delle linee guida è evidentemente subordinata ad un'adeguata organizzazione informatica e di elaborazione statistica dei dati storici che consenta di tracciare strategie operative di prevenzione degli incendi coordinate fra Regione e comunità locali.

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Previsione
In questa sezione delle linee guida si specializzano gli indicatori di rischio ambientale da cui può trarre origine l'incendio, e le relative osservazioni cartografiche. In conformità al Regolamento CEE n.804/94, le cause determinanti degli incendi sono distinte in quattro categorie - ignota, naturale, colposa e dolosa - da collegarsi ai fattori predisponenti l'incendio, intesi come elementi di aiuto allo scoppio e alla propagazione della fiamma. Questi ultimi riguardano prevalentemente le condizioni climatiche locali (siccità, ventosità, bassa umidità, etc.), la geomorfologia (esposizione al sole, pendii, etc.), la vegetazione (specie piu o meno resistenti e/o combustibili) e la silvicoltura (manutenzione del bosco, acque, etc.).
IL TELERILEVAMENTO E IL IL GIS
IL TELERILEVAMENTO E IL IL GIS
Un Sistema Informativo Geografico - GIS
Il satellite Landsat

Il piano di previsione degli incendi prevede perciò una prima cartografia "storica" delle aree bruciate, aggiornata annualmente, utile alla determinazione di modelli di propagazione del fuoco, cui fa seguito una seconda, più dettagliata, dei fattori predisponenti, realizzata con l'ausilio di tecnologie satellitari, del telerilevamento aereo e dei rilievi a terra. Particolarmente efficaci per la prevenzione del fuoco sono poi gli indici di pericolosità fissati su base quantitativa e sinottica dal piano di previsione. Sulla base dei fattori predisponenti, gli indici esprimono numericamente la probabilità d'incendio in una data area, consentendo di visualizzare costantemente il grado di pericolo specialmente in relazione alle caratteristiche anemologiche stagionali. Per tutte queste attività di previsione sono previsti i supporti informatici provenienti dalla rete EUDIC, dal SIM (Sistema Informativo della Montagna) e dal GIS.

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Prevenzione
In questa sezione delle linee guida le Regioni sono inizialmente chiamate a stabilire e a vietare le azioni determinanti l'incendio boschivo, specificandone l'ambito territoriale e la loro applicazione temporale (ad esempio stagionale). Individuati sul territorio i punti sensibili alla fiamma, si programmano gli interventi di prevenzione (punti di approvvigionamento idrico, viali spartifuoco, sistemi di avvistamento, basi logistiche per i mezzi d'intervento, etc.) sulla base delle caratteristiche ambientali territoriali. Eventuali interventi strutturali e infrastrutturali che interessassero terreni ad Uso Civico sono regolati dalla L. 16 giugno 1927, n^1766 che ne disciplina l'affrancazione.
I piani regionali indicano in particolare le azioni di silvicoltura e di manutenzione del bosco che devono essere realizzate anche in sostituzione di eventuali negligenze dei proprietari, fra i quali:

a. rimozione della necromassa
b. riduzione della biomassa altamente combustibile
c. realizzazione di soprassuoli forestali misti
d. sfoltimento e diradamento dei rimboschimenti di conifere troppo densi
e. ripulitura delle scarpate e dei margini stradali e ferroviari adiacenti la foresta

Va sottolineato che gli interventi devono tenere conto delle tipologie dei soprassuoli percorsi dal fuoco, per ottenere zone a combustibilità diversa con soluzioni di continuità sia in senso orizzontale sia verticale. Per ottimizzare questi interventi di prevenzione, le Regioni possono offrire incentivi economici ai proprietari privati di aree boschive - peraltro in assoluta maggioranza in Italia - anche in rapporto alla riduzione della superficie bruciata registrata negli anni. Devono, in ultimo, curare le attività formative del personale addetto alla previsione e alla programmazione regionale e sostenere attivamente campagne di informazione su:

a. i comportamenti di autoprotezione in caso di fiamma
b. le tipologie di danno, diretto e indiretto, conseguenti all'incendio
c. i vincoli imposti ai comportamenti e i regimi sanzionatori
d. i periodi di massima pericolosità
e. le comunicazioni immediate alle reti di sorveglianza in caso di focolaio

Le linee guida attribuiscono ai media un ruolo elettivo per l'informazione pubblica sulla prevenzione degli incendi, sostenendo la necessità di promuoverne l'educazione nelle scuole di ogni ordine e grado e nella concertazione, da parte degli enti locali, di incontri pubblici con gli operatori del settore. Il quadro delle iniziative pubbliche in corso, tuttavia, privilegia ancora il ramo informativo, spesso collegato agli eventi di cronaca, più che altro stagionali, a scapito di una pianificazione dell'educazione scolastica che, prima di altre, rappresenta per capillarità di utenza - i giovani e le famiglie - e per efficacia formativa sui comportamenti civici - l'età scolare - il veicolo migliore di prevenzione.

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Foto attivita' operative
Foto di attività operative
Le foto sono state scattata da Roberto Iezzi. Archivio CFS

Repressione del fuoco
I piani regionali fanno riferimento alla necessità di coordinare gli interventi dei vari corpi operativi dell'AIB (antincendio boschivo), attribuendone a ciascuno gli obiettivi prioritari ed i relativi mezzi - terrestri ed aerei - in rapporto a queste cinque funzioni:

1. ricognizione degli obiettivi sensibili con rinforzo di mezzi e uomini sulla base degli indici di pericolosità elaborati dalle reti d'osservazione e nelle stagionalità a maggiore rischio;

2. sorveglianza intensiva delle aree più pregiate e/o più difficoltose nell'eventualità dell'intervento che richiedono più che altro un'osservazione con sistemi fissi ed uniformemente distribuiti sul territorio;

3. avvistamento affidato alle tecnologie aeree, terrestri e ad unità mobili;

4. allarme convogliato sulle reti di telecomunicazione degli operatori e coordinato dalle SOUP regionali;

5. spegnimento a terra effettuato sulla base dell'organizzazione territoriale prevista dalle linee guida, solitamente provinciale ed affidata al CFS e ai VVFF, con squadre appositamente addestrate e reperibili h24 dotate delle attrezzature d'autoprotezione, comunicazione radio TBT per orientare gli interventi aerei e GPS. I mezzi tecnici e tecnologici e la dislocazione delle squadre di soccorso devono risultare sulle mappe d'ambito territoriale elaborate secondo i criteri precedentemente illustrati della previsione del rischio.

Approfondisci
Clicca per vedere i mezzi antincendio
Clicca per vedere i mezzi mezzi aerei e terrestri anticendio

Va ricordato che il personale coinvolto a vario titolo, anche volontaristico, nella repressione del fuoco, è lo stesso preposto alle attività di prevenzione e dunque destinatario di una formazione permanente che ne qualifica l'intervento locale. La conoscenza approfondita delle caratteristiche del territorio si dimostra essenziale nella previsione della propagazione e dell'intensità delle fiamma e nella rapidità del soccorso, da cui dipendono largamente il danno socio-ambientale inflitto dall'incendio e, prima ancora, il rischio di vita per l'uomo. Premesse le condizioni meteo-ambientali che possono favorire od ostacolare lo sviluppo dell'incendio e rendere più o meno efficace il lavoro dei mezzi aerei e terrestri - anche in rapporto al numero dei focolai che ad esempio nei mesi estivi scoppiano diffusamente e contemporaneamente - appare evidente che l'efficienza del sistema antiincendio dipende sostanzialmente dalla tempestività del coordinamento fra azione di sorveglianza e repressione e dalla presenza sul terreno di strutture e infrastrutture di contenimento e spegnimento precisamente individuabili ( approvvigionamento idrico, linee spartifuoco ed accessibilità ).



1 SOUP (Sale operative unificate permanenti) - Questa struttura coordina gli interventi regionali e locali prestati dai corpo operativi antincendio del Corpo Forestale dello Stato, dei Vigili del Fuoco e del volontariato di protezione civile. Gestisce inoltre le richieste dei mezzi aerei dello Stato per lo spegnimento degli incendi e, in sostanza, dovrebbe rappresentare la centrale unica di gestione delle emergenze a livello regionale.

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